Nicola Novelletto

La semplicità creativa di Nicola Novelletto

“Dietro l’apparente semplicità di una leva, le maniglie sono delle creature infinitamente complesse”

Nicola Novelletto

«Mi considero un agente di mutazione nel regno degli oggetti, con l’illusione che il mio intervento sia intenzionale e non casuale». Così si definisce Nicola Novelletto, designer di diverse collezioni di maniglie per Olivari e FMN Martinelli, che – ci dice – nel lavoro trae ispirazione dalla natura, nel senso più complesso del termine.

Ma cosa intende per natura?
I concetti di mutazione, selezione, evoluzione e adattamento sono per me fondamentali, la mia chiave di lettura. La produzione di forme è solo la conseguenza necessaria di questi principi. Non mi limito a osservare e ammirare forme, colori, comportamenti o profumi degli esseri viventi come degli oggetti, ma le regole che li hanno generati. Parlando di forme, spesso vengono contrapposti i termini naturale/organico e geometrico, ma ritengo che ci sia tanta natura in un solido geometrico come in una foglia, quindi trovo questa distinzione infondata.

Onda di Olivari richiama le forme sinuose del mondo greco. Ampia la gamma delle finiture, tra cui dorata Supergold Bright o satinata, ma anche cromata e cromata mat

Quale fattore ritiene più importante in una maniglia? La forma, il colore, la finitura…
Col tempo e la pratica ho imparato che dietro all’apparente semplicità di una leva, le maniglie sono delle creature infinitamente complesse. La messa a punto delle proporzioni, delle dimensioni dei e dettagli finali è fondamentale, e tutto contribuisce all’insieme e può servire a caratterizzarle. L’importante è dosare e amalgamare gli ingredienti per ottenere un impasto nuovo e interessante, che produca un’emozione o trasmetta un senso. Oltre agli ingredienti già citati possiamo aggiungere materiale, dimensioni, temperatura al tatto, proporzioni, ergonomia… È un lungo elenco, al quale trovo sempre nuovi temi da aggiungere e da esplorare, che spesso danno vita a modelli originali.
Personalmente pongo molta attenzione alla sintesi, alla semplicità e all’economia dei segni, ma durante la fase creativa può accadere che si inseriscano impulsi ed elementi diversi, come un materiale nuovo, una superficie trattata in modo speciale, o spunti provenienti da altri contesti e pian piano il progetto può prendere strade inattese.

Le sue maniglie sono caratterizzate dalla linearità. Cosa pensa della decorazione?
Mi piace tutto ciò che dà senso all’oggetto, che lo rende interessante, che è permesso dalla tecnologia a costi accettabili, che lo rende sicuro, comodo, piacevole, robusto, affidabile e bello, insomma adatto. Ritengo una superficie liscia cromata altrettanto decorata/decorativa di qualunque altra e non giudico un motivo ornamentale negativo in sé. Semmai mi chiedo se la decorazione sia pertinente o coerente a un concetto, a un discorso, al suo tempo, a un contesto, quali contenuti trasmetta. Considero la decorazione come un significante, quindi è il significato rappresentato che apprezzo o respingo.

Non sembra amare la spettacolarizzazione. Cos’è per lei il design?
Sono stato educato a ritenere il design un servizio e ancora lo credo tale, non solo nei confronti dell’azienda committente ma anche del mercato, dell’utente finale e, in modo sempre più imperativo, dell’ambiente. Dove il desiderio di espressione estetica del progettista prevale sulle considerazioni produttive, commerciali, ergonomiche o ecologiche, quella che ritengo la vera funzionalità non è soddisfatta, la risposta non è esauriente, la qualità bassa. Anche atteggiamenti spettacolari o effetti speciali sempre più frequenti nel nostro ambiente soddisfano dei bisogni, ma non fanno parte del mio carnet.

C’è un materiale che preferisce usare?
Non in particolare. Ovviamente, qualunque sia il materiale impiegato, è vantaggioso considerarne le caratteristiche tecnologiche, fisiche, tattili, percettive, ma anche semantiche, simboliche, e seguirle adeguatamente, utilizzarle e valorizzarle. Sono attratto dall’uso di materiali nuovi e ho fatto molte proposte con materiali diversi dal consueto, ma poi subentrano considerazioni di carattere commerciale che occorre rispettare, perché ogni produzione risulti adatta alle richieste del proprio mercato.

Quale ritiene sia il ruolo della tecnologia nel settore?
È cruciale. L’industria vive di ricerca tecnologica ed è l’uso che ne viene fatto che fa la differenza. La tecnologia in ogni fase, dalla progettazione all’uso, fornisce gli strumenti per rendere il prodotto più sicuro, preciso, durevole, economico, facile da usare, piacevole, ecocompatibile.

Il battiporta Atollo di Olivari ha una linea semplice e molto essenziale, per assolvere al meglio alla sua funzione primaria, senza fronzoli. È nelle finiture SuperOro lucido, cromato, cromo opaco e Superinox satinato

Dal momento che ha disegnato numerose maniglie, qual è il suo modello preferito o quello che le ha dato più soddisfazione?
Sono affezionato al battiporta Atollo per Olivari, così semplice e chiaro. Ogni modello ha una piccola storia e un proprio carattere legato alla mia vita professionale. Novella, la prima, non si dimentica mai: mi ha aperto la porta a questo settore e ancora ricordo l’emozione alla vista dei prototipi. Onda è la più sensuale e confortevole, l’ultimogenita Euclide rappresenta il presente, poi ci sono Siena e Orvieto, Comet, o Stick e Grip, queste ultime due realizzate per Martinelli, e altre…

Come vede il rapporto che lega porta e maniglia?
Avendo disegnato maniglie e mai porte sono portato a vedere queste ultime come un piano, neutro o quasi, su cui risalta una decorazione o una scultura, ma evidentemente le cose stanno diversamente. A volte penso a certe porte famose e meravigliose: la porta scea, le porte del Walhalla, le porte del sole, la porta del paradiso o dell’inferno, ognuna legata a un transito, al portare altrove, al superamento di una soglia. Mi accorgo che la parte da protagonista è svolta dalla porta e la maniglia è un accessorio che però, come la chiave, permette di svelare il segreto nascosto. Sarei curioso di partecipare a un progetto veramente coordinato, e ho disegnato diverse maniglie con possibilità di personalizzazione maggiori di quelle attuali, ma senza successo.

Quali sono, a suo avviso, le tendenze di mercato delle maniglie?
A parte le periodiche oscillazioni e le evoluzioni del gusto tra linee curve e rette, bio e tech, etno e minimal, flic e floc, che danno comunque da mangiare alla mia categoria, come trend a lungo termine vedrei la riduzione del consumo di materiale, di componenti, di energia e dell’impatto ambientale. Poi l’introduzione di nuovi processi produttivi, materiali meno impattanti e, personalmente, mi augurerei una maggior standardizzazione.

Il consumatore non è sempre attento alla qualità dei prodotti…
Ho sempre pensato che la qualità dei prodotti in un mercato sia correlata alla maturità dei consumatori, ma anche che le aziende di punta dovrebbero assumersi il compito di educare il mercato e farlo maturare, per convenienza. Anche designer, istituzioni, associazioni e scuole potrebbero fare la loro parte. Un pubblico consapevole e competente esercita una pressione selettiva sulla produzione a vantaggio delle aziende di qualità, i cui prodotti sicuri e sostenibili potranno conquistare i mercati con maggior facilità. Inoltre un consumatore maturo rappresenta il migliore ostacolo alla penetrazione di merce-spazzatura, imitazioni e contraffazioni che affligge i mercati e l’ambiente.

Come vede il rapporto tra azienda e designer?
Dialettico. Ritengo infatti che la libertà totale sia un mito e non necessariamente un bene. L’industria non è uno strumento nelle mani del creativo di turno, piuttosto vedo l’intero processo progettuale e il rapporto designer-azienda come dialettici, mediazioni tra forze diverse che vanno portate a coincidere nel prodotto, con le possibili limitazioni e gli sforzi che ciò comporta per entrambi. Se si crea questo spirito lavorare in team diventa molto produttivo, istruttivo e gratificante. Nella gestione del rapporto con i designer, la Olivari mantiene un grande equilibrio tra libertà e controllo, un atteggiamento maturo e frutto di una lunga esperienza.

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