Opportunità

di Alberto Apostoli, architetto e designer

Porte e serramenti rappresentano spesso un problema per il progettista. La difficoltà nasce, in particolare, quando si ricerca l’integrazione, talvolta la dissimulazione, di questi prodotti con la struttura e gli interni dell’edificio e ci si scontra con la complessità di gestire i dettagli di finitura come cornici e bordi.

In altri casi, al contrario, l’architetto vorrebbe evidenziare ed enfatizzare il prodotto come oggetto di design, trasformandolo da semplice elemento funzionale a materia plasmabile attorno al suo concept. Pertanto, la possibilità di declinare il prodotto e “customizzarlo”, pur rispettando normative e prestazioni, dovrebbe essere particolarmente generosa. Alcune aziende hanno saputo prevenire tale istanza, trasformandola in un’opportunità commerciale e offrendo al mercato serramenti in grado di accontentare particolari esigenze estetiche e quindi anche le richieste più difficili. Invece altre, con una visione più limitata e anacronistica, hanno ritenuto che investire sulla qualità tecnica del prodotto fosse sufficiente per soddisfare le aspettative della clientela.

La trattativa commerciale diventa, in alcuni casi, è secondaria alla capacità di risolvere le problematiche tecniche

Parlando di aspetti tecnici, porte e finestre risultano spesso difficili da gestire, perché non esiste un sistema costruttivo unico e condiviso e nessun produttore è riuscito, almeno fino ad oggi, a imporre uno standard riconosciuto da tutti gli altri. Per questa ragione il progettista, per ogni singolo progetto, deve avvalersi della collaborazione dell’azienda fornitrice sia nella scelta del giusto prodotto per quella particolare situazione, sia per la realizzazione della progettazione nella sua fase esecutiva, ovvero la fase più onerosa, più importante e più sottovalutata. Quando possono, i progettisti preferiscono pertanto relazionarsi direttamente con l’azienda piuttosto che rivolgersi al rivenditore il quale, salvo casi di strutture particolarmente attrezzate, non è in grado di rispondere a tali esigenze. Per questo, mi sento di suggerire al rivenditore che, proprio in questa particolare congiuntura economica, è il momento di investire maggiormente nella crescita e nella formazione di personale tecnico-commerciale qualificato (più tecnico che commerciale). Infatti, la trattativa commerciale diventa, in alcuni casi, secondaria alla capacità di risolvere le problematiche tecniche, proponendo soluzioni alternative o migliori, e lasciando al progettista la possibilità di concentrarsi su aspetti più creativi. Gli studi di architettura, specialmente quelli italiani, composti nella maggior parte dei casi da due o tre persone, non possono avere competenze tecniche specifiche per ogni prodotto e, quando non trovano risposte esaurienti da parte del rivenditore, si rivolgono direttamente alla produzione.

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