La forza dell’armonia

Linee pulite e contemporanee, attenzione ai dettagli e ai legni del territorio, ma anche alla sostenibilità ambientale. Luca Tondin

“Preferisco lavorare i legni tipici delle nostre montagne, come l’abete, ma amo anche il rovere, il larice e il frassino”

Luca Tondin

«Al di là del modello, mi diverto quando il cliente richiede prodotti particolari, come una porta alta tre metri o curva in pianta: sono richieste che mi entusiasmano perché mettono alla prova, che danno vita a lavori in cui si può fare la differenza». Così ci parla di sé Luca Tondin che, nell’azienda di famiglia, si occupa anche della progettazione. «Diamond è un modello a cui sono abbastanza affezionato – continua -. Mi ricordo di aver lavorato parecchio per tirar fuori l’idea e la soluzione esecutiva di questo progetto, caratterizzato dalla giunzione a 45° con il pannello a filo. È stata una bella sfida. Esteticamente mi piace anche la porta con battente a spinta e la battuta inversa complanare».

Perché avete deciso di progettare in azienda, senza l’aiuto di designer esterni?
Progettare internamente è più economico e più veloce, il team di sviluppo conosce bene il prodotto e le problematiche tecniche, si ha la coscienza del mercato e delle esigenze dei clienti. C’è però anche il rischio di ripetersi, di rimanere invischiati in certi schemi, di copiare qualcosa di già visto.

State quindi pensando di aprirvi all’esterno?
Sì, per la prima volta nella storia l’azienda produrremo una collezione firmata da due giovani architetti dello IUAV di Venezia. Abbiamo deciso di coinvolgere dei giovani per avere idee fresche, innovative, diverse dalle nostre; per metterci in gioco con qualcosa di nuovo.
Il progetto è nato cercando di sviluppare qualcosa di più appetibile per i mercati esteri a cui ci stiamo affacciando. Poi l’idea ha abbracciato anche l’Italia, quindi avremo delle varianti dedicata a entrambi i mercati. Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma sono convinto che darà slancio all’azienda perché sta emergendo un bel progetto, qualcosa di alternativo.

Non passa inosservata la finitura noce canaletto dell’essenziale pannello di Wall System versione Level. Senza stipite e con anta a filo muro, ha serratura magnetica di serie, che assicura apertura e chiusura fluide e silenziose. Le cerniere a scomparsa, oltre a essere registrabili su tre assi, permettono un montaggio sempre perfetto e un’apertura a 180° dell’anta nella versione a tirare

Quale ruolo ritiene che debba avere il designer per il prodotto?
Il ruolo del designer è quello di portare idee nuove, una prospettiva innovativa. Naturalmente la porta deve essere coordinata anche con l’ambientazione e il tipo di arredamento in cui andrà a inserirsi. Per me è fondamentale anche la capacità di abbinare materiali e colori: scegliere colori nuovi e abbinarli in qualcosa di armonico e piacevole. Su questi aspetti il designer ha una prospettiva più creativa e alternativa.

In quale modo le idee diventano progetti concreti?
Si parte sempre da una traccia, da una suggestione: un legno, un colore, una forma, una tendenza di mercato. Su queste idee facciamo un primo brainstorming in azienda e, a volte, apriamo il confronto anche agli agenti e ai clienti rivenditori. Raccolti tutti gli input, io e i miei collaboratori cerchiamo di trovare degli spunti su cui lavorare. Nascono così le prime bozze, che sottopongo ai miei collaboratori, e spesso anche a qualche cliente rivenditore selezionato, per verificare il progetto.
In sintesi, ogni nuova porta nasce da un lavoro di squadra.

Pensa prima al modello o alla tecnologia per realizzarlo?
Ritengo che le due cose vadano di pari passo. L’idea di una nuova porta è senz’altro legata alla modalità per realizzarla. Si tratterà poi di sviluppare il tutto nei dettagli.

Incision della linea Plane ha un’elegante e misurata presenza scenica, caratterizzata da un disegno geometrico inciso sul pannello in legno laccato bianco opaco

Ha un materiale che preferisce usare?
Sicuramente il legno. Mi piace per il calore e l’impatto estetico che trasmette. È una preferenza dettata anche dall’amore per la natura e la sostenibilità, una passione che mi porta a scegliere di lavorare i legni tipici delle nostre zone piuttosto che piuttosto che quelli esotici. Amo l’abete e il rovere, ma anche il larice e il frassino. Per la struttura delle nostre porte utilizziamo abete selezionato proveniente dalla Val di Fiemme, con cui abbiamo un legame particolare.

Nella produzione date molta importanza alla sostenibilità e all’impatto ambientale?
Sto cercando di dare un’impronta di sostenibilità all’azienda: lo dimostrano la recente certificazione FSC, per cui i legni impiegati provengono esclusivamente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, ma anche la mappatura LEED dei prodotti. Inoltre, siamo certificati ISO 9001 per le fasi progettuali: dobbiamo seguire una ben precisa procedura che ci consente di garantire la qualità ecosostenibile dei prodotti.
Nel processo produttivo utilizziamo solo materiali e vernici con un contenuto di sostanze tossiche ridotto al minimo. Il mio obiettivo è di arrivare a produrre almeno un prodotto che sia al 100% ecosostenibile, ma non è facile perché il supporto della tecnologia è insufficiente.

Quali ritiene siano le tendenze di mercato predominanti?
In Italia emerge il minimalismo: si punta alla linea più semplice, pulita ed essenziale possibile. In questo momento prevalgono i laccati, anche se mi sembra stia ritornando il desiderio di percepire il materiale: sono particolarmente graditi anche lo sbiancato o il legno spazzolato con effetto naturale.

Cosa pensa della grande diffusione delle soluzioni raso muro?
Penso sia un bel prodotto. Lo consiglio e lo metterei sicuramente in casa. Sulla strada del minimalismo e dell’essenzialità, la porta raso muro è un punto d’arrivo. Rappresenta il massimo di essenzialità pur rimanendo perfettamente funzionale. Una porta raso muro, infatti, offre la stessa durevolezza e le garanzie di una porta tradizionale. Un risultato confermato anche dalla nostra linea Wall System.

Come definirebbe il suo stile?
Contemporaneo. Su tutte le linee, anche quelle neoclassiche, punto a un certo minimalismo, alla pulizia delle forme.

Semplice ed essenziale, Wall System ha il telaio che scompare all’interno della parete e l’anta è perfettamente a filo del muro, senza stipite né coprifili. Varie le finiture in essenze, rifinita come la parete o laccata

Ci sono dei particolari o degli aspetti su cui preferisce puntare quando progetta una porta?
Punto a tutti quegli aspetti che garantiscano la durevolezza del prodotto. Non solo estetica fine a se stessa. Il cliente, a fronte di un certo investimento, desidera non solo apparenza, ma anche sostanza: quindi bordi di un certo spessore, incollati in un certo modo… In pratica, cerchiamo di trasferire la sostanza delle porte realizzate come una volta su porte moderne, di design. Questo ritengo sia qualcosa di alternativo, che ci differenzia dalla concorrenza.

Cosa rende una porta di qualità?
La qualità deriva da una precisa mentalità che prende in esame ogni dettaglio. Materiali, processi, verifiche: tutto deve rispondere a criteri di eccellenza. Non si può tralasciare nulla se si vuole dare un valore effettivo al cliente.

Come vengono scelte le maniglie da abbinare alle porte?
Non ho mai avuto bisogno di progettare una maniglia, perché c’è un’ampia scelta sul mercato. Nell’abbinamento cerco di coordinare le linee della porta con quelle della maniglia: per una porta squadrata cerco una maniglia con linee squadrate e bocchetta quadra. Direi che l’abbinamento viene da sé. La porta deve integrarsi armoniosamente con l’ambiente che la circonda, per cui la maniglia deve diventare un elemento di questa armonia, creare un tutt’uno con la porta.

Porta di Luce è un prototipo con tecnologia a celle solari DSC, che emulano la fotosintesi clorofilliana generando energia elettrica senza l’esposizione diretta al sol

Quale ritiene che sia il ruolo della tecnologia nel settore?
Dal punto di vista produttivo ci è di supporto nelle lavorazioni, anche se tutti i nostri prodotti vengono rifiniti a mano. Per quanto riguarda l’applicazione della tecnologia al “prodotto porta”, sono convinto che tenderà ad aumentare anche se per ora rimane un’offerta di nicchia.
Le aziende attive nel settore della domotica stanno sviluppando soluzioni per gli infissi. E in futuro, sicuramente, si penserà anche alle porte, già oggi sempre più chiamate a rispondere alle crescenti richieste di efficienza energetica, sostenibilità e assistenza alla persona: ci sarà infatti bisogno di edifici “intelligenti” a supporto di persone non più autosufficienti.

Come è nata l’idea della Porta di Luce? Entrerà in produzione o rimarrà un prototipo?
La porta si ispira all’energitismo, un movimento che promuove l’incontro tra arte e tecnologia, per dimostrare come le energie rinnovabili abbiano un alto valore estetico. Mi sono incuriosito quando mi hanno parlato del dye-sensitized solar cells (DSC), una tecnologia che fa uso di celle solari di terza generazione in grado di emulare artificialmente il processo della fotosintesi clorofilliana, grazie all’uso di sostanze organiche colorate e non di silicio. L’idea di realizzare una porta che sfruttasse questa tecnologia mi è subito piaciuta e l’ho abbracciata con entusiasmo.
L’intenzione è di metterla in produzione. Stiamo cercando acquirenti principalmente nei mercati esteri, ma non escludiamo quello italiano. La Porta di Luce si rivolge a una fascia di mercato molto alta e la produzione sarà artigianale, su misura. Sarà quindi un prodotto sartoriale d’alta gamma. La tecnologia che ha all’interno non sarà standardizzata, ma studiata e calibrata progetto per progetto.

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