Semplicemente essenziale

Linee misurate, grande eleganza di gusto, senso delle proporzioni e attenzione alla funzione. Questa la ricetta, apparentemente semplice, di molti oggetti di successo. Rodolfo Dordoni

“Il materiale non è mai un limite nella progettazione di una maniglia o di qualsiasi oggetto, il limite è dato dal gusto”

Rodolfo Dordoni

L’architetto milanese Rodolfo Dordoni è portavoce dello stile italiano nel mondo, con un design che ha conquistato i marchi più prestigiosi e noti del nostro paese, da Cappellini a Flos, solo per citarne alcuni. Ma non la sua firma non si limita agli arredi. Nella sua ampia esperienza progettuale rientrano anche alcune maniglie di Olivari. «L’incontro con l’azienda è avvenuto al Salone del Mobile, quindi nel cuore del design – racconta il designer – ed è nata un’ipotesi di collaborazione che si è concretizzata in due modelli. Da qui ha preso il via un rapporto professionale e di stima reciproca».

Cosa significa per lei fare il designer?
Fare il designer è una professione che corrisponde al mio essere, che amo e che mi piace. Mi ritengo fortunato per il mio lavoro, proprio perché nasce da un interesse profondo. Anche ai rapporti interpersonali mi dedico con grande attenzione: è sempre molto importante capire cosa è giusto per un’azienda. Ritengo, inoltre, che si debba instaurare una rapporto di grande equilibrio tra committente e designer, dove nessuno deve prevalere.

Comprendere e conoscere l’azienda con cui si collabora è quindi molto importante?
Sì. Ritengo che il prodotto nasca dalla costruzione del rapporto con l’azienda. Ciò probabilmente dipende dal fatto che sono “nato e cresciuto” in un’azienda. Per me progettare significa tenere in grande considerazione la realtà industriale. Per questo preferisco seguire poche aziende nel contempo; riservare a tutti una grande considerazione sarebbe difficile: manca il tempo.

Ispirata agli affascinanti gioielli cinesi, Jade di Pamar è una maniglia per mobili a ciondolo. È in porcellana bianca lucida, craquelée, tortora o nero e cuoio

Quali sono le fonti di ispirazione per il suo lavoro?
Tutto lo è, poiché sono molto curioso e osservo ogni cosa con grande interesse. Tutto mi può offrire lo stimolo per nuove idee e suggestioni. Anche il mio lavoro nel settore dell’architettura e dell’arredamento di abitazioni private può essere fonte di suggerimenti e stimoli per la progettazione.

Sobrietà ed essenzialità sembrano essere gli aspetti che legano tutti gli elementi di arredo che ha disegnato. Ce ne può parlare?
Il mio stile è sobrio e discreto, improntato all’essenzialità. Non amo lo sfarzo e il decoro a tutti i costi, soprattutto se è solo fine a se stesso. Ritengo che la funzione vada sempre posta in primo piano, l’estetica arriva subito dopo. Anche nel caso delle maniglie preferisco le forme geometriche ed essenziali.

Cosa pensa dell’uso di elementi di abbellimento per le maniglie?
Non amo la decorazione fine a se stessa e ritengo che non se ne debba abusare. In ogni caso, dipende da come la si usa: deve essere dosata sempre con moderazione. Ritengo infatti che i materiali vadano utilizzati per le loro caratteristiche, senza mistificazioni o eccessi.

La forma morbidamente curvata di Arc di Olivari agevola la presa della mano e la sua impugnatura. È realizzata in ottone nelle finiture cromato, cromato opaco e superInox satinato, nelle versioni per porta e per finestra

Quali ritiene siano gli elementi più importanti da valutare nella progettazione di una maniglia?
L’ergonomia e la praticità vanno sempre ragionati e sono i primi fattori da valutare. Ma è fondamentale anche la sensazione tattile, che deve essere piacevole: il materiale deve trasmette una buona sensazione, assolutamente non sgradevole. Il divano è un esempio emblematico: infatti, anche se è ben disegnato il rivestimento è determinante, perché se non è piacevole non invoglia la scelta.

Quanto sono importanti gli aspetti tecnici sono importanti per una maniglia?
Come ogni oggetto di design non può essere un’entità astratta, ma va sempre studiata e poi rapportata a una dimensione di fattibilità tecnica. Per esempio Total, la prima maniglia disegnata per Olivari, è stata fonte di grande soddisfazione, perché, insieme ai progettisti dell’azienda, siamo riusciti a sviluppare un’innovazione nel blocco di supporto del fusto.

Quali materiali predilige?
Preferisco utilizzare i materiali presenti nella tradizione e nella tecnologia dell’azienda per cui progetto, poi tendo a sperimentare soluzioni nuove e anche a portare le esperienze da altri settori merceologici. Il materiale non costituisce mai un limite nella progettazione di una maniglia o di qualsiasi oggetto, il limite è dato dal gusto.

L’iconica lampada da tavolo Lumiere di Foscarini

Nel campo delle maniglie, quali ritiene siano le caratteristiche di un buon materiale?
È importante che sia resistente e che offra buone performance di durata e resistenza. L’ottone è appropriato per il residenziale, mentre l’acciaio è molto resistente ma è anche più costoso, quindi è più adatto al contract.

Anche per i colori sembra preferire la sobrietà. Ce ne può parlare?
Sono monotono, nel senso che amo una gamma cromatica ridotta. Per le maniglie preferisco i colori del metallo, i grigi e i toni naturali. Anche negli arredi preferisco i colori sobri e desaturati. Non è mia natura usare troppo colore, ovviamente lo posso usare, ma per trasmettere delle sensazioni.

L’esperienza con Olivari non è stata unica nel settore delle maniglie…
No, ho progettato anche delle maniglie per arredamento per Pamar. In questo caso la decorazione è l’aspetto predominante. La prima collezione è costituita da modelli metallici di dimensioni abbastanza importanti, mentre il secondo progetto è molto materico, legato alla ceramica e alla percezione di questo materiale, insolito in questo settore.

Quali tendenze riscontra nel settore delle maniglie?
Da tempo si tende a lavorare con gli architetti per progettare maniglie, perché, come le porte, sono un oggetto che ormai fa parte del progetto architettonico dell’abitazione. Oggi, è in atto una tendenza che privilegia le forme che le rendono decorative, ma anche una tendenza improntata all’essenzialità, perché, anche se opposte, rispondono a due esigenze diverse, entrambe rilevanti.

Ha mai progettato porte?
Ho progettato alcune porte, ma solo per contesti privati e specifici. Non ho invece mai lavorato per nessuna azienda, anche se lo trovo un settore interessante, come del resto lo è ogni campo di progettazione, dal momento che stimola la creatività e la mia curiosità.

Come vede il rapporto tra porta e abitazione?
Simbolico. Chiusa la porta perde di senso, aperta indica l’apertura verso gli altri.

E il rapporto tra porta e maniglia?
La porta separa gli ambienti. È una membrana che, come la maniglia, va scelta in funzione delle stanze: quella rivolta al pianerottolo dovrebbe essere diversa, così come dovrebbero esserlo quelle che aprono il salotto o il bagno. La scelta, a mio avviso, dipende quindi dalle funzioni e dagli ambienti che vengono divisi, considerando come e dove la maniglia viene utilizzata.

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