Fantasia sulle superfici

Richiami al passato, superfici in rilievo, attenzione alle forme e ai materiali. Un sapiente mix che dosa classicismo e modernità. Marco Mencacci

La mia più grande soddisfazione è lavorare con gli altri su uno stesso progetto, parlare con artigiani e tecnici, scoprire nuove soluzioni, mescolare i generi”

Marco Mencacci

«La porta è l’oggetto più emblematico e più importante della nostre case perchè separa interno ed esterno. È uno degli elementi principali dell’architettura, uno dei pochi elementi verticali di un’abitazione, è il passaggio tra un luogo e l’altro, l’elemento simbolicamente ricco di senso che ci permette di isolarci dagli altri o con gli altri». Così spiega l’architetto e designer Marco Mencacci che ha un’ampia esperienza nel settore delle porte, frutto della collaborazione con Porteindoor, nata da una decina di anni fa. «Massimiliano Pasquinucci, executive manager dell’azienda, conoscendo il mio lavoro e avendo già apprezzato i miei interventi di architettura di interni e design, quando ha avviato l’attività mi ha chiesto di occuparmi della direzione artistica e di disegnarne la sua immagine, dal logo alle produzioni. L’azienda è nata con le mie collezioni e abbiamo iniziato questa nostra fruttuosa collaborazione».

Per Porteindoor ha creato otto modelli. Quale le ha dato più soddisfazione?
Nel mio lavoro mi piace innovare, creare ogni volta una nuova linea, cercare una performance tecnica e formale. Non c’è un modello in particolare che più mi abbia dato soddisfazione, direi piuttosto che l’interesse sta nell’aver contribuito alla nascita e al riconoscimento internazionale di Porteindoor, un’azienda che a ogni mia proposta ha sempre saputo individuare, sia le possibilità sia i modi di realizzazione di ogni modello. Un’azienda giovane, aperta alla sfida del mercato e sempre attenta alle nuove tecnologie in rapporto alla tradizione artigianale.

Prisma richiama la figura geometrica omonima, con l’anta divisa in due parti con una rientranza perpendicolare, dove le inclinazioni creano effetti estetici alternati. La versione alluminio laminato lucido amplifica le percezioni visive

L’ultima porta proposta, Indiana, sembra richiamare linee classiche ma con un tocco di modernità. Ce ne può parlare?
Indiana è una porta che nasce da un dettaglio di un disegno di boiserie francese del Seicento, che qui, grazie alle nuove tecnologie, diventa possibile e contemporaneo. La tinteggiatura particolare della superficie crea un effetto di trompe l’oeil di immagine 3D sulla porta stessa.

Anche altri modelli di porte sembrano trarre spunto dal passato. Quali i motivi di questa scelta?
Mi piace giocare con i generi, le epoche e le scritture. Anche Cavalieri e Mantegna rientrano in una riscrittura dei modelli classici, in particolare quelli delle boiserie del Cinquecento, ma anche quelli del primo Novecento.

Sulla superficie di alcune porte, come Domina e Grafica, ci sono lavorazioni particolari che creano una tridimensionalità. In quale modo è stato possibile realizzarli?
A ogni progetto corrisponde una realizzazione e tecnica particolare. Porteindoor si avvale di un’equipe valida di artigiani e tecnici che mettono a disposizione le loro esperienze e macchinari innovativi. Per i modelli Domina e Grafica, ma anche per Indiana e Prisma, la “manualità” dell’artigiano e la sua esperienza si fondono con le nuove tecnologie.

Prisma richiama la figura geometrica omonima, con l’anta divisa in due parti con una rientranza perpendicolare, dove le inclinazioni creano effetti estetici alternati. La versione alluminio laminato lucido amplifica le percezioni visive

Prisma è una porta molto diversa dalle altre, soprattutto nella versione alluminio. Non è una soluzione estrema e high-tech per un’abitazione?
La caratteristica principale di Prisma non è la finitura, ma la forma. Nasce da un’idea di piega di taglio inclinato che si sviluppa dal centro verso i lati dell’anta, una vera e propria inclinazione interna. Per me non esistono una regola o un catalogo assoluto o un limite quando si parla di design. I nostri interni sono vari e molteplici. Volevo che, con una scelta particolare della finitura e il dettaglio formale della porta, questa inclinazione risultasse ancora più evidente. Inoltre, le diverse finiture permettono di offrire un’ampia scelta di colori e materie.

Quale rapporto ha con materiali e colori?
Non c’è un materiale che preferisco usare, tutto dipende dal disegno della porta e dalle caratteristiche formali di ogni modello. Mi piace utilizzare il colore come materiale e quando scelgo una materia quello che mi interessa è la sua forza evocativa. Uso colori diversi in base a quello che voglio raccontare. Non esistono colori impossibili, quello che conta è il rapporto tra una tinta e l’altra. Il colore è una vibrazione luminosa.

Da cosa trae ispirazione nel suo lavoro?
Le ispirazioni fanno parte del mio bagaglio di immagini e sensazioni, della mia esperienza e cultura. Tutto è materiale di ispirazione. Non esiste un libro di tendenza, né un abbecedario, occorre una grande libertà, giustezza nelle linee e rispetto all’uso e all’oggetto che si va a disegnare e inventare.

Domina è caratterizzata da montanti minimali in massello di legno e da inserti in vetro colorato o legno. Nella parte bassa dell’anta elementi in legno di vari spessori disegnano un decoro tridimensionale. Varie le finiture sia in essenze legnose sia laccate in toni delicati

Cosa pensa della grande diffusione di porte raso muro?
Credo che sia una delle molteplici possibilità di utilizzazione della porta: crea più fluidità negli spazi e leggerezza.

Quali sono, a suo avviso, le tendenze di mercato delle porte?
Credo che il colore stia riprendendo forza e ritorni come in epoche passate con nuovi laminati, nuovi intarsi e patchwork.

Cosa significa per lei fare il designer?
Il designer trasforma le sue riflessioni in disegno, regala un diverso modo di vedere e vivere le cose. Guarda le cose esistenti e le trasforma. È una sorta di traduttore, un inventore leggero accompagnato nel suo lavoro da una miriade di artigiani, industriali, tecnici, fresatori, tinteggiati, operai….

Mi sembra di capire che apprezza il lavoro di squadra…
Sì, la mia più grande soddisfazione è lavorare con gli altri su di uno stesso progetto, parlare con artigiani e tecnici, scoprire nuove soluzioni, mescolare i generi, cercare delle nuove soluzioni. Il mio stile è nel modo in cui lavoro. I miei oggetti parlano, forse, della mia passione e libertà nel disegnarli.

Secondo lei esiste una maniglia ideale per ogni porta?
La maniglia deve essere scelta in funzione del disegno della porta: infatti, il loro rapporto è indissolubile. Ne sono esempi le maniglie indimenticabili disegnate da Gaudì, che nascevano dalla stessa superficie scultorea della porta, oppure quelle di Giò Ponti, in armonia perfetta con il disegno della porta.

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