La fantasia dissacrante

Progetti che rompono gli schemi abituali con ironia e creatività. Anche sperimentando nuovi materiali come Gianni Arnaudo

Il materiale che preferisco utilizzare è sempre quello futuro. quello ancora da inventare

Gianni Arnaudo

«Non esiste uno stile, né dovrebbe esistere per ogni designer o artista – così esordisce Gianni Arnaudo – in quanto il proprio lavoro deve essere espressione del tempo che egli vive, delle sollecitazioni delle circostanze, del rapporto con l’ambiente, la natura, il paesaggio. Per questo ammiro molto le produzioni che coerentemente mutano nel tempo, ovvero la discontinuità del pensiero dell’artista».

Nascono da questi presupposti gli arredi e le porte decisamente fuori dagli schemi da lei disegnati?
Ironia, dissacrazione e decontestualizzazione sono espressioni del mio modo di progettare. Affronto la creazione di un oggetto cercando di capire da tutti gli esempi del passato quali sono le convenzioni, gli stereotipi, i luoghi comuni che ne hanno costituito le caratteristiche storiche nel comune senso di accettazione passiva da parte del pubblico dell’oggetto. Da qui inizia la distruzione concettuale e fisica dell’oggetto, mettendone in crisi la propria esistenza e tutte le regole del dato per scontato che ne hanno garantito l’assuefazione a critica. Da qui in avanti nasce il processo creativo.

Boulevard di Bertolotto Porte è ispirata al tema della natura e offre la sensazione di un bosco fantastico o un viale in prospettiva. Diversi gli elementi che la rendono particolare e anticonformista, tra cui la superficie in MDF, la mancanza di simmetria e la continuità del disegno grafico naturalistico su tutti gli elementi della porta

Molte porte presenti sul mercato puntano sugli elementi tradizionali e sulla decorazione. Cosa ne pensa?
L’idea di porta, nella sua normale e universale definizione, e la forma stessa, fatte salve minime varianti di decoro, è sostanzialmente immutata nel tempo: un’anta, una cornice, una maniglia, il tutto organizzato secondo una rigida simmetria. Il valore dell’oggetto è stato sinora attribuito e concentrato nella tecnologia o, più spesso, nella decorazione, che è il tratto distintivo apparente dei vari modelli.

Lei invece non sembra amare il conformismo nel design…
È vero, infatti Boulevard di Bertolotto Porte è la dissacrazione di tutto questo. È distrutta la simmetria come valore emblematico di eleganza, ma anche il valore del materiale, che è volutamente un MDF autentico, a dispetto di qualunque legno pregiato o di una perfetta laccatura.

Grafismo e tridimensionalità sono gli aspetti più evidenti di Boulevard di Bertolotto Porte. Ce ne può parlare?
Il colore dell’anta è diverso da quello della cornice, che in realtà non esiste, non solo in quanto complanare all’anta, ma anche perchè annullata dal disegno stilizzato, che si estende su tutta la superficie della porta. Non ha più senso parlare quindi di anta, telaio e cornice, perché l’idea è quella di fissare il fotogramma di una sequenza di alberi, lasciando all’immaginazione la possibilità di completare l’immagine che la porta, divenuta un quadro, evoca al pensiero di chi la guarda. La differenza di colore, che suggerisce la profondità di campo e lo sfasamento del disegno degli alberi consente all’immaginazione di entrare in una visione personale di un viale in prospettiva o di una sequenza di un bosco fantastico.

Linearità, essenzialità ed equilibrio formale sono invece le particolarità di Zen di Ferrerolegno. Qual è stata l’idea di partenza?
Questa porta è figlia di uno studio molto profondo con alcune radici nella storia dell’arte. Infatti, se sul piano tecnologico per la prima volta in una porta appare il cristallo complanare alla laccatura del pannello, la divisione fra quella sorta di codice a barre in cristallo e il resto dell’anta è determinata da una linea immaginaria che costituisce la sezione aurea della porta stessa. Tutto è così pensato secondo un eccezionale equilibrio di proporzioni e di misure, che richiamano l’impostazione teorica dei dipinti di Piero della Francesca.

Nel design delle porte quale materiale predilige?
Il materiale che preferisco usare è sempre quello futuro, ancora da inventare, che spesso bisogna rincorrere e adattare alle esigenze di un’impresa, di un produttore. Inoltre mi piace lavorare con chi mi consente di fare della ricerca, che credo sia la base indispensabile per ogni lavoro serio, che possa garantire la propria durata nel tempo.

La porta XY di Lualdi è un esempio del suo interesse per la sperimentazione…
Questa porta è nata quasi per caso da un materiale assolutamente estraneo al mondo delle porte e dei serramenti. Mi trovavo a Verona alla Fiera del Marmo: avevano appena trovato il modo di tagliare, con il laser, marmi preziosi in piani sottilissimi e, per dare robustezza alle superfici, una ditta americana aveva inventato un pannello alveolare traslucido, leggerissimo e robustissimo. Da qui l’idea della XY, un mio brevetto concesso a Lualdi e apprezzato per le grandi capacità di trasmissione della luce e coibentazione al suono, ma anche rispetto agli sbalzi di temperatura da un locale all’altro. È stata senz’altro una grande scoperta tecnologica. Purtroppo il pubblico non era ancora disposto ad accettare questa innovazione straordinaria, circostanza che mi ricordò una frase di John Lennon alla fine di uno dei suoi primi concerti: «Forse voi non siete ancora pronti per questo tipo di musica, ma sono certo che, un giorno, ai vostri figli piacerà».

Fizzz, simpatico tavolino a forma di tappo a corona di Slide design

Quale rapporto lega porta e maniglia?
Il rapporto è molto stretto, ma solitamente i due elementi vengono ideati da artisti diversi. Ritengo strano che non ci sia qualcuno che ponga fine a questa prassi piuttosto illogica, per cui un designer si occupa di un oggetto così importante nel panorama domestico senza pensare a quello che un altro specialista in fatto di maniglie sta disegnando nella propria stanzetta. Questa è una delle contraddizioni più evidenti nel mondo delle porte.

Lei ha disegnato due maniglie che non passano inosservate. Quali le loro particolarità?
Bamboo è una maniglia che ho disegnato anni fa per Olivari e non ha avuto seguito perché non si trovava un pezzo di bamboo uguale all’altro per creare l’impugnatura uguale per ogni pezzo, cosa che avrebbe creato grossi problemi sul mercato. Per fortuna è passato del tempo, e oggi ci si accorge che la diversità di colore e di forma tra una maniglia e l’altra può essere un valore e soprattutto un’identità, quell’identità che ciascuno cerca per meglio connotare il carattere individuale della propria abitazione. Anche la maniglia Napulì era un progetto per Olivari mai entrato in produzione. È stata una trovata divertente, in quanto al mattino uscendo di casa il proprietario può sfiorare un peperoncino, gesto che gli offre buona fortuna per tutto il giorno.

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Porte & Finestre © 2017 Tutti i diritti riservati

© 2013 Tecniche Nuove Spa • Tutti i diritti riservati. Sede legale: Via Eritrea 21 - 20157 Milano.
Capitale sociale: 5.000.000 euro interamente versati. Codice fiscale, Partita Iva e Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano: 00753480151