La fabbrica del gelato

Gelato Museum Carpigiani, Matteo Caravatti, Chiara Gugliotta

Il volume del museo è realizzato sfruttando l’altezza originale di due piani, ottenendo soffitti alti e creando di un doppio ordine di finestrature

Tra tecnologia, storia e gusto il gelato si mette in mostra

Scoprire i segreti del gelato, svelarne le origini e seguirne le evoluzioni, le tecniche e le ricette più dolci. Tutto questo è possibile nel Gelato Museum realizzato da Carpigiani – produttore dal 1946 di macchine per gelato artigianale – all’interno dei propri spazi industriali. La ristrutturazione, curata dagli architetti Matteo Caravatti e Chiara Gugliotta, dà un nuovo volto alla vecchia fabbrica degli anni ‘60, conferendole un’immagine che ben si adatta alla filosofia aziendale di innovazione strategica che ha introdotto nell’edificio nuove funzioni pubbliche e di rappresentanza, assenti nella concezione originaria del complesso.

I progettisti hanno curato sia l’aspetto esterno sia gli interni, valorizzando i caratteri dell’architettura esistente, e cioè la tipica struttura industriale di quegli anni, ampia e sue due livelli, con una copertura a shed. Hanno studiato come rendere più luminosi e fruibili gli spazi, hanno conservato i tratti industriali originari e hanno saputo renderli contemporanei. Il nuovo progetto riguarda un’area della produzione ormai in disuso, dall’ampia pianta quadrata per un totale di 2.200 metri quadrati. Eliminati gli shed della copertura, è stato ricavato un grande patio centrale all’aperto, intorno cui si snoda tutta l’area espositiva.

Il percorso espositivo del Gelato Museum è organizzato su tre temi: la storia del gelato, l’evoluzione della tecnologia produttiva e le modalità di consumo. All’interno dell’esposizione trovano spazio anche venti macchine originali, fotografie, documenti storici, curiosità e accessori “golosi”.

Il volume del museo è realizzato sfruttando l’altezza originale di due piani, così da ottenere soffitti alti e creare di un doppio ordine di finestrature. Al piano terra, lunghe facciate continue corrono sui due lati del museo e si spalancano verso il verde parterre del patio, creando un senso di continuità tra spazi interni ed esterni. Questo cortile a cielo aperto, piantumato in parte a giardino con una grande aiuola centrale e una serie di alberi a raggiera, si è trasformato in un’occasione per eventi all’aperto e, grazie alla scelta di una vegetazione di erbacee perenni, offre a chi si affaccia dall’interno del museo un panorama rigoglioso in ogni stagione dell’anno. Una scala dalla struttura metallica sale lungo il perimetro del patio come una passeggiata in quota, mettendo in comunicazione il giardino con il primo piano.

Le facciate continue costituiscono l’elemento più marcato del piano terra. Si deve a loro la luminosità che caratterizza il museo, accentuata dalla scelta del bianco per le superfici delle pareti, del soffitto e della maggior parte degli allestimenti. Le vetrate si presentano integralmente trasparenti, complete di vetri selettivi con caratteristiche termiche del tipo “quattro stagioni” per garantire la massima illuminazione e funzionalità termica. All’interno delle facciate continue sono inserite alcune porte a due ante, che servono sia da ingresso sia da uscite di sicurezza.

Le finestre del livello superiore, che costituiscono una sorta di completamento delle facciate continue inferiori, sono montate in batteria a formare una sorta di nastro continuo. Le ridotte dimensioni del telaio, dell’anta e del montante rendono possibile un’ampia superficie vetrata, così da integrarsi armoniosamente con la facciata continua. Oltre agli aspetti estetici, la scelta di questo modello di serramenti favorisce il contenimento delle dispersioni termiche: infatti, le prestazioni di perfetto isolamento termico, con un valore medio di U pari a 2,2 W/m2K, permettono di risparmiare energia preziosa e, di conseguenza, di contenere i costi di riscaldamento. Con lo stesso sistema sono stati realizzati i tamponamenti di alcune aperture a shed, conservate per evocare e rendere omaggio alla fabbrica originale.

foto di Giancarlo Bononi

Gelato Museum Carpigiani  
Luogo: Anzola dell’Emilia (Bologna)
Progetto architettonico: arch. Matteo Caravatti e arch. Chiara Gugliotta
Collaboratori: Emilio Caravatti, Roberto Cosenza, Pierluigi Mazzocchin
Progetto strutturale: FV Progetti di Milano
Direzioni lavori: arch. Matteo Caravatti e arch. Chiara Gugliotta
Superficie totale costruita: 2.200 metri quadrati
Impresa: SEAF di Monteveglio (Bologna)
serramenti
Facciata continua: modello FW50+ in alluminio di Schüco
Finestre e portefinestre: modello AWS65 di Schüco
Porte interne: Ninz
Fornitore: Metroinfissi
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