Tratti artistici

Materiali pregiati e lavorazioni di qualità si uniscono all’eleganza e alla capacità di rendere unici e particolari le realizzazioni di Massimo Iosa Ghini

Iosa Ghini 1

“Uso il disegno come forma di linguaggio per condividere le mie idee”

Massimo Iosa Ghini

«La casa di un progettista è sempre uno strumento di rappresentazione che restituisce anche un minimo di sperimentazione. E mixare i due ambiti con la pratica quotidiana resta un percorso stimolante». Così parla l’architetto Massimo Iosa Ghini della sua casa e showroom, ricavati in una palazzina del periodo razionalista del secolo scorso situata in una zona nobile di Bologna, sapientemente ristrutturata con l’obiettivo di «Ricercare a casa propria la sostenibilità, l’estetica, il costo».

Recupero, minimizzazione dei consumi, progetti di elementi ad hoc, comfort e altissima qualità estetica e dei materiali sono gli elementi che si fondono nella realizzazione. Lo scopo è anche quello di creare un esempio concreto di progetto ecosostenibile, per una ristrutturazione che tenga conto dei costi dell’edificio, con un rapporto concreto tra spese di investimento, consumi effettivi e qualificazione, tramite il controllo del risultato estetico.

Casa Iosa Ghini a Bologna_011

L’abitazione bolognese di Massimo Iosa Ghini è un interessante mix degli ambienti di casa e showroom

Il progetto architettonico consiste principalmente nel ridefinire la facciata sud, interpretata come principale captatore di energia solare. La parete preesistente è stata demolita per fare posto a una facciata diaframmata da schermi vegetali per la protezione estiva, mentre nella fase invernale diventa captatore di energia solare tramite assorbimento diretto, a cui è miscelato su tutto l’anno il pannello fotovoltaico.

All’interno della sua casa e showroom bolognese sono presenti alcuni degli arredi e prodotti progettati dallo stesso Iosa Ghini, tra cui la porta Nodo di Barausse, elemento emblematico della sua idea di porta che si distingue e si fa notare e dei materiali. È realizzata in legno con una lavorazione particolare: «Ho sempre amato il legno, un materiale per molto tempo bistrattato perché ritenuto poco ecologico per via della deforestazione – spiega l’architetto –. Al contrario ritengo che, senza arrivare a utilizzare i legnami delle foreste pluviali o il mogano, esistono legni pregiati da alberi che hanno una grande validità: tutti i legni ad alta ricrescita come il faggio e il noce. Inoltre, il legno sottende a un processo di lavorazione artigianale». Lavorazione necessaria anche per la pelle e il cuoio, utilizzati dall’architetto per rivestire la porta Pia di Barausse, ma anche alcuni pannelli di rivestimento della porta blindata Monolite di Bauxt. «Legno e pelle sono materiali collegati all’arredo di qualità, come per la porta che è un importante oggetto d’arredo. Materiali che da sempre comunicano lusso, eleganza, calore, e isolamento, quindi assolutamente idonei per rivestire porte e dare prestigio all’abitazione – precisa l’architetto –. Da semplici oggetti funzionali, le porte sono diventate veri e propri oggetti d’arredo che caratterizzano il nostro modo di abitare. In particolare, danno movimento, luce e colore agli spazi interni e un primo segnale che anticipa il nostro gusto verso l’esterno».

Oltre alla progettazione di porte e maniglie, dagli esordi a Bologna nei primi anni Ottanta a oggi, Massimo Iosa Ghini ha esplorato molti altri comparti, rivisitati da mostra in Triennale – tenutasi la scorsa primavera – attraverso un percorso espositivo organizzato per aree tematiche, dagli esordi fino ai nostri giorni. Denominatore comune è il disegno, sentito come una costante pratica e un imprescindibile punto di partenza di tutto il suo iter creativo. «Negli anni Settanta-Ottanta il mio è stato un grande lavoro di segno – continua l’architetto – basato sull’esercizio anche manuale del disegno, fino al raggiungimento della coscienza di poter trasformare uno scenario bidimensionale in uno reale, capace di evocazioni, in oggetti anche slegati dalla mia formazione progettuale, come occhiali, oggetti per la tavola, carrelli per gelati, lampade». Anche nella nostra era, in cui il computer e il digitale la fanno da padroni, il disegno a mano è sempre molto importante nel suo lavoro. «Da sempre l’uomo disegna per trasmettere idee al cervello, elabora soluzioni attraverso il disegno – spiega –. Uso questa forma di linguaggio per condividere le mie idee. Con i rendering si possono fare cose bellissime e condivisibili, ma non si avrà mai la profondità e l’efficacia che si ottiene col disegno manuale nella trasmissione delle idee primarie come fossero parole. Con il tempo ho cominciato a custodire i miei disegni in grandi album che ogni tanto apro: mi studio il materiale in maniera più approfondita e non di rado mi capita di trovare spunti interessanti per nuovi progetti».

Un altro tema fondamentale dell’esposizione è la sostenibilità ambientale, che nei progetti sviluppati dagli anni Novanta a oggi – come abbiamo già visto per la sua casa e showroom – diventa preminente. Il tema della sostenibilità si rafforza se coniugato con la capacità di innovazione tecnico stilistica del sistema produttivo italiano. Ne è un esempio il progetto People Mover, che fonde il tema architettonico del trasporto con quello della sostenibilità ambientale, che l’architetto aveva già affrontato nella main station della metropolitana di Hannover. «L’uso di materiali riciclabili e a basso impatto per un progetto ormai sono un obbligo. Sono molto attento alle politiche del carbon print. Con i miei progetti sono orientato verso percorsi, processi produttivi che abbiano una parte attiva per il bene collettivo del domani» conclude Iosa Ghini.

 

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