Forme fluide

Eleganza, essenzialità, ricerca dell’armonia e della bellezza. È la scelta di Marco Piva

Marco Piva bassa

“Mi riconosco in oggetti belli da vedere, piacevoli da sfiorare, magici da attivare e da usare” Marco Piva

“La mia casa ideale è una casa che ha la doppia capacità di essere luogo di incontro, aperta agli altri, ma anche luogo privato, con una sorta di differenziazione nell’intensità di frequenza degli spazi: una parte aperta e flessibile, il più accogliente possibile, che possa raccontare, come una galleria, quello che le persone vogliono raccontare di se, tramite gli oggetti e gli elementi di arredo e un’altra parte, privata e meno accessibile, non necessariamente chiusa, che raccoglie aspetti privati, la dimensione familiare più intima”. Così parla della sua casa ideale l’architetto Marco Piva e la sua casa ne è un esempio. Si trova nel centro di Milano, in un palazzo degli anni Cinquanta, e si sviluppa su un unico livello diviso simmetricamente in due da un corridoio centrale. L’impianto originale è stato mantenuto, come i pavimenti della zona giorno e le porte. “Non abbiamo cambiato le porte perché trovavo estremamente elegante e leggero il disegno originale degli anni Cinquanta, per la sensazione di passaggio della luce che trasmettevano, per la loro geometria e la cornice che le contiene, che ci piaceva particolarmente”. Una casa sobriamente elegante, ricca di storia ma non invasiva, dove il design diventa strumento scenografico e portante degli oggetti carichi di emozioni e di ricordi di viaggio.

Qual è la sua filosofia progettuale e come definirebbe il suo stile?
Sono attratto dalla bellezza, dall’eleganza della semplicità, da tutto ciò che è in armonia con la natura e l’ambiente e che crea a su volta armonia, benessere e piacere. Cerco di perseguire questi aspetti nei miei progetti, creando architetture e luoghi che siano accoglienti, piacevoli, in parte scenografici e misuratamente stupefacenti. Mi riconosco in oggetti e prodotti che sono belli da vedere, piacevoli da sfiorare, magici da attivare ed usare. Ho sempre cercato di esprimermi senza cercare di impormi uno stile che potesse essere riconosciuto. Ma anche non volendo credo che il mio percorso conduca inevitabilmente ad un desiderio di riduzione, di misura attenta, di avvicinamento a forme essenziali, armoniose ed eleganti. Un processo di esclusione del superfluo, del ridondante, un percorso che parte da ragioni profonde sulla necessità di esprimere un nuovo oggetto o un nuovo prodotto, sui suoi aspetti funzionali, prestazionali, emozionali ed etici.

La casa dell’architetto Piva è ricca di oggetti raccolti durante i viaggi, in cui ciascuno racconta una sua storia, tra cui il kimono giapponese e la tenda tailandese nella sala da pranzo, il Buddha in salotto.

La casa dell’architetto Piva è ricca di oggetti raccolti durante i viaggi, in cui ciascuno racconta una sua storia, tra cui il kimono giapponese e la tenda tailandese nella sala da pranzo, il Buddha in salotto.

Quali sono, a suo avviso, le tendenze di mercato delle porte?
La tendenza della porta oggi è quella che la vede diventare un elemento dell’architettura, che c’è e non c’è, che appare e scompare, come quelle scorrevoli. La porta diventa un elemento di disegno architettonico che aiuta e rendere più flessibile l’ambiente, smorzando la rigidità degli spazi.

Quali invece le tendenze del mercato delle maniglie?
Penso che la ricerca in atto sia quella che porta a forme sempre più funzionali ed ergonomiche, per certi versi oserei dire anche “sicure”, attente alla tutela dei bambini e degli anziani. L’attenzione oggi si focalizza su questi temi e sui materiali ed i processi di lavorazione degli stessi, al fine di realizzare maniglie atossiche, realizzate con processi industriali puliti.

Nella progettazione di una maniglia quali ritiene siano gli elementi più importanti da valutare?
Il design, l’ergonomia e la funzionalità. Bisogna rinunciare ad eccessi di carattere puramente edonistico per creare oggetti belli che però siano anche funzionali e che interpretino bisogni. Bisogna creare prodotti che siano sempre attrattivi e piacevoli all’occhio, ma allo stesso tempo che tengano conto di nuove esigenze: la riciclabilità dei materiali, la tossicità delle vernici, il riuso una volta finito il ciclo di vita del prodotto.

In pratica predilige la forma alla decorazione…
Esatto, sono per la forma e la funzione, magari con qualche lavorazione particolare del materiale che dà la valenza decorativa, ma non prediligo la decorazione fine a se stessa. Nella maniglia che ho realizzato per Colombo Design la componente metallica è caratterizzata da forature che creano un gioco di rapporto superficiale e cromatico, e l’interazione con la luce genera vibrazioni che esaltano la preziosità dell’ottone e la sua valenza estetica.

Cosa pensa dell’uso di finiture particolari nel settore?
I trattamenti galvanici mi affascinano: oggi si possono davvero realizzare ottoni, nickel, bronzi, satinati, opachi, lucidi, semilucidi etc. Senza entrare nell’ambito puramente decorativo, si possono esaltare i materiali in tanti modi diversi e terribilmente affascinanti.

Come vede il rapporto tra porta e maniglia? Esiste una maniglia ideale per ogni porta?
Si, credo ci sia un rapporto stretto tra il disegno della porta e la sua maniglia. Infatti, ogniqualvolta ho disegnato delle porte per i miei progetti, ho elaborato il progetto stesso della maniglia, come per le porte di ingresso delle camere dell’Hotel Excelsior Gallia di Milano, che riaprirà quest’anno.

La maniglia può essere protagonista rispetto alla porta?
Sicuramente, nell’ottica di una progettazione completa, si può pensare di dare maggiore importanza alla maniglia rispetto che alla porta, in base all’impatto estetico ed emozionale che si vuole creare.

Da cosa trae ispirazione nel suo lavoro di designer?
L’ispirazione può derivare dal territorio, dalla storia, dal costume, ma anche da un film, un odore, una lettura: ho bisogno di trovare un racconto su cui articolare la mia progettazione, sia di design che architettonica, per ottenere risultati d’eccellenza e realizzare opere che rimangano nella memoria, per qualità, stile ed innovazione. È indispensabile, per essere un buon designer, essere carico di curiosità e di apertura mentale, e porsi domande per arrivare a soluzioni sincere, autentiche, nelle quali si colga la capacità ideativa e tutta la ricerca che è stata necessaria e utile per generarle.

Se dovesse scegliere, quale materiale preferirebbe?
Texture, materiali e finiture sono quello che definisco la pelle del progetto, ovvero tutto ciò che riguarda la finitura esterna della materia, pelle che va stabilita già nelle prime fasi progettuali per definire una visione complessiva del progetto. Nei miei progetti utilizzo una combinazione di materiali che fanno riferimento ai due mondi della natura e dell’artificialità, inoltre mi piace sperimentare e innovare. Se dovessi sceglierne uno, però, tra i miei materiali preferiti c’è il vetro, perché è un materiale antico e contemporaneo al tempo stesso e si presta ad essere utilizzato in modi e forme molto diverse e a diverse scale progettuali dall’architettura al design.

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