Decreto UE 305/2001: guida alle sanzioni

Novità per tutti gli operatori della filiera per il recepimento nazionale del Regolamento UE 305/2001

Siamo a buon punto con il nuovo Decreto legislativo che disciplina l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento UE 305/2001, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/Cee. La Commissione Territorio del Senato, infatti, lo scorso maggio ha dato al Governo parere positivo (con osservazioni).

Responsabilità di filiera
Nella bozza di Decreto sono disciplinati gli adempimenti ai quali è sottoposto il fabbricante, sia nel caso in cui il prodotto rientri nell’ambito di una norma armonizzata, sia nel caso di prodotto conforme a una Valutazione Tecnica Europea (Eta), e quindi non disciplinato da una norma armonizzata (per esempio nel caso di nuovo prodotto e pertanto originale).

Per garantire l’armonizzazione delle norme è istituito il Comitato nazionale di coordinamento dei prodotti. Sarà inoltre prevista la costituzione di un Organismo nazionale per la Valutazione Tecnica Europea (Itab) che assicuri la piena integrazione delle funzioni connesse al rilascio della Valutazione Tecnica Europea (Eta).

Tutti gli attori della filiera sono coinvolti nella responsabilità di applicare prodotti a norma, compresi gli operatori del mondo della distribuzione.

Regolamento UE 305/2001
Il Regolamento UE 305/2011, entrato in vigore l’1 luglio 2013, sostituisce in via definitiva la Direttiva Cpd 89/106/Cee. Il Regolamento intende disciplinare l’immissione e la libera circolazione sul mercato europeo dei prodotti da costruzione. Il Regolamento riguarda tutti i prodotti (materiali, manufatti, sistemi…) che sono realizzati per diventare parte permanente di opere di costruzione (edifici e opere di ingegneria civile). Questi prodotti devono rispettare caratteristiche e prestazioni relazionate ai sette requisiti essenziali dell’opera da costruzione: resistenza meccanica e stabilità; sicurezza in caso di fuoco; igiene, sicurezza e ambiente; sicurezza in uso; protezione contro il rumore; risparmio energetico e uso sostenibile delle risorse naturali per la realizzazione delle costruzioni. Tra gli obblighi del fabbricante viene inoltre specificato quello di garantire la rintracciabilità per consentire l’eventuale ritiro o richiamo del prodotto dal mercato nel caso il fabbricante abbia motivo di credere che il prodotto immesso sul mercato non rispetti la conformità e la corrispondenza espresse dalla Marcatura CE.

Il concetto chiave del nuovo Regolamento 305/11, rispetto alla Direttiva cpd 89/106/Cee, è la Dichiarazione di Prestazione (DoP) che va a sostituire la precedente Dichiarazione di Conformità dei prodotti da costruzione. Se quest’ultima attestava la conformità di un prodotto ai requisiti di una norma tecnica (Art. 13 Cpd), la dichiarazione di prestazione:

• è obbligatoria per tutti i prodotti coperti da una norma armonizzata;
• deve contenere informazioni sull’impiego previsto;
• deve contenere le caratteristiche essenziali pertinenti l’impiego previsto;
• deve includere le performance di almeno una delle caratteristiche essenziali; il fabbricante si assume la responsabilità delle prestazioni dichiarate. Il nuovo Regolamento ha modificato le condizioni di accesso al mercato e, dal luglio 2013, i prodotti da costruzione, coperti da una norma armonizzata (e quindi soggetti all’obbligo di Marcatura CE) o sottoposti a una Valutazione Tecnica Europea (Eta), possono essere immessi sul mercato solo se:
• il fabbricante ha redatto la Dichiarazione di Prestazione (DoP) per il prodotto;
• i prodotti per i quali è stata redatta la DoP sono marcati CE; la costanza della prestazione del prodotto è stata verificata e attestata.

Controlli e sanzioni
L’Art. 17 dispone in materia di vigilanza, sottolineando che i controlli (ispezioni, analisi, prove, misurazioni, verifiche) saranno fatti all’ingresso del territorio nazionale nonché nei luoghi di fabbricazione, trasformazione, deposito, vendita o nei cantieri. L’obiettivo è garantire conformità di legge ai prodotti da costruzione, esigere da tutte le parti interessate (quindi anche i distributori) l’acquisizione di tutte le informazioni e dei documenti necessari all’accertamento, tutelare le persone potendo ordinare di ritirare o sospendere dalla commercializzazione prodotti da costruzioni pericolosi in termini di sicurezza. La vigilanza sarà affidata a livello locale all’Agenzia delle dogane, alla Guardia di Finanza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Pesante l’Art. 19 relativo alle sanzioni, che prevede per prodotti e materiali per uso strutturale o antincendio non a norma, ammende che vanno dai 10.000 ai 50.000 euro e l’arresto da sei mesi a tre anni; per tutti gli altri usi (non strutturali e non antincendio) ci sarà l’arresto sino a sei mesi e un’ammenda da 4.000 ai 24.000 euro. Queste sanzioni sono previste sia per gli «operatori economici», sia per «costruttore, direttore lavori e collaudatore». Sono previste ulteriori sanzioni, per le quali si rimanda allo schema di decreto, facilmente reperibile online.

La parola all’esperto: Davide Goetz, Iuscom Legal Group
Marcatura CE: arrivano (finalmente) le sanzioni
Eravamo in attesa del provvedimento attuativo del Regolamento Europeo n. 305/11, che fissa le condizioni per l’immissione nel mercato di prodotti da costruzione e, in particolare, l’obbligo di descrizione della prestazione di tali prodotti ai fini della Marcatura CE. L’8 giugno scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo che rende effettivamente cogente la normativa europea, con la previsione di un apposito sistema sanzionatorio cui fare riferimento nell’ipotesi di violazione delle disposizioni prescritte dalla stessa normativa. Il decreto mira a semplificare il quadro normativo esistente per l’immissione sul mercato dei prodotti da costruzione e a migliorare la trasparenza, l’efficacia e l’armonizzazione delle misure esistenti, al fine di garantire sicurezza e qualità delle costruzioni nell’Unione Europea.

“Il 305/11 mira a semplificare il quadro normativo esistente per l’immissione sul mercato dei prodotti da costruzione”

A tale scopo, viene istituito il Comitato Nazionale di Coordinamento dei Prodotti da Costruzione che, tra l’altro, coordinerà le attività delle amministrazioni competenti nel settore e determinerà gli indirizzi volti ad assicurare l’uniformità e il controllo dell’attività di certificazione e prova. Viene altresì costituito l’Organismo italiano per la valutazione tecnica europea (ITAB), al fine di assicurare la piena integrazione delle funzioni connesse al rilascio della valutazione tecnica europea (ETA) e viene individuato, presso il Ministero dello sviluppo economico, il Punto di contatto nazionale per i prodotti da costruzione. Si affronterà, così, il problema spinoso per i produttori di matrice internazionale della divergenza che può sorgere tra una norma tecnica nazionale e una europea.

Tra le novità più significative del Decreto, figura, come detto, l’introduzione di un impianto sanzionatorio, che descrive una serie di fattispecie inerenti le attività svolte dagli operatori economici della filiera con riguardo alla loro effettiva capacità di incidere sugli aspetti relativi a caratteristiche, qualità e sicurezza del prodotto.

Sono previste sanzioni a carico del fabbricante, del progettista, del direttore lavori e del distributore. Il Decreto prevede che il fabbricante che violi gli obblighi di dichiarazione di prestazione di cui all’art. 4, paragrafo 1, del Reg. UE n. 305/11 nonché le disposizioni relative all’uso della Marcatura CE di cui all’art. 8 dello stesso Regolamento, sia punito con l’ammenda da 4.000 a 24.000 euro, “salvo che il fatto costituisca più grave reato”. È previsto l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 10.000 a 50.000 euro, qualora il medesimo fatto abbia a oggetto l’utilizzo di prodotti e materiali destinati ad un uso strutturale o ad uso antincendio (art. 19). Le medesime sanzioni sono previste a carico del costruttore, del direttore dei lavori, del direttore dell’esecuzione e del collaudatore che utilizzino prodotti non conformi (art. 20) nonché nei confronti del commerciante che metta a disposizione del mercato prodotti diversi da quelli contemplati dall’art. 5 del Reg. UE 305/11 e nei confronti dell’operatore che non ottemperi ai provvedimenti di ritiro, sospensione o richiamo adottati ai sensi dell’art. 17, comma 2 lett. d) ed e) del medesimo decreto. Infine, il progettista che prescriva prodotti non conformi è sanzionato con l’ammenda da 2.000 a 12.000 euro e con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda da 5.000 a 25.000 euro ove la prescrizione riguardi prodotti e materiali destinati ad uso strutturale o ad uso antincendio.

In definitiva, si tratta di sanzioni molto severe e si tratta ora di vedere come queste regole verranno recepite dall’ambiente della distribuzione, poco abituato a un simile rigore, con l’auspicio che tutto ciò contribuisca a un aumento del livello di qualità, professionalità e legalità del settore e non aumenti invece il divario, sempre più spesso riscontrabile nel nostro Paese, tra coloro che decidono di operare nell’ambito di regole a questo punto ancora più stringenti e quanti, in modo anche concorrenzialmente scorretto, operano confidando sul fatto che la certezza della pena (o per meglio dire, la quasi certezza del fatto che in concreto non ci sarà alcuna pena) è il cuore di tutti i problemi.

Le modifiche chieste al decreto
La Commissione ha chiesto al Governo di valutare l’opportunità di inserire il progettista fra i soggetti su cui grava l’obbligo di prescrizione di prodotti conformi, mentre lo schema di Decreto, invece, concentra quasi tutti gli adempimenti sul fabbricante. Inoltre, ha chiesto al Governo di valutare l’opportunità, in sede di prima applicazione del Decreto legislativo, di rimodulare e graduare le sanzioni penali, previste in rapporto al livello di responsabilità di ciascun operatore della filiera, riducendole in caso di prodotti non destinati a uso strutturale o antincendio.

In più, il Governo è stato invitato a stabilire obblighi differenziati per i prodotti unici al fine di non renderli economicamente insostenibili garantendo, in ogni caso, lo stesso livello prestazionale dei prodotti in serie. Altra richiesta interessante è quella di creare un sito internet pubblico che raccolga e aggiorni i prodotti e i materiali per i quali è obbligatoria la Dichiarazione di Prestazione e la Marcatura CE. In questo modo sono garantite trasparenza e libera concorrenza. Infine, per tenere in maggiore e più esplicita considerazione gli aspetti di sostenibilità ambientale legati alla commercializzazione dei prodotti da costruzione, la Commissione ha chiesto di inserire nel Comitato nazionale di coordinamento per i prodotti da costruzione un rappresentante del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

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