Osservatorio Competenze Digitali 2018: cresce la richiesta in tutti i settori dell’industria e dei servizi

Digitali

L’importanza delle competenze digitali cresce in tutte le aree aziendali di tutti i settori, con un’incidenza media del 13,8% ma con punte che sfiorano il 63% per le competenze digitali specialistiche nelle aree “core” di Industria e il 41% nei Servizi. Ma la sfida è soddisfarne la domanda che arriva dal mercato, sia rinnovando i percorsi scolastici e universitari, sia riconvertendo gli skill (abilità) di chi già lavora a tutti i livelli.

Sono queste alcune delle conclusioni a cui è giunta la quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT in Italia AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e in collaborazione con MIUR e AGID, che ha esteso l’osservazione alle professioni non informatiche.

Il peso degli skill digitali (DSR-Digital Skill Rate) nei più diversi mestieri continua a crescere e una componente imprescindibile delle professioni non informatiche, sia per le attività caratteristiche dell’azienda (Core) che per quelle di Supporto e Management.

Cresce la richiesta di competenze digitali più avanzateApplicate (capacità di usare strumenti e software nei processi operativi e decisionali), Tecniche ICT (vicine alle specialistiche, su soluzioni e piattaforme tecnologiche), di Base (per l’uso quotidiano di strumenti informatici) e di Brokeraggio Informativo (utilizzo di strumenti informatici per lo scambio di informazioni e la comunicazione). Nell’Industria e nei Servizi prevalgono gli skill avanzati, visti come fattori di una più evoluta professionalità, e questo si accentua per le attività più tipiche dell’azienda (Core) ove la rilevanza media degli skill avanzati sale al 63% nell’industria e al 41% nei Servizi.

Si è riscontrata una forte correlazione tra skill digitali e soft skill, ovvero quelle abilità trasversali un po’ a tutti mestieri che connotano comunque una più evoluta professionalità: apertura al cambiamento, conoscenza dell’inglese, problem solving, team working, pensiero creativo, capacità di parlare in pubblico, di gestire il tempo e di comunicare con i clienti.

Il percorso verso una maggiore consapevolezza dell’impatto del digitale sul valore del business non è ancora completato in diversi ambienti del management italiano, per motivi di ordine anagrafico, legislativo o culturale. Ne risulta che è ancora troppo elevata la quota di aziende ed enti in cui la transizione al digitale è ancora a un livello troppo basso nella scala delle priorità strategiche rispetto all’effettiva urgenza, malgrado la quota crescente di competenze digitali richieste nelle funzioni direttive e manageriali.

Lo studio evidenzia che il digitale è una componente indispensabile e sempre più importante in tutti i mestieri. È dunque importante che tutti possano adeguare e arricchire il portafoglio di conoscenze e competenze, ma anche che le aziende possano reperire profili sempre più aggiornati in chiave digitale. A questo riguardo, L’Osservatorio ha identificato almeno quattro ambiti su cui impostare nuove iniziative e rafforzare quelle già esistenti:

  • rinnovare i percorsi di formazione in ottica digitale a tutti i livelli: dalla scuola secondaria all’università, dalla riconversione professionale alla formazione del management;
  • ridurre l’eterogeneità nella domanda di competenze digitali nelle professioni, a livello settoriale, funzionale o territoriale;
  • sostenere la piena valorizzazione delle opportunità di lavoro legate a competenze digitali non specialistiche, anche nei settori non tecnologici;
  • spingere le capacità di e-Leadership e change management nei ruoli dirigenziali e in tutte le imprese, perché è il management che deve stimolare l’innovazione.

L’analisi dell’Osservatorio delle Competenze Digitali si è avvalsa di “elaborazioni big data” di informazioni contenute in 540 mila ricerche di personale via Web per 239 figure professionali avvenute nel 2017, e di ulteriori rilevazioni e focus group per i settori dell’Industria, del Commercio e dei Servizi, con particolare riferimento alla manifattura della meccanica e del fashion, al piccolo commercio al dettaglio della moda, all’hospitality (alberghi- ristorazione) e al settore pubblico.

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