Naturali suggestioni

Forme e colori della natura e voglia di suscitare emozioni. Ecco le fonti di ispirazione di Massimiliano e Doriana Fuksas

La forme del Terminal 3 dell'aeroporto internazionale di Shenzhen Bao'an (Cina) rimanda all'immagine di una manta che cambia forma e muta in un corpo di uccello celebrando l'emozione e la fantasia del volo. Foto Leonardo Finotti

La forme del Terminal 3 dell’aeroporto internazionale di Shenzhen Bao’an (Cina) rimanda all’immagine di una manta che cambia forma e muta in un corpo di uccello celebrando l’emozione e la fantasia del volo. Foto Leonardo Finotti

“Da sempre coltivo una passione per le cose piccole, per i dettagli, per i quadri e le sculture, per la moda e per i gioielli. I gioielli, ad esempio, me li sono sempre disegnata da sola. Per questo è stato quasi naturale aprire lo studio a nuovi settori di applicazione”. Così si racconta Doriana Fuksas, architetto con una forte vocazione per la storia dell’arte.

Da cosa nasce la voglia di creare oggetti?
Spesso la volontà di disegnare nasce dalla insoddisfazione e dalla non coerenza che si ha quando i propri progetti devono far ricorso naturalmente a tutti gli elementi che possono essere indicati nell’ambito dell’interior design. La coerenza tra una maniglia e un’apertura, oppure fra l’organizzazione interna di uno spazio per uffici che ha bisogno di tavoli e di sedute, diviene una forma di attrazione misteriosa che porta l’architetto ad occuparsi dei piccoli oggetti.

Nel vostro studio vi occupate anche di design oltre che di grandi progetti. Come è nato l’interesse per questo ambito?
Il dipartimento di design nasce con le prime progettazioni di interni. Ormai sempre più spesso il committente chiede che siano su disegno ad hoc. E questo è l’ultimo atto d’amore nei confronti del progetto, perché forse è il lavoro più faticoso, considerato che il budget nel frattempo si è notevolmente ridotto. Quando ci siamo resi conto che non si riuscivano a trovare arredi adatti ai nostri progetti, abbiamo iniziato a disegnarli e quindi a produrli con importanti aziende. Ad esempio la seduta Carla, prodotta da Poltrona Frau, è stata studiata per il Centro Congressi dell’EUR.

Doriana e Massimiliano Fuksas

“I nostri progetti, dal più grande al più piccolo, si nutrono di emozioni, immagini, sensazioni”” Doriana Fuksas

Qual è il vostro metodo di lavoro?
Il metodo di lavoro per la progettazione di un edificio o di un elemento d’arredo è il medesimo. Nel settore design del nostro studio lavorano dalle dieci alle venti persone, a seconda del periodo. Ma nello studio la collaborazione è a 360°, si condividono idee e professionalità. Io, Doriana, seguo maggiormente gli interni e l’ideazione di oggetti, Massimiliano si dedica con più entusiasmo alla grande scala. Quando creiamo un oggetto, il primo passo è lo schizzo. Ma il momento più importante per definirne le caratteristiche e la fattibilità è la costruzione dei modelli, esattamente come in architettura.

Le figure professionali di architetti e designer spesso quasi si confondono. Cosa ne pensa?
L’architetto e il designer si occupano di cose molto differenti tra loro. Almeno così può sembrare. Oggi si è quasi raggiunta una figura ibrida di creatore che passa dalla grande scala alla piccola scala e viceversa. L’autonomia del design ha superato i limiti che si era dato, per conquistare settori e orizzonti compatibili con forme di vita più complesse. Nel futuro si può percepire un ritorno a competenze sempre più specialistiche. In altri termini avremo a che fare con una società che tenderà a semplificare, per non affrontare l’innovazione e la globalizzazione usando strumenti diversi dal passato. Poi, in ogni caso, rimarrà sempre la voglia di misurare il nostro universo con un metro composto contemporaneamente di millimetri e chilometri.

Da alcuni mesi è stato inaugurato il Terminal 3 dell’aeroporto internazionale di Shenzhen Bao’an. Cosa caratterizza il progetto?
Il concept del Terminal 3 rimanda all’immagine di una manta che cambia forma e muta in un corpo di uccello celebrando l’emozione e la fantasia del volo. La struttura è un tunnel lungo un chilometro e mezzo circa, con una copertura contraddistinta da variazioni altimetriche che trovano riferimento nel paesaggio naturale. L’elemento simbolo del progetto è il motivo a nido d’ape della doppia pelle, esterna e interna, che avvolge la struttura. Attraverso il doppio strato, la pelle permette alla luce naturale di filtrare e di creare dei giochi di luce negli spazi interni. L’involucro esterno è composto da pannelli in metallo e in vetro dalla geometria alveolare, di diversa dimensione e parzialmente apribili. Il motivo del nido d’ape viene tradotto e citato anche nel design d’interni. L’ampia campata del terminal è contraddistinta da bianche colonne portanti di forma conica che s’innalzano sino a toccare la copertura ricordando gli interni di una cattedrale.

Carmen Manital NIS RAME

Realizzata in ottone, Carmen di Manital si compone di due fasce in metallo satinato o lucido oppure nickel satinato, separate da una linea brillante. La scanalatura centrale che la percorre interamente sia di fronte sia sul retro può essere di diversi colori. Nella foto, l’Insolita finitura in nickel satinato con fascia in rame

Tra i tanti arredi e complementi disegnati vi siete occupati anche di maniglie. Come sono nati i due modelli per Fusital?
Era il 2002 ed eravamo in Giamaica. Da un lato l’oceano, dall’altro calma e chiara la laguna blu, adorata dal popolo del reggae e fonte di eterna giovinezza. L’orizzonte si distende fino alle Blue Mountains, le vette che hanno dato il nome alla maniglia. I nostri progetti, dal più grande al più piccolo, si nutrono di emozioni, immagini, sensazioni. La maniglia è caratterizzata da semplicità, resistenza, funzionalità, aiutata anche dal materiale scelto, l’acciaio inox satinato o lucido. Wave (poi chiamata Serie MDF Duemiladieci H 370) invece è stata progettata nel 2011 e nasce dalla volontà di restituire l’immagine di una linea continua e fluida come l’acqua di un fiume che scorre in una notte di luna piena.

In Carmen per Manital l’impatto decorativo è più forte…
È una maniglia dinamica, morbida e sensuale come la protagonista dell’opera lirica di Bizet, Carmen. Si tratta di un oggetto quotidiano realizzato come una piccola scultura: due fasce in metallo satinato o lucido separate da una linea brillante. La scanalatura centrale che la percorre interamente sia di fronte sia sul retro può essere rossa, bianca, nera gialla e rame. Nel 2011 la maniglia ha ottenuto un importante riconoscimento internazione, poiché è stata premiata all’International Design Awards di Los Angeles.

Preferite differenziare la maniglia per la forma o la decorazione?
Non è possibile separare le singoli componenti di un oggetto. Una volta messe insieme diventa una cosa sola, nel rispetto dell’equilibrio dato da tanti fattori, anche quelli emozionali.

Tra le maniglie che avete disegnato quale vi ha dato più soddisfazione?
È sempre la prossima che dovremo progettare.

Nella progettazione di una maniglia quali ritenete siano gli elementi più importanti da valutare?
La funzione e la forma. È un oggetto da prendere in mano, quindi deve essere gradevole al tatto.

La maniglia può essere protagonista rispetto alla porta?
Questo può accadere quando non c’è equilibrio e armonia tra i due elementi.

Quale rapporto avete con i materiali?
La continua evoluzione è legata alla ricerca di nuove forme, materiali, ma anche di colori, atmosfere. Una costante è il rapporto con l’arte e il dialogo con gli artisti, a volte quasi inconsapevole. Sono occasioni di incontro e di dialogo tra sensibilità creative diverse. Soprattutto ci piace affrontare le sfide. Ad esempio l’utilizzo del micromosaico nell’ultima collezione di gioielli realizzata per Sicis o ancora il vetro per Zoe, la lampada concepita di recente per Venini, progetti presentati all’ultimo Salone. Tutti i materiali hanno delle potenzialità, bisogna solo capire come utilizzarli al meglio.

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