In caso di rumore

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Foto AGC

L’acustica degli edifici è uno dei problemi più complessi per il mondo edile. La normativa applicabile al serramento, però, è chiara. Ecco un vademecum per mettere l’operatore al riparo da eventuali contestazioni

Nella mia attività di perito di parte in cause legali sempre più spesso mi trovo ad affrontare problematiche collegate al mancato rispetto dei limiti relativi alle prestazioni acustiche degli edifici, con relative richieste di risarcimento danni. Tali richieste, quando legate al non sufficiente isolamento dal rumore esterno, molto spesso vengono avanzate al fornitore di serramenti motivandole con l’affermazione che il serramento, essendo il componente acusticamente più debole della facciata, è il principale, se non unico, responsabile della carenza prestazionale. Non è dato sapere se l’aumento dei contenziosi incentrati sull’acustica sia dovuto a una maggiore attenzione rispetto al passato nei confronti delle caratteristiche degli edifici o se, per contro, derivi da un aumento deleterio della litigiosità, motivato da un lato dalla mancata volontà di pagare quanto dovuto al proprio fornitore, dall’altro dal sempre maggiore stato di stress ingenerato nei singoli individui dalla vita moderna. La sola certezza è che questa nuova situazione impone agli operatori del settore una maggiore preparazione volta sia a prevenire i rischi, sia a gestire correttamente eventuali contestazioni. Delineato il contesto, per comprendere il quadro legislativo con cui gli operatori si devono confrontare, nel seguito analizzeremo l’insieme costituito sia dalle leggi relative all’acustica, sia dalle norme tecniche nazionali ed europee applicabili al serramento.

“Il serramentista non è tenuto a effettuare un’opera di progettazione acustica in sostituzione del tecnico a ciò preposto”

Legge Quadro 447/95
La legge stabilisce i principi fondamentali per la tutela dall’inquinamento acustico dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo. In particolare, nell’art. 3 comma 1 lettera e) si stabilisce che con apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri vengano fissati i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti, cosa poi avvenuta con l’ormai noto DPCM 5/12/97. La stessa legge all’art. 2 commi 6, 7 e 8 prevede la figura del tecnico competente in acustica, implicitamente riconoscendo la complessità della materia, evidentemente per il legislatore non alla portata di tutti i tecnici e quindi demandando l’attività a essa correlata a soggetti professionali specificamente formati e abilitati.

 

Foto Velux

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DPCM 5/12/97
Nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri vengono fissati i requisiti acustici passivi degli edifici, definiti come rumore prodotto da impianti tecnologici a funzionamento continuo o discontinuo, valore di isolamento apparente delle partizioni interne, trasmissione di rumore da calpestio e isolamento acustico standardizzato di facciata (denominato D2m,nT,w ed espresso in decibel, ma da non confondere con il valore Rw dei singoli elementi, sempre espresso in decibel). Quest’ultimo requisito è quello che interessa maggiormente i serramentisti.
Nel DPCM 5/12/97 per le caratteristiche di cui sopra vengono individuati valori differenti a seconda della destinazione d’uso degli edifici. Per quanto riguarda il D2m,nT,w essi partono dai 40 dB richiesti alle abitazioni civili per giungere ai 48 dB richiesti agli edifici scolastici e, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei, non sono correlati al livello di inquinamento acustico ambientale. Degno di nota è il fatto che nonostante l’art. 3 comma 1 lettera e) della legge 447/95 prevedesse, oltre alla determinazione dei requisiti acustici degli edifici nella loro totalità, anche quella dei loro componenti, il DPCM in merito all’isolamento della facciata si è limitato a definirne il valore complessivo senza fissare limiti per i singoli elementi costituenti (per esempio i serramenti), demandando quindi con ogni evidenza tale determinazione a valutazioni e a calcoli specifici.

Cosa deve fare il serramentista se il capitolato è privo di indicazioni sui requisiti acustici
In questo caso nulla viene chiesto al serramentista dal soggetto preposto e quindi nulla egli sarà tenuto a dare. Sia che in capitolato siano stati descritti i serramenti richiesti, sia che tale descrizione manchi, il serramentista è responsabile solo e unicamente di produrre manufatti ben eseguiti e di installarli correttamente. Personalmente, in caso manchi una descrizione capitolare del serramento, consiglierei al serramentista di produrne una allegata al preventivo e di farla firmare per accettazione, così che, in caso di future controversie, si possa sostenere di aver correttamente informato la committenza e il tecnico sulle caratteristiche del prodotto.

Leggi regionali in materia di acustica
In Italia coesistono svariate leggi regionali che, nel rispetto delle competenze attribuite alle Regioni, fissano regole in materia di acustica degli edifici. Alcune di tali leggi, a mio avviso, non sono del tutto condivisibili dal punto di vista tecnico operativo. Mi riferisco, per esempio, a una legge della Regione Lombardia che prevede il rispetto dei valori di cui al DPCM 5/12/97 anche in caso di ristrutturazioni; in pratica però, a differenza della riqualificazione energetica, il risanamento acustico dell’esistente in molti casi risulta impossibile, a meno di non effettuare sostanzialmente un’opera di demolizione e ricostruzione del fabbricato. Detto questo, ritengo che la problematica, come spiegherò più avanti, riguardi più i progettisti che i serramentisti.

 

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Norma UNI 11173
Tale norma (Finestre, porte e facciate continue – Criteri di scelta in base alla permeabilità all’aria, tenuta all’acqua, resistenza al vento, trasmittanza termica ed isolamento acustico), come tutte le norme UNI non specificamente richiamate in una legge nazionale, non ha carattere di obbligatorietà pur esprimendo lo stato dell’arte. La norma definisce i criteri di selezione dei serramenti in base alle prestazioni indicando per le stesse valori minimi accettabili a seconda di alcune caratteristiche dell’edificio: altezza da terra, localizzazione, situazione della zona circostante. Per quanto la 11173 contenga lunghi ed esaustivi paragrafi relativi a caratteristiche, quali tenuta all’acqua o permeabilità all’aria, la parte relativa all’acustica è praticamente assente e riporta solo una norma di classificazione UNI ormai ritirata da tempo. In ogni caso, in nessun punto della UNI 11173 si trova il riferimento a un valore minimo di Rw (si badi bene Rw non D2m,nT,w in quanto quest’ultima grandezza non può venire riferita ai serramenti, ma è propria delle facciate nel loro insieme) attribuibile ai serramenti.

“Il serramentista è tenuto a non intromettersi in attività per le quali risulta privo della specifica formazione e/o abilitazione”

Norma UNI TR 11175
La norma “Acustica in edilizia – Guida alle norme serie UNI EN 12354 per la previsione delle prestazioni acustiche degli edifici – Applicazione alla tipologia costruttiva nazionale” è in pratica una guida all’applicazione delle normative per la valutazione dell’acustica in un edificio. Nell’Appendice B è contenuta una tabella che permette, con forte approssimazione ma in via cautelativa, di definire il valore di Rw di un serramento basandosi solo sulle sue caratteristiche visibili (spessore, materiale, tipo di vetrazione); ciò permetterebbe a un progettista di valutare per via tabellare il valore di D2m,nT,w anche qualora il serramentista incaricato della fornitura non dichiari il valore di Rw dei propri serramenti oppure, operando in via previsionale, addirittura qualora non sia ancora stato definito il produttore degli infissi. È qui opportuno far notare che il calcolo acustico di una facciata deve venire eseguito impiegando le apposite norme, che tale calcolo è abbastanza complesso (non per niente la legge 447/95 istituisce la figura di tecnico competente in acustica) e che in esso rientrano una molteplicità di fattori estranei al semplice serramento, che possono essere a conoscenza e opportunamente valutati solo del tecnico competente.

Norma UNI 10818
Tale norma, erroneamente intitolata “Finestre porte e schermi-Linee guida per la posa in opera” è in realtà una norma organizzativa, che in pratica ripartisce le responsabilità all’interno dal processo di definizione/produzione/installazione di una partita di serramenti tra i soggetti in essa coinvolti. Nella 10818 si legge che «Al progettista competono i seguenti ambiti operativi e responsabilità… – la scelta del tipo di infisso… in accordo con le realtà produttive – l’individuazione dei livelli prestazionali». Da ciò deriva chiaramente che il compito di definire le prestazioni da richiedere all’infisso (qualora non siano fissate per legge come per esempio nel caso della trasmittanza termica chiaramente richiesta all’oggetto serramento tramite apposite tabelle interne ai decreti 192 e 311) è in capo totalmente e unicamente al progettista, e che a nessun altro soggetto è richiesto e/o permesso intromettersi in questo ruolo.

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Norma UNI EN 14351-1 o marcatura CE
Citiamo per completezza questa norma, ben nota agli operatori del settore, che ci convivono ormai da anni. È opportuno però ricordare che nell’Allegato ZA è chiaramente stabilito che «Il requisito relativo a una certa caratteristica non è applicabile negli Stati membri nei quali non sussistono requisiti di regolamentazione per tale caratteristica per l’impiego previsto del prodotto. In questo caso i fabbricanti che immettono i propri prodotti sul mercato di questi stati membri non sono obbligati né a determinare né a dichiarare le prestazioni dei loro prodotti in relazione a questa caratteristica e può essere utilizzata l’opzione “Nessuna Caratteristica Determinata”…». Ciò in buona sostanza significa che se in uno Stato nessuna legge e/o nessuna norma obbligatoria relative specificamente a un tipo di prodotto richiedono esplicitamente la dichiarazione di una caratteristica e/o non ne fissano il valore di soglia, per tale caratteristica si potrà evitare sia la dichiarazione sia la determinazione; visto che in Italia né le leggi acustiche (per esempio il DPCM 5/12/97) né le norme specifiche (per esempio UNI 11173, ancorché facoltativa in quanto non richiamata in nessun documento legislativo) fanno menzione del valore di Rw il serramentista, in assenza di precise richieste capitolari, non ha obblighi né in rapporto alla dichiarazione, né relativi al raggiungimento di un valore di prestazione acustica dei suoi prodotti.

Cosa deve fare il serramentista se il capitolato indica un valore di Rw
Il valore di Rw quantifica la prestazione del serramento all’uscita dalla ditta, senza tenere conto delle eventuali variazioni derivanti dalle operazioni di posa in opera e/o da interrelazioni con i componenti dell’edificio. È la richiesta più corretta e quindi vi si dovrà rispondere con la massima precisione; è il caso di ricordare che per richieste di prestazioni superiori ai 38 dB il valore potrà venire dichiarato solo a fronte di una prova fisica in laboratorio (diretta o in cascading), mentre valori inferiori potranno venire autodeterminati con sistema tabellare nel rispetto di quanto stabilito dall’Allegato B della UNI EN 14351-1.

Un quadro interpretativo univoco
Leggendo quanto sopra è evidente che sull’argomento “acustica” sia la legislazione nazionale, sia le normative nazionali ed europee siano univoche e coerenti, il che costituisce un quadro che, a mio avviso, si presta a un’unica interpretazione. Infatti, nel caso specifico, nessuna norma o legge contrasta o confligge con le altre per i sei diversi motivi illustrati nel seguito.
1 motivola legge 447/95 istituisce la figura del tecnico competente in acustica che potrebbe essere definito più semplicemente come il “progettista acustico” dell’edificio.
2 motivo: il DPCM 5/12/1997 fissa il solo valore complessivo della facciata, evitando di dare qualsivoglia indicazione in merito ai valori dei singoli elementi che la costituiscono; è quindi evidente che il DPCM si rivolge senza tentennamenti al progettista, che è l’unico soggetto responsabile di tale elemento visto nella sua totalità e che si trova quindi incaricato, nell’esercizio delle funzioni a lui demandate dalla legislazione vigente, di determinare in sede progettuale le prestazioni acustiche dei suoi componenti.
3 motivo: la norma UNI 10818 individua nel progettista il soggetto investito della responsabilità di determinare i livelli prestazionali dei serramenti. Ciò è perfettamente coerente con quanto stabilito sia dalla legge 447/95, sia dal DPCM 5/12/97 e quindi non si crea alcuna discrasia tra la norma, per principio definibile come massima espressione della regola dell’arte dal punto di vista generale, e la legislazione specifica relativa all’acustica.
4 motivola norma UNI 11173 non riporta alcuna indicazione in merito alle prestazioni acustiche dei serramenti, nemmeno sotto forma di consiglio. Ciò è corretto, perché la prestazione acustica del serramento necessaria a soddisfare i valori di DPCM 5/12/97 non è definibile a priori, ma dipende da una moltitudine di fattori legati alla morfologia e alla struttura dell’edificio, e quindi la sua quantificazione può derivare solo da una valutazione eseguita specificamente volta per volta. Oltre a ciò, la UNI11173, astenendosi correttamente dall’indicare valori di prestazione acustica dei serramenti anche solo a livello di regola di massima, evita di creare confusione in merito alle possibilità di quantificare tale prestazione senza l’intervento del tecnico competente.
5 motivola UNI 11175 permette al tecnico competente di attribuire ai serramenti un valore di prestazione acustica senza necessariamente doverlo richiedere al serramentista. Ciò è fondamentale perché, diversamente, il progettista correrebbe il rischio di doversi legare a un serramentista già in fase di progetto, ledendo così il diritto di scelta del committente. La UNI 11175 permette anche al progettista di valutare, in modo molto cautelativo e quindi a favore di sicurezza, la prestazione acustica di un serramento solo e unicamente analizzandone gli aspetti visibili, permettendogli, qualora ritenga sia il caso, di fare a meno di richiedere tale valore al fornitore di serramenti.
6 motivola UNI EN 14351-1 non impone alcun obbligo di dichiarare il valore acustico del serramento in mancanza di espliciti obblighi legislativi nazionali: questo ribadisce la necessità che tale richiesta sia formulata da parte del progettista in fase di capitolato.

Foto Velux

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Cosa non deve fare il serramentista
Stando così le cose risulta evidente che pretendere dal serramentista la quantificazione del valore di Rw del serramento necessario a far sì che la facciata di un edificio rispetti i valori di D2m,nT,w per essa previsti dal DPCM 5/12/97 e responsabilizzarlo in caso di carenze relative a questo aspetto prestazionale è non solo assurdo e immotivato dal punto di vista tecnico-normativo, ma anche, a rigor di termini, illegittimo. Infatti il serramentista:
1 non è tenuto a effettuare un’opera di progettazione acustica in sostituzione del tecnico a ciò preposto, ancorché limitata ai soli prodotti da lui forniti;
2 è tenuto a non intromettersi in attività per le quali risulta privo della specifica formazione e/o abilitazione, attività che per legge sono di esclusiva competenza dei soggetti a esse preposti;
3 non può essere considerato responsabile delle mancanze commesse da terzi nell’esercizio delle loro funzioni, in quanto, oltretutto, non potrebbe in alcun modo essere a conoscenza, né avrebbe titolo per conoscere tutti gli elementi necessari per procedere a una valutazione autonoma dei valori acustici da attribuire agli elementi della facciata (serramenti compresi).
È però fondamentale che il fornitore di serramenti, ove vi sia, analizzi attentamente il capitolato al fine di evitare errori nella risposta.

“Il serramentista non può essere considerato responsabile delle mancanze commesse da terzi nell’esercizio delle loro funzioni”

Cosa deve sapere il serramentista
Delineato il quadro normativo in merito alla ripartizione delle responsabilità, c’è sicuramente un aspetto tecnico di cui il non sempre serramentista è a conoscenza. Indipendentemente dai limiti imposti dal capitolato, si dovrà essere ben consci del fatto che, allo stato attuale delle conoscenze, a fronte di una facciata con un normale rapporto dimensionale tra serramento e muro, realizzata con una struttura muraria di normale prestazione acustica, ben difficilmente si potrà raggiungere il valore di 40 dB richiesto dal DPCM 5/12/97 per gli edifici di civile abitazione, qualora si installino serramenti con un Rw inferiore ai 37 dB. Stabilito questo, si dovrà tenere presente che tale valore di Rw non potrà facilmente venire raggiunto da un serramento dotato di un normale vetrocamera a lastre singole, in quanto un vetro 4/16/4 ha un Rw di 30 dB, cosa che, in base alla tabella B della UNI EN 14351-1, comporta un valore acustico finale del serramento pari a non più di 33 dB, e quindi notevolmente inferiore alle necessità.
In breve, questo significa che, qualora sul proprio serramento non si opti per l’installazione di un vetrocamera composto da almeno una lastra stratificata, è praticamente certo che l’infisso sarà prestazionalmente incapace di far sì che la facciata rispetti le vigenti disposizioni di legge, e che quindi rappresenterà un “buco acustico” indiscutibile e, quel che è peggio, facilmente individuabile e contestabile da chiunque abbia una seppur minima preparazione in materia. Logicamente, le cose si complicheranno ulteriormente qualora si tratti di edifici non residenziali, in quanto un ufficio (valore di facciata richiesto 42 dB), un ospedale (valore di facciata 45 dB) oppure una scuola (valore 48 dB) pretenderanno soluzioni acustiche sempre più raffinate e naturalmente sempre più costose anche in considerazione del fatto che tali tipi di edifici solitamente presentano facciate con un rapporto muratura-serramento molto più sbilanciato a favore del secondo componente.

Cosa deve fare il serramentista se il capitolato indica un valore di R’w
Il valore di R’w quantifica il potere fonoisolante apparente del serramento installato in opera. In capitolato tale richiesta potrà venire esplicitata utilizzando l’acronimo di cui sopra, oppure più probabilmente con frasi del tipo “valore acustico al posato”, “valore acustico in opera”… Tale richiesta è da considerare con attenzione e, a mio avviso, da ritenere fondamentalmente scorretta, in quanto non è possibile che il serramentista valuti correttamente le potenziali interazioni tra il suo serramento e le strutture di contorno. Personalmente mi sentirei di consigliare ai serramentisti di rinunciare alla commessa qualora il progettista e/o la committenza si rifiutassero di modificare la richiesta, acconsentendo ad avere il valore di Rw e non quello di R’w.

Come tutelarsi dalle contestazioni
A questo punto, soprattutto in caso di un edificio nuovo e quindi sicuramente soggetto a DPCM 5/12/97, si dovrà prestare molta attenzione a cosa fare qualora ci si trovi a dover operare in presenza di un capitolato lacunoso e/o errato. E questo perché, fatte salve logicamente le considerazioni legal-normative di cui sopra, che dovrebbero permettere di ottenere il riconoscimento dell’innocenza in sede legale, sarà molto probabile che in caso il cliente finale riscontri carenze acustiche si finirà per venire chiamati in causa come principali responsabili delle deficienze riscontrate. In questo caso si aprono due alternative.
La prima. Pur sapendo, tacere e adeguarsi al capitolato, evitando così il rischio di mettersi in condizione di scontro con il progettista. Personalmente sconsiglio a priori la via della manleva (comunicazione del committente che libera il fornitore dalle responsabilità), in quanto in simili circostanze è molto probabile che il Giudice non solo non discolpi il serramentista in possesso di tale documento, ma al contrario lo consideri più responsabile rispetto a un soggetto disinformato e quindi lo condanni con maggiore durezza (secondo il Codice Civile un fornitore a conoscenza del fatto che qualora esegua un manufatto secondo prescrizioni errate lo stesso non sarà idoneo all’uso è tenuto a rifiutarsi di eseguirlo).
La seconda. Sapendo, comunicare le proprie conoscenze al professionista evidentemente disinformato, trasformandosi così da un lato da semplice fornitore in suo consulente tecnico specializzato, ma rischiando dall’altro di indisporlo facendogli notare una sua manchevolezza. In questo caso, però, si dovrà essere disposti a rischiare di perdere svariate commesse, in quanto si diverrà immediatamente più costosi rispetto a una concorrenza che, per disinformazione o per scelta, si adegui senza obiezioni alle richieste del tecnico. Oltre a ciò si dovrà tenere presente che, date le considerazioni di cui sopra relative alla manleva, la via dell’osservazione motivata è da vedere come una strada senza ritorno; infatti dopo aver segnalato la manchevolezza, magari in presenza di testimoni, e quindi aver reso pubblica la propria conoscenza, qualora la controparte si rifiuti di adeguarsi alle osservazioni fatte e pretenda la realizzazione come da indicazioni progettuali, sarà giocoforza abbandonare il lavoro onde evitare di venire co-resposabilizzati in seguito.
Cosa fare nei singoli casi è come sempre scelta non delegabile dell’imprenditore, che è libero di scegliere le strategie da lui considerate più opportune, in quanto è poi comunque lui a pagarne le conseguenze positive o negative. La cosa a mio avviso più importante per gli operatori del settore, è essere pienamente informati dei diritti e dei doveri, dei rischi, delle responsabilità e delle potenziali conseguenze, così da poter scegliere in piena consapevolezza le azioni da intraprendere al fine di gestire al meglio la propria attività.

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