L’emozione del colore

In uno stretto equilibrio tra gli elementi e la luce, è il vetro il protagonista dei progetti di Daniele Merini

Abbinamento Ocean e Lime in versione orizzontale per Bi-color di Casali, che scorre con il sistema SystemZero. I due colori hanno finiture entrambe trasparenti o coprenti lucide

Abbinamento Ocean e Lime in versione orizzontale per Bi-color di Casali, che scorre con il sistema SystemZero. I due colori hanno finiture entrambe trasparenti o coprenti lucide

«L’idea che perseguo è quella del design come armonia. Progettare oggetti che possano migliorare la nostra quotidianità, grazie alla ricerca formale, la tecnica e l’emozione», spiega Daniele Merini. «Mi piace usare superfici o volumi che si relazionano tra loro con rapporti semplici e insieme instaurano un dialogo con la luce, che li definisce e li supporta. Il legame visivo che si crea tra questi elementi primari è l’anima del gioco tra piani geometrici e figure solide, pesi e trasparenze. Il valore emozionale che il gioco di forme crea, diventa punto di riferimento progettuale: qualità, funzione, ergonomia, ma anche forma, peso, livello espressivo e percezione».

Forse per questo il vetro è il materiale per eccellenza delle porte che ha disegnato per Casali…
In una porta in vetro si ha un approccio estetico bidimensionale che qualifica l’elemento che definisce la soglia. La lastra vetrosa viene trattata come un foglio, dove l’anima del vetro si evidenzia attraverso il segno grafico, inciso o colorato, nel rapporto imprescindibile con la luce. Il dentro e il fuori percettivo, grazie allo spessore ridotto del vetro possono coesistere o essere invece suddivisi e valorizzati, all’interno dell’ampio ventaglio di possibilità progettuali che le trasparenze, i colori, i disegni offrono al progettista.

daniele Merini

“La soggettività percettiva ed emozionale è il centro del mio rapporto con i colori” Daniele Merini

Le porte Bi-color hanno colori particolari. Come sono stati scelti?
Il progetto di queste porte nasce dall’idea di rendere protagonista il colore nel rapporto di trasparenza con il vetro e con una lettura formale contemporanea. Ho ipotizzato una paletta cromatica dove il colore non fosse facilmente definibile, ma richiedesse una vera e propria ricerca interiore da parte del fruitore, un viaggio per scavare nel proprio bagaglio cromatico, fatto di ricordi lontani, viaggi ed esperienze. Non imponendosi con una cromia facilmente definibile, il colore si pone in atteggiamento empatico: infatti, questa soggettività percettiva ed emozionale è il centro del mio rapporto con i colori. Non vediamo oggettivamente le cose, ma le percepiamo con un occhio diverso in relazione al nostro vissuto e alla nostra cultura di appartenenza.

Qual è il suo rapporto con i materiali e quali preferisce?
Prediligo i materiali classici dell’architettura, presi per le loro peculiarità; non riesco infatti a progettare una forma svincolata dalla funzione o dal materiale di cui sarà composta. Mi piace introdurre il materiale all’inizio della progettazione e cercare di lavorare per sviluppare le peculiarità qualitative per cui è apprezzato.

Cosa pensa della grande diffusione delle soluzioni rasomuro?
Non ho nulla contro le soluzioni rasomuro, ma non capisco l’accanimento di molti progettisti contemporanei nei riguardi delle porte. Non condivido la tendenza a cercare di “farle sparire nel muro” ovunque esse siano e di qualsiasi porta si tratti: non in tutti i casi una porta che sembra un muro è un valore aggiunto architettonico.

Quali solo le tendenze in atto nel settore delle porte?
La porta riveste, nella storia del fare architettura, il valore di soglia: definisce il passaggio tra uno spazio e un altro, ed è anche il punto speciale della superficie muraria: è la zona permeabile. La moda, o forse la crisi, hanno uniformato i designer di porte e le aziende produttrici su progetti di una standardizzazione senza precedenti. Si ragiona per superfici pure, il pavimento, il muro e il soffitto, e ciò che interrompe questa pulizia delle superfici deve essere cancellato o mimetizzato… Penso invece che sia giusto recuperare il valore storico e simbolico che questo elemento architettonico ha sempre rivestito, trovando una giusta collocazione progettuale vicina al nostro tempo e al nostro modo di fare architettura contemporaneo.

Cosa significa semplicità?
Mi piace pensare che la semplicità percettiva finale dell’oggetto sia il risultato di un percorso complesso e non il punto di partenza progettuale. Come diceva Bruno Munari: “semplificare è più difficile che complicare”.

È l’idea alla base delle maniglie che ha disegnato?
Sì. Swing e Blues per Casali partono dall’ellisse, che genera nella sua rotazione un volume quasi primario, perfettamente ergonomico, che ha la peculiarità di essere percepito di forma sempre cangiante, in base al punto di vista. Il risultato della ricerca è la difficoltà del fruitore nell’incasellare percettivamente questo volume primario in una forma archetipica e immediata. Swing e Blues, per dirla alla Donald Judd, sono “espressioni semplici per pensieri complessi”. Anche in questo caso, ricompare l’idea di design visto come ricerca di un aspetto dialettico tra oggetto e fruitore tramite l’introduzione di un tempo allungato di percezione.

Con i suoi vetri curvi laccati trasparenti, Cocoon Lounge di Casali si compone di vetri curvati che possono dividere gli spazi e integrare anche le porte. In questa versione ha vetri curvi temperati laccati Apricot trasparente, accessori in acciaio inox e ante System scorrevoli esterne

Con i suoi vetri curvi laccati trasparenti, Cocoon Lounge di Casali si compone di vetri curvati che possono dividere gli spazi e integrare anche le porte. In questa versione ha vetri curvi temperati laccati Apricot trasparente, accessori in acciaio inox e ante System scorrevoli esterne

Quali pensa siano gli elementi più importanti da valutare nella progettazione di una maniglia?
Estetica ed ergonomia sono imprescindibili: la maniglia è il punto di contatto tra uomo e soglia permeabile. L’occhio, quindi vista ed estetica, cerca il punto speciale su cui appoggiare la mano, tatto – ergonomia, per aprire la porta. Essendo elemento di contatto, le sensazioni vengono trasmesse immediatamente tramite il materiale, la forma, la superficie, la temperatura.

Quali ritiene siano le tendenze del mercato delle maniglie?
Penso che le migliori maniglie abbiano un equilibrio armonico tra i molteplici aspetti progettuali. A mio giudizio oggi si tende spesso a estremizzare: o troppo minimal e scomode o troppo particolari e autoreferenziate.

Come vede il rapporto tra porta e maniglia?
È un rapporto dialettico, in cui un oggetto trova il suo completamento nell’altro. Affinché non vi sia prevaricazione tra gli elementi penso ci sia un ventaglio ristretto di scelte. Nella mia idea di design, se una maniglia è protagonista tende a svilire la porta con cui si rapporta. Ricerco, al contrario, un rimando e un supporto continuo tra gli elementi, così che l’insieme sia superiore alle singole parti.

Le partizioni in vetro quale ruolo hanno in un ambiente?
Possono sostituire i muri divisori e integrare al loro interno le porte, mettendo in relazione visiva gli spazi. Grazie alla capacità della trasmissione della luce tra gli ambienti, alla resistenza termica e meccanica e alla versatilità, il vetro può avere una molteplicità di applicazioni: le qualità percettive di brillantezza, di nobiltà e d’impatto emotivo sono diventate un vantaggio correlato allo spessore della parete che plasma la percezione degli spazi. Come unico mezzo si utilizza il design: negli ambienti creati da queste strutture leggere, fortemente caratterizzate da trasparenze, laccature e tagli di luce, si può giocare, grazie allo spessore ridotto della lastra, con un dentro e un fuori percettivo.

Qual è il ruolo del designer per un’azienda e il prodotto?
È un ruolo nodale, e funziona bene se il progettista non è troppo “dentro all’azienda” da essere condizionato, e non “così esterno” da non capirne il prodotto. Penso però che l’attenzione di tutti, mercato compreso, dovrebbe essere posta maggiormente sul prodotto finale, tramite la ricerca della qualità progettuale del designer unita alla migliore capacità realizzativa dell’azienda. Quando invece l’attenzione è solo sul designer e non del tutto sul prodotto si hanno mere operazioni di marketing.

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