Crowdfunding, la via facile di accesso al credito

A soccorrere le imprese alla ricerca di liquidità per finanziare la propria attività arriva la “raccolta collettiva” del credito. Un finanziamento, per così dire, “dal basso”

 

Crowdfunding 2

Il tessuto imprenditoriale italiano è composto da moltissime piccole e medie imprese (Pmi) che soffrono della stretta creditizia che ha investito la maggior parte dei Paesi sviluppati. L’accesso ai finanziamenti attraverso i canali tradizionali del mercato del credito e dei capitali bancari, negli ultimi anni, particolarmente difficile per le Pmi italiane a causa delle condizioni economiche, ha coinciso, del resto, con una diminuzione del 5 per cento del numero di Pmi operanti in Italia tra il 2008 e il 2013.

Un’arma vincente
Ebbene proprio le Pmi, che hanno difficoltà enormi di accesso al credito e che troppo spesso sono in balìa di bizzarrie e di ripensamenti dei soggetti erogatori dei finanziamenti, possono trarre grandi benefici nell’utilizzo intelligente del crowdfunding, strumento che si presta a diventare un’arma vincente nelle mani di quei piccoli imprenditori che soffrono, potendo esso costituire un mezzo perfetto, specialmente per investimenti di valore medio-piccolo (fino a 500.000-1.000.000 euro), per fare partire un nuovo progetto senza la necessità e l’impellenza di esporsi con le banche.

L’equity crowdfunding
A tal proposito, lo scorso marzo, il Parlamento italiano ha approvato il decreto n.3 (c.d. Investment Compact), che contiene misure riguardanti il sistema bancario e gli investimenti. Il decreto estende l’accesso all’equity crowdfunding alle Pmi indicate dalla raccomandazione 2003/361/Ce: vale a dire, le società che occupano meno di 250 persone; il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro, o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

Peraltro, l’equity crowdfunding, già consentito per le sole start-up innovative, non è stato ancora esteso a tutte le Pmi, ma è utilizzabile per raccogliere capitale di rischio per: start-up innovative (dal 2012); Pmi innovative; organismi di investimento collettivo del risparmio (c.d. Oicr) che investono prevalentemente in start-up innovative e in Pmi innovative; società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e in Pmi innovative. Lo strumento è, del resto, un ottimo modo per farsi conoscere, una “vetrina” efficace in primis verso i paesi nei quali tale strumento è già molto affermato.

I vantaggi del ricorso alla “folla”
Quando si parla di crowdfunding ci si riferisce a un nuovo e moderno canale di accesso al credito alternativo a quello, tradizionale, del ricorso agli istituti bancari mediante il quale si raccolgono fondi per la realizzazione di progetti e la concretizzazione di idee mediante la loro condivisione in rete. Un meccanismo di finanziamento, quindi, caratterizzato dalla contribuzione a un progetto attraverso l’apporto di somme di denaro di varia entità da parte dei diversi investitori che ne diventano sostenitori. Rivolgendosi alla “folla” il vantaggio, tra gli altri, è quello di migliorare la propria idea e la propria iniziativa ottenendo informazioni e suggerimenti.

Come procedere
Ma nello specifico quali sono le sue modalità esplicative? Per condividere la propria idea o il proprio progetto, solitamente imprenditori e start-upper si rivolgono a una delle diverse piattaforme on-line di crowdfunding, un portale specializzato nella raccolta di finanziamenti “dal basso”, appunto, cui presentare il proprio progetto. Se questo viene ritenuto valido si fissano il budget necessario alla sua realizzazione e una scadenza entro la quale raccogliere le somme; quindi si dà il via alla campagna di raccolta fondi. Per raggiungere l’obiettivo di solito si promuove il progetto sui social network e i forum collegati alla piattaforma e/o su siti web o blog specializzati, parlandone e descrivendolo, ma anche diffondendo comunicati stampa e video che illustrano l’idea.

Le piattaforme
Diverse sono le tipologie di piattaforme di crowdfunding: quelle generaliste, o orizzontali, che permettono di finanziare progetti di differente tipologia; quelle verticali, specializzate in un singolo settore o tipologia di prodotto. In Italia l’unica forma di crowdfunding per la quale esiste una specifica normativa (un Decreto Legge e un regolamento Consob), rivolta alle sole start-up innovative, è rappresentata dal modello “equity based” che – si ricorda – consiste in un finanziamento sotto forma di capitale di rischio al fine di ottenere delle quote di partecipazione nella società finanziata.

Tanti modelli per diverse opportunità
Sono diversi i modelli di crowdfunding dei quali il più diffuso, basato sui reward, prevede un premio/ricompensa per gli investitori che per finanziare un certo progetto effettuano una donazione. Altro è il modello “equity based” che consiste in un finanziamento sotto forma di capitale di rischio finalizzato all’ottenimento di quote di partecipazione nella società finanziata. Diverso ancora il modello “donation based” che la “gratuità” dell’apporto di denaro da parte del finanziatore dell’idea; così come altro è il modello “social lending” il quale prevede un prestito di denaro, a interessi più vantaggiosi rispetto a quelli di mercato, tra privati.
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