Tech, ma con stile

Innovazione e un design giocato sugli equilibri. Dettagli tecnici e fattori artistici. Aspetti che non mancano nei progetti di Marc Sadler

Marc Sadler

“I migliori risultati sono il frutto della creatività del singolo applicata al lavoro di squadra fra designer e impresa” Marc Sadler

«Da giovane neolaureato ero convinto di sapere tutto sul design» afferma Marc Sadler «poi l’impatto con il lavoro vero, i limiti alla creatività determinata dall’industria, le diverse culture, il crescente potere del marketing sono stati fattori capaci di affondare il mio credo. Oggi considero il design uno strumento capace di svolgere il ruolo di elemento connettivo trasversale in un mercato globalizzato e in continua evoluzione».

Ritiene che quello delle maniglie sia un settore innovativo?
Poiché le maniglie non vivono da sole, ma sono legate a una porta o a una finestra, la ricerca e l’innovazione possono essere spinte al massimo quando il produttore è unico. Per un produttore di sole maniglie è più difficile cambiare le regole del gioco, soprattutto se il cambiamento ne determina l’incompatibilità con la maggioranza di porte e finestre sul mercato.

Eppure la maniglia che ha disegnato recentemente ha un elevato tasso di innovazione…
Si tratta di un progetto “una sfida nella sfida”. Ho disegnato una maniglia senza rosetta con il meccanismo alloggiato nel manico, all’interno dello stesso corpo maniglia. Questo perché il meccanismo non poteva essere alloggiato all’esterno nel profilo classico, drasticamente assottigliato in Zeroframe di Essenza, finestra minimal che offre un passaggio di luce molto elevato. Non è stato un esercizio facile, perché il meccanismo all’interno del corpo ne comporta l’ingrossamento, dunque il design è stato giocato su equilibri millimetrici in un corpo a corpo fra esigenze tecniche e bilanciamento formale.

Ergonomia ed estetica quanto sono importanti in una maniglia?
Il fattore ergonomico è importante, ma lo do per scontato: se una maniglia è scomoda da maneggiare e rende difficile l’apertura della porta o della finestra, è una cattiva maniglia. L’aspetto estetico è altrettanto importante, perché le maniglie sono visibili e se non sono belle imbruttiscono l’ambiente.

Valorizzando l’aspetto estetico si è occupato anche di un progetto di maniglie molto particolari. Di cosa di trattava?
Era un progetto “artistico” in accompagnamento alle porte de L’Invisibile, dal look minimale e tecnicamente all’avanguardia. Sono nove modelli molto decorativi, sette dei quali finemente lavorati di fonderia, oltre a una in cuoio e una in legno, che nascondono una peculiarità: normalmente il fulcro della serratura è a 5 centimetri dal battente della porta, con le maniglie Art si è spostato il fulcro a 10 centimetri, per proporzionarlo meglio alle porte di grandi dimensioni. Purtroppo questo progetto non è mai stato industrializzato ed è un gran peccato. Solo grazie al fatto che sono pubblicate sul mio sito ricevo tuttora richieste di architetti e studi di progettazione sparsi nel mondo. Vorrà ben dire qualcosa!

Ha disegnato anche un maniglione molto tecnico…
È vero, nel 1995 ho disegnato il maniglione antipanico Push Bar per Iseo Serrature, con spigoli arrotondati e con sistema antivibrazioni. Nel 1997, inoltre, avevo disegnato maniglie rivestite in poliuretano morbido per un’azienda del padovano che oggi non esiste più.

Minimalismo e decorazione predominano anche nell’ambito delle porte. Cosa ne pensa?
Le porte lineari e minimal impattano in maniera minore con il resto degli arredi, si inseriscono più facilmente. Un’altra tendenza, parallela e contraria, vede porte fortemente lavorate che diventano elementi decorativi molto forti dell’ambiente. Come in tante cose spariscono le mezze misure e restano i prodotti fortemente caratterizzati, dal minimalismo sfrenato oppure over decor.

Le porte sono ormai un elemento d’arredo. Quali i motivi a suo avviso?
Sono contento vengano finalmente definite tali, perché lo sono a tutti gli effetti, con grandi superfici spesso in primo piano e con una propria dignità formale da sposare con gli arredi dell’ambiente.

Quali caratteristiche ha la sua porta ideale?
Chiude bene e mi isola visivamente e acusticamente da ciò che ho voluto interrompere.

Come vede il rapporto tra porta e maniglia?
È come per un abito, non esiste solo un’unica scarpa adatta ma probabilmente ce sono diverse, tutte “giuste”, a seconda della personalità di chi le indossa.

Vista la sua lunga esperienza, ci racconta come è cambiato il suo lavoro di designer nel tempo?
Negli anni Ottanta lavoravo principalmente nel mondo dello sport e ho vissuto l’Eldorado di un momento in cui l’industria non esitava a finanziare la ricerca e la sperimentazione. A metà degli anni Novanta sono ritornato in Italia dagli Stati Uniti e, nell’accostarmi all’arredamento, ho trovato un mondo regolato da logiche a me sconosciute, che ho dovuto assorbire. Poi ho vissuto l’epoca dello strapotere del marketing, scienza nebulosa e inesatta spesso priva di lungimiranza nei riguardi del nuovo, e infine la grande crisi che ha congelato per anni ogni velleità. Ma paradossalmente è proprio di fronte a questa crisi profonda che alcuni industriali stanno convincendosi che soltanto promuovendo l’innovazione ci sarà una chance di sollevamento.

Quanto è importante il design nel periodo attuale?
Il buon design è fondamentale per la crescita delle aziende, e difficilmente le aziende sono in grado di produrre al proprio interno buon design. I migliori risultati, da sempre, sono il frutto della creatività del singolo applicata al lavoro di squadra fra designer e impresa.

Quali sono le sue fonti di ispirazione?
La natura ha un grande fascino per me, ma anche il quotidiano è fonte di ispirazione, mentre giro in città e vedo le cose intorno a me. Inoltre, mi piace lavorare sulle contaminazioni fra le tecnologie proprie dei diversi segmenti dell’industria che sovente non dialogano fra loro.

Ha disegnato di tutto, in tanti settori molto diversi tra loro. C’è un ambito in cui preferisce progettare?
Nessuno in particolare, il design industriale è davvero trasversale a tutti i settori della vita quotidiana e non è una questione di ambito ma piuttosto di partner, di società, di persone con cui lavoro. Il fattore umano è decisamente quello più importante.

C’è un oggetto o arredo che ha disegnato e le ha dato più soddisfazione o cui più legato?
Nell’arredo il prodotto che mi ha dato più soddisfazioni è la lampada Twiggy di Foscarini, nata da un’intensa sperimentazione su materiali, forme, proporzioni e funzionalità. Ci sono stati alti e bassi, apparenti successi e grandi delusioni, è stato un progetto “sofferto”, che ha catalizzato l’impegno di molte persone, ma con un risultato finale importante e gratificante, sia in termini di critica che di pubblico. Tuttora è un prodotto molto apprezzato e venduto.

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Porte & Finestre © 2020 Tutti i diritti riservati

© 2013 Tecniche Nuove Spa • Tutti i diritti riservati. Sede legale: Via Eritrea 21 - 20157 Milano.
Capitale sociale: 5.000.000 euro interamente versati. Codice fiscale, Partita Iva e Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano: 00753480151