Facciamo cohousing?

La formula abitativa nata in Nord Europa, oggi si sta diffondendo sempre di più anche in Italia, un fenomeno in crescita esponenziale da non sottovalutare

04_COVENTIDUE cortile

COventidue, Milano, di Freyrie Flores Architettura

Sarà ancora un fenomeno di nicchia, forse anche poco conosciuto dagli operatori del settore. Fatto sta che il cohousing è una delle nuove frontiere dell’edilizia che, a partire dal 2015 e con questo inizio d’anno, sta registrando sempre più casi in Italia e senza distinzioni tra Nord e Sud del Paese. Uno stile di vita che combina l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi: gli edifici oggetti di cohousing sono composti, in genere, da 20-40 unità abitative (famiglie e single), che si sono scelti e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato”, con spazi privati (la singola abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi). Un nuovo concetto di abitare e di costruire da tenere d’occhio se non addirittura da incentivare, fosse anche solo per i criteri costruttivi che sono alla base del cohousing, dove il risparmio energetico e l’ecologia sono un must da cui non si può prescindere. Un’occasione per promuovere realizzazioni di alta qualità, nonché sistemi costruttivi e materiali di ultima generazione, che spesso riescono a far marginare maggiormente i distributori di materiali edili. Ma loro, i rivenditori, sanno di cosa si tratta?

Rivenditori versus cohousing
Il primo a rispondere alla domanda è Giorgio Ghezzi, direttore generale di Centro Edile Milano: «Il cohousing adotta tecniche e prodotti innovativi perché a richiederlo sono le stesse persone che danno vita a queste esperienze, attente alla qualità progettuale, che hanno una maggiore consapevolezza e sensibilità verso tematiche come l’impatto ambientale, il consumo energetico e il comfort abitativo, alla base del loro progetto di condivisione. Ecco perché il mondo della distribuzione deve saper intercettare queste nuove esigenze e abbandonare materiali e tecnologie costruttive ormai superate per promuovere un nuovo modo di progettare: l’evoluzione dell’edilizia va di pari passo a una migliore qualità della vita». Deve farsi strada, prosegue Ghezzi, «Una nuova capacità progettuale e un nuovo approccio basato sull’etica di bene comune e sulla compartecipazione, in una sorta di ritorno ai vecchi cortili con la loro funzione sociale di luogo di aggregazione e di ritrovo per anziani e bambini».

Giorgio Ghezzi

“Il mondo della distribuzione deve saper intercettare le nuove esigenze e abbandonare materiali e tecnologie costruttive ormai superate” Giorgio Ghezzi, direttore generale Centro Edile Milano

Meno entusiasta Stefano Colombino, amministratore delegato di Icos, che ritiene che il cohousing avrà un impatto e un’influenza piuttosto contenuta sul mondo della distribuzione edile: «Si tratta certamente di un nuovo modo di costruire che predilige l’utilizzo di materiali e strumenti innovativi, improntati all’efficienza energetica, una tendenza però già diffusa anche nelle normali pratiche costruttive». Le nuove costruzioni, prosegue Colombino, «Devono rispettare parametri di realizzazione ben precisi e vincolanti che richiedono l’uso di prodotti che migliorino il comfort abitativo e il risparmio energetico dell’edificio. Il mondo della distribuzione dovrebbe essere quindi già pronto e preparato per affrontare quello che sarà il futuro sviluppo del cohousing, fenomeno che al momento però non ha ancora avuto un impatto così significativo per le rivendite di materiali edili».

Colombino Stefano

“Il cohousing predilige l’utilizzo di materiali e strumenti innovativi, una tendenza già diffusa nelle normali pratiche costruttive” Stefano Colombino, amministratore delegato Icos

Una risposta alla crisi economica e sociale
Il cohousing, lo abbiamo già detto, è una particolare forma di vicinato fatta di alloggi privati e servizi comuni come cucine, lavanderie, spazi per gli ospiti, laboratori, spazi gioco per i più piccoli, palestra, biblioteca e molto altro per condividere la gestione quotidiana della vita domestica. Un’organizzazione in moderne comunità che si sta affermando anche nel nostro Paese come risposta all’emergenza abitativa degli ultimi anni, causata dalla minor disponibilità economica delle famiglie, e allo stesso tempo come soluzione per un’altra emergenza, quella sociale, che vede diffondersi sempre più situazioni difficili e di solitudine come quelle di divorziati e anziani. Una formula innovativa per far fronte a un continuo aumento di richieste di assistenza, una soluzione trasversale e intergenerazionale che promuove occasioni di socialità e solidarietà reciproca, per superare i momenti di difficoltà e fragilità attraverso la mutualità tra gli individui.

Ma c’è di più, perché il cohousing non è solo un’importante risposta di sostegno alla popolazione, bensì anche una strategia di sostenibilità che favorisce il risparmio energetico e diminuisce l’impatto ambientale della comunità, traducendosi per l’edilizia in una boccata d’ossigeno, per riprendere fiato dalla battuta d’arresto degli ultimi anni, con cantieri che prendono il via, tra costruzioni ex novo, recuperi di edifici già esistenti e rigenerazioni urbane di aree dismesse, nella direzione di un costruire sostenibile che sia in linea con le norme e gli obiettivi più attuali di efficientamento energetico.

Da nord a sud, sempre più cohousing in italia
Un nuovo concetto di abitare che sta ingranando la quarta anche in Italia dove si registra, da nord a sud, un pullulare di progetti in procinto di partire o già avviati. Così per esempio a Laives, comune in provincia di Bolzano, l’amministrazione provinciale sta valutando l’ipotesi cohousing per risanare e ristrutturare un vecchio complesso, abitato prevalentemente da anziani, e dare vita a una sorta di “percorso sociale” caratterizzato da diversi servizi per le persone anziane. Ma il Trentino Alto Adige non è nuovo alle esperienze di abitare collettivo: nel 2014 infatti a Trento è partita l’avventura di Casa alla Vela, progetto di cohousing intergenerazionale che riunisce in un edificio cinque anziani e sette studenti universitari che collaborano tra di loro all’insegna di un nuovo stile di welfare.

In Veneto, nel 2014, si sono conclusi i lavori dell’ecoquartiere Quattro passi a Villorba (Treviso), un progetto di cohousing, realizzato per otto famiglie, ispirato al paesaggio e alla tradizione costruttiva veneta.

Spostandoci in Lombardia, Milano si conferma la città più ricettiva e sensibile verso questa nuova tendenza abitativa, con diversi progetti in corso d’opera e altri già realizzati, come l’Urban Village Bovisa, primo esempio italiano di cohousing inaugurato nel 2009, una comunità di una trentina di famiglie distribuite in loft e appartamenti mansardati con spazi comuni come piscina, living polifunzionale con cucina, lavanderia, ciclofficina e una hobby room.

Nel 2015 è stato invece inaugurato a Figino, quartiere nell’area ovest della metropoli lombarda, Borgo Sostenibile, un complesso residenziale di trecentovent’uno appartamenti, tutti all’insegna dell’ecosostenibilità, dove non mancano spazi integrativi e condivisi al servizio degli abitanti, come la lavanderia, un orto, un parco pubblico, una piazza pedonale e spazi per laboratori creativi per i più piccoli.

Come nasce il cohousing
Nato in Nord Europa tra gli anni Sessanta e Settanta, il cohousing si sta trasformando da fenomeno di nicchia in una tendenza sempre più diffusa anche in Italia, dove ci si sta muovendo nella direzione lanciata nel 1964 dall’architetto danese Jan Gødmand Høyer, ideatore del cohousing, che raccolse otto amici per dare origine a quella che allora sembrava un’idea utopistica: vivere insieme, ciascuno con la propria privacy, in un condominio basato su regole di socialità, collaborazione e solidarietà. Nacque così la comunità di Skråplanet, tuttora esistente, apripista di una nuova formula abitativa che dalla Danimarca iniziò a prendere piede in altri paesi dell’Europa del nord per poi diffondersi, a partire dagli anni Ottanta, negli Stati Uniti e in Australia e più recentemente nel resto d’Europa, in particolare in Germania, Svezia, Francia, Regno Unito e appunto in Italia.

E ancora, nel 2016, a sud di Milano, vedrà la luce il Cohousing Chiaravalle, intervento di recupero di una cascina secentesca in cui sorgerà un complesso di cinquanta appartamenti, con piscina, palestra, ampi spazi per i bambini, orti, frutteti, car sharing e tanti altri servizi da condividere, alimentati attraverso un sistema che sfrutta l’energia geotermica e prodotta da un parco solare.

Nel centro di Milano sorgerà invece COventidue, nuovo progetto presentato lo scorso febbraio, che prevede la rigenerazione di un palazzo storico in stile Liberty attraverso la realizzazione di cinquanta unità abitative a cui si aggiungono spazi di coworking, una sala polifunzionale, una lavanderia, una foresteria, un’area giochi per i bambini, un deposito bike e molto altro ancora. L’edificio sarà gas-free, ottimamente connesso alla rete e organizzato al meglio, grazie alla più avanzata domotica, con soluzioni di avanguardia per l’accessibilità.

Fermento anche in Emilia Romagna, dove, nel corso del 2016 partirà un progetto di cohousing lanciato dai nove comuni dell’Unione del Rubicone e Mare (Borghi, Cesenatico, Gambettola, Gatteo, Longiano, Roncofreddo, San Mauro Pascoli, Savignone sul Rubicone e Sogliano al Rubicone), come importante risposta di sostegno ai nuovi e sempre più numerosi casi di marginalità. Un intervento che si va per aggiungere alle esperienze positive di Ferrara e Bologna, dove nel 2015 sono stati inaugurati rispettivamente il Cohousing SanGiorgio e il progetto Mura San Carlo a San Lazzaro di Savena, entrambi costruiti secondo i criteri di bioedilizia e risparmio energetico.

In Toscana la Regione ha invece stanziato fondi per circa sette milioni di euro da destinare a interventi di realizzazione di quarantasei alloggi in coshousing nei Comuni di Bientina (Pisa), Capannori (Lucca), Incisa Figline (Firenze), Livorno, Prato e Vaiano (Prato), mentre a L’Aquila alcuni degli appartamenti del progetto Case, costruiti dopo il sisma, saranno trasformati in uno spazio innovativo di convivenza sociale per adulti con autismo, grazie a un protocollo d’intesa tra comune e Asl.

Dal cohousing al condominio collaborativo
Parte da Trento la scommessa della start up Community Building Solution, che punta a trasformare i condomini in una realtà collaborativa in grado di abbattere le spese comuni, consentendo così di risparmiare fino a 1.500 euro l’anno. Come? I vicini di casa, attraverso la piattaforma online messa a disposizione dalla start up, potranno condividere oggetti o sevizi come la badante o la baby sitter, il tagliaerba o il wi-fi. Anche in questo caso a fare da apripista è stata Milano, dove esempi di condomini collaborativi si sono già registrati nel 2011 con un palazzo in via Scarsellini, primo a sperimentare questa pratica con un centinaio di famiglie che da allora condividono, tra le altre cose, un gruppo di acquisto, la rete wi-fi e un car sharing. C’è poi l’esperienza di via Zoia, sempre a Milano, in cui accanto agli alloggi vi sono lavanderie condominiali, un distributore di acqua alla spina e il teatro di quartiere, mentre in via Crescenzago un gruppo di quattro famiglie ha dato vita a Base Gaia, un nuovo edificio con spazi comuni dove organizzare corsi o riunioni aperte a tutti e laboratori per il fai da te.

Adotta un vecchio

Julia Piaton, Bérengère Krief, André Dussollier e Arnaud Ducret in una scena di Adotta un vecchio (Adopte un veuf, 2015) di François Desagnat (courtesy Someci, TF1 Film Production, Orange Studio)

Il cohousing diventa un film
A raccontare al cinema il fenomeno del cohousing ci ha pensato il regista francese François Desagnat nel film Adopte un veuf (Adotta un vecchio), realizzato nel 2015, ma in uscita nelle sale d’Oltralpe il 20 aprile di quest’anno. Una commedia divertente e leggera con una trama semplice quanto efficace: il vecchio Hubert, vedovo da poco, ha perso la gioia di vivere, finendo così per trascorrere intere giornate nella sua grande casa davanti al televisore, finché un giorno si ritrova per caso a ospitare una giovane studentessa, cui si aggiungono successivamente un’infermiera e un avvocato in cerca di alloggio. Una convivenza alquanto insolita che se da un lato sconvolge i ritmi di vita di tutti, dall’altro arricchisce le due generazioni. Il racconto di un fenomeno intergenerazionale tra anziani soli e giovani sempre più in difficoltà a trovare una casa tutta per loro.

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Porte & Finestre © 2020 Tutti i diritti riservati

© 2013 Tecniche Nuove Spa • Tutti i diritti riservati. Sede legale: Via Eritrea 21 - 20157 Milano.
Capitale sociale: 5.000.000 euro interamente versati. Codice fiscale, Partita Iva e Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano: 00753480151