Italia, quanto sei smart?

Bologna, Milano e Torino guidano la classifica delle città più innovative e “intelligenti” d’Italia

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Resilienti, efficienti, sostenibili, attrattive, competitive, un volano per l’economia: sono le Smart City, le cosiddette città intelligenti che, attraverso investimenti in infrastrutture avanzate, rese tali dall’impiego massiccio della tecnologia, si trasformano in nuclei economicamente sostenibili, promotori di una migliore qualità della vita e di un uso molto più razionale delle risorse a disposizione.

La mappa delle smart city italiane
La ricerca condotta da Ernst & Young ha analizzato i 116 capoluoghi di provincia del Bel Paese, servendosi di oltre 470 parametri per classificare lo sviluppo di reti e infrastrutture intelligenti delle città italiane, e misurarne la capacità di innovare e offrire servizi di qualità ai propri cittadini. Basandosi su un approccio che ha preso in esame i quattro strati in cui si articolano le Smart City – le infrastrutture di base, i sensori che rivelano le informazioni, la loro elaborazione e valorizzazione attraverso una delivery platform e l’erogazione di applicazioni e servizi –, il rapporto ha incoronato come città più smart d’Italia Bologna, seguita da Milano e Torino. Medaglia di legno per Mantova che ha fatto passi da gigante, balzando dalla 35esima posizione del 2014 all’attuale quarto posto a scapito di Roma, che quest’anno scivola al nono posto della classifica.

Se il Nord Italia si conferma un terreno fertile per la ricezione di questi cambiamenti, altrettanto non si può dire del Sud, che mostra un ritardo strutturale rispetto al resto del Paese: bisogna infatti scorrere fino alla 32esima posizione per trovare la prima metropoli del sud, Napoli, mentre Lecce, la prima tra le città medie del Mezzogiorno, si colloca al 52esimo posto. La Puglia, però, registra una nota positiva: la regione è infatti il maggior produttore di impianti fotovoltaici di tutto il Paese, con un’incidenza del 13,9%. Maglia nera, infine, per la Sicilia con i suoi principali capoluoghi stabili alle ultime posizioni della classifica, anche se l’isola è in prima linea per il car sharing elettrico e Palermo è il centro con il maggior servizio di condivisione di auto del sud Italia.

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“È ancora molta la strada che le rivendite edili devono fare per intercettare il cambiamento determinato dalla necessità delle città di diventare smart” Luca Berardo

Firenze e Bologna prime per i big data
Scendendo nel dettaglio delle macro aree in cui è suddivisa la nostra penisola, vediamo come nel Nord Est la città più innovativa sia Trento, in sesta posizione assoluta, seguita da Reggio Emilia che, dalla 14esima posizione risale fino all’ottava. La maggior parte dei capoluoghi di quest’area è ben distribuita nelle prime cinquanta posizioni dello Smart Index 2016, con l’unica eccezione di Rovigo che si piazza all’83esimo posto. Inoltre, evidenzia il rapporto, il litorale romagnolo, da Ravenna a Cervia, è il più connesso d’Italia, con oltre 50 chilometri di spiagge coperte dal servizio Wi-Fi.

Nell’area del Nord Ovest, invece, spicca Brescia che risulta la città più avanzata per quanto riguarda il teleriscaldamento, disponibile per il 70% degli edifici, mentre Milano, da sola, rappresenta l’80% del mercato della sharing mobility di tutta Italia. La maggior parte delle città di Liguria e Lombardia si colloca poi entro le prime 39 posizioni della graduatoria, mentre i capoluoghi del Piemonte raccolgono risultati poco brillanti con Novara, Biella, Cuneo, Asti e Vercelli tra il 40esimo e il 60esimo posto e Alessandria addirittura all’84esimo.

Scendendo nel centro Italia, Firenze si conferma nella top ten dei capoluoghi e, assieme a Bologna, è la città con il maggior tasso di archiviazione di big data, ovvero enormi flussi di informazioni provenienti da più fonti. Città come Frosinone, Viterbo e Latina si collocano tra la 98esima e la 102esima posizione.

Infine, la Sardegna dove i dati sono contrastanti: se infatti l’ultima posizione della classifica appartiene alla città sarda di Sanluri, quella sarda è la prima regione italiana per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche nelle scuole con l’81% delle aule connesse.

Un’opportunità per il mondo dell’edilizia
Progettare, costruire e abitare la città in modo ecosostenibile e intelligente. La strada dell’innovazione urbana si sta facendo largo anche in Italia, ma cosa ne pensa il mondo della distribuzione edile di questo processo di trasformazione? È pronto a intercettare le opportunità che può offrire?

Il primo a rispondere è Luca Berardo, amministratore delegato della storica realtà piemontese Casaoikos: «Ritengo che ci sia ancora molta la strada da fare per le rivendite edili prima di intercettare il cambiamento determinato dalla necessità delle varie città di diventare smart. Se vogliamo che questo processo, ormai irreversibile, impatti il quotidiano della distribuzione edile dobbiamo pensare di avere degli attori formati e consapevoli di cosa voglia dire e di cosa comporti essere o diventare Smart City. Non possiamo pensare che questi cambiamenti, culturali prima che materiali, trovino nella distribuzione classica, attendista e non capace di una vera selezione di prodotto, un valido alleato. Questo nuovo atteggiamento necessiterà che la distribuzione diventi soggetto proattivo, capace di stimolare e di sollecitare continuamente la nuova domanda che si andrà a creare. Ritengo quindi che le Smart City, per la distribuzione, potranno rappresentare una grande occasione di accelerare ancora di più sul proprio processo di trasformazione se si vorrà davvero non perdere questa importantissima occasione di business».

Anche per Thomas Kerschbaumer, amministratore delegato dell’altoatesina TopHaus, lo sviluppo delle Smart City «Può rappresentare un’opportunità di business e un motore per far ripartire un settore come il nostro, colpito in questi anni dalla crisi, anche se ciò avverrà limitatamente alle politiche e agli interventi che saranno attuati in materia di risparmio energetico, fronte su cui, peraltro, le rivendite edili sono già impegnate da diversi anni, soprattutto in Trentino Alto Adige grazie, alle politiche attivate già da una decina di anni dall’agenzia CasaClima». Per quanto riguarda invece altre tipologie di interventi e novità che saranno introdotti in relazione allo sviluppo futuro delle Smart City, Kerschbaumer è scettico: «Non ritengo che interesseranno e toccheranno direttamente il mondo della distribuzione edile».

L’ispirazione della Grande Mela
Nonostante il panorama italiano registri ancora un ritardo rispetto allo sviluppo delle principali città internazionali, il grado di innovazione dei comuni capoluogo della nostra penisola continua ad aumentare, con punte di eccellenza, come abbiamo visto, in alcuni ambiti. Segnali incoraggianti che vanno nella direzione già intrapresa da città e metropoli di tutto il mondo, esempi di best practice cui i capoluoghi italiani posso ispirarsi nel loro processo di trasformazione in Smart City.

È il caso, per esempio, di New York che entro il 2025 si è posta l’obiettivo di garantire a ogni cittadino e impresa una connessione affidabile, accessibile ovunque, a prezzi concorrenziali e ad alta velocità, grazie anche a un nuovo network Wi-Fi municipale che sostituirà 10.000 vecchie cabine telefoniche con punti interattivi dotati di connessione web. Dal punto di vista ambientale, poi, la Grande Mela ha già fatto grandi passi in avanti negli ultimi anni, migliorando notevolmente il processo di raccolta dei rifiuti e riducendo le emissioni di carbonio con l’introduzione di nuovi processi intelligenti di raccolta e riciclo.

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“Lo sviluppo delle Smart City può rappresentare un’opportunità di business e un motore per far ripartire il settore edile” Thomas Kerschbaumer

Le città più smart d’Europa
Dagli Stati Uniti si passa all’Olanda con la best practice di Amsterdam che nel 2009 ha dato vita alla piattaforma Amsterdam Smart City, una partnership tra più di cento soggetti pubblici e privati che, dal suo lancio a oggi, ha promosso più di settanta progetti in materia di efficienza energetica, energie rinnovabili, open data e servizi ai cittadini. La città inoltre, dal 2008, ha creato numerosi Smart Word Centers, spazi lavorativi connessi e sostenibili, situati in prossimità dei centri residenziali e pensati per essere utilizzati da aziende, start up e università per ridurre gli spostamenti delle persone. Da non dimenticare poi il programma Vehicle2Grid, che consente ai residenti di utilizzare le batterie dei loro veicoli elettrici per immagazzinare l’energia prodotta, per esempio dai pannelli fotovoltaici installati sui tetti degli edifici, per trasferirla alla rete elettrica oppure usarla immediatamente. I risultati delle azioni di Amsterdam Smart City contribuiranno anche al raggiungimento degli obiettivi del New Amsterdam Climate, il piano di intervento che prevede entro il 2025 una riduzione del 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica attraverso progetti mirati nei settori dell’edilizia privata, i trasporti e l’organizzazione degli spazi urbani.

La Coruña (Spagna), invece, punta tutto su una piattaforma di delivery che integra ed elabora i dati provenienti dai sensori presenti in città, mettendo così a disposizione di tutti informazioni in tempo reale, garantendo in questo modo un’ottimizzazione della gestione della città da parte di chi la amministra, un maggior livello di personalizzazione dei servizi per i cittadini e un miglioramento della mobilità e della sostenibilità ambientale, quest’ultima possibile grazie anche a un sistema di irrigazione automatizzato che regola l’utilizzo di acqua per irrigare parchi e giardini pubblici.

Spostandoci in Svezia ecco che a Stoccolma è nato il progetto per la creazione di un nuovo distretto urbano, lo Stockholm Royal Seaport, una vetrina per l’edilizia sostenibile in cui sviluppare e presentare soluzioni e tecnologie ambientali innovative. La trasformazione dell’area, attualmente in corso, sarà completata entro il 2030 con la realizzazione di 10.000 unità immobiliari residenziali e 30.000 a uso lavorativo, tutte alimentate da centrali elettriche ecosostenibili, grazie a una smart grid per la trasmissione dell’energia. In questo modo i residenti potranno produrre l’elettricità per uso domestico sfruttando dei pannelli solari installati sui tetti, adattare i consumi energetici ai momenti della giornata in cui vi è una maggiore disponibilità, riducendo così i costi, e infine immagazzinare l’energia prodotta in surplus. Un progetto davvero ambizioso che si prefigge inoltre, entro il 2030, l’eliminazione dell’uso dei combustibili fossili, mentre entro il 2020 si ridurranno le emissioni di diossido di carbonio a meno di 1,5 tonnellate a persona.

Strumento di analisi e di Business intelligence
Lo Smart City Index 2016 di Ernst & Young è stato presentato in seno all’evento Italia Smart di EY, tenutosi a Roma in primavera, che ha visto i protagonisti del processo di trasformazione delle città condividere idee e progettualità indirizzate a migliorare la vivibilità e fruibilità delle stesse. L’iniziativa è stata patrocinata da Agenzia per l’Italia Digitale ed è organizzata con il supporto di Ericsson, Indra e Tim. Diventati un’indispensabile strumento di analisi per la Pubblica amministrazione, i risultati del rapporto consentono alle aziende dei settori maggiormente coinvolte nel processo di trasformazione delle città (It, Utility e mobilità) di individuare le aree d’intervento più redditive, in cui sviluppare iniziative ad alto potenziale, partendo da un sistema condiviso e comparabile. «Il nostro Paese deve guardare alle iniziative smart di successo e interpretarle come tappe di un percorso che trasformi le città in luoghi con qualità della vita crescente e a costi sostenibili», ha dichiarato Andrea Paliani, Partner EY, Med Advisory Leader. «Questo deve essere frutto di piani efficaci che valorizzino le peculiarità di ciascun territorio nell’ambito dello sviluppo dell’intero Paese. L’Index di EY, sin dalla sua prima pubblicazione, ha contribuito a rinnovare ed evolvere la progettualità della Smart City, anche grazie al confronto e al dialogo con i decisori pubblici e i privati. Il nuovo approccio d’indagine per strati, implementato quest’anno da EY, ci ha consentito di evidenziare la smartness di ciascun territorio e definire i percorsi più sostenibili di sviluppo. È emerso in particolare come le città medie, che in Italia sono circa 100 e ospitano quasi 7 milioni di abitanti, siano fonte di best practice e di modelli esportabili; nella classifica totale, infatti, assistiamo allo sviluppo di 23 città medie e scopriamo un grande potenziale di crescita nei servizi. Obiettivo di questo indice è quindi quello di fornire uno strumento che sia allo stesso tempo di analisi per la PA e di Business intelligence per il settore privato, che consenta di individuare i trend di mercato e le evoluzioni tecnologiche e di delineare le linee guida a livello nazionale per creare, con un approccio sistemico e integrato, le Smart City del futuro».
Gli indicatori utilizzati nel rapporto Smart Index 2016 (foto di Ernst & Young)

Gli indicatori utilizzati nel rapporto Smart Index 2016 (foto di Ernst & Young)

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