Architettura ed emozioni

Dinamico, lussuoso o sorprendente. L’arredamento è un’emozione abitativa quotidiana. E le porte?

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La grande porta scorrevole Essential di Scrigno è priva di cornice esterna e scorre all’interno della parete. Giada Schneck ha evitato l’uso di battiscopa per esaltare il pavimento alla veneziana, fatto di semina di sassi di marmo levigati e reso lucido

Quale rapporto intercorre tra architettura ed emozioni? E soprattutto le porte qual è il legame con le porte? Anche le maniglie possono avere una valenza emozionale? Tre archidesigner rispondono a queste domande.

Cliente & spazio: il giusto mix è su misura
Giada Schneck si definisce “creatrice d’interni emozionali” e così spiega la sua idea: «L’architettura emozionale è un metodo di lavoro che mira a trasformare gli spazi fisici in spazi di vita, cercando l’armonia tra ciò che il cliente vuole e sente (emozionale) e ciò che lo spazio (architettura) naturalmente richiede. È un’attività preliminare all’arredo, perché parte dalla progettazione della struttura interna di una casa, quello che chiamo “il guscio”. L’organizzazione degli spazi, con la modulazione dei pieni e dei vuoti, la scelta delle finiture, delle porte, del colore e dell’illuminazione sono gli elementi chiave per creare una casa che sia, al tempo stesso, funzionale, bella ed emotivamente accogliente. Le porte rivestono un ruolo fondamentale nella realizzazione di un “ABITOazione”, sono un elemento distintivo nella realizzazione dei miei progetti, dove amo cucire gli spazi con i desideri del cliente».

Secondo l’architetto Giuseppe Bavuso, invece, «È fondamentale rispondere alle richieste del cliente e ai suoi stili di vita, perché la casa bisogna sentirsela addosso come un abito. Il mio metodo di lavoro consiste nel fare numerosi colloqui con i clienti per capire cosa si aspettano dalla casa e cosa vogliono; poi preparo una proposta progettuale che risponda alle loro richieste, filtrata dal mio gusto e dal mio stile, dove tutto è coerente».

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“L’architettura emozionale è un metodo di lavoro che punta a trasformare gli spazi fisici in spazi di vita” Giada Schneck

«I clienti chiedono soluzioni a esigenze pratiche e si aspettano quindi di essere guidati su questi temi», sostengono gli architetti di Bartoli Design. «Nello Studio partiamo dalla “logistica” e dimensione degli spazi e, in base a questo, proponiamo anche la tipologia delle chiusure. Spesso si tratta di elementi integrati all’arredamento, tanto che solitamente non facciamo distinzione estetica tra chiusure di contenitori o di locali. I clienti vivono le porte come elementi sui quali iniziare a proiettare le proprie fantasie ed emozioni, come su tutto il resto degli arredi, molto più che sull’architettura. Le porte sono prodotti facilmente personalizzabili nelle finiture con un evidente impatto dimensionale».

Il ruolo delle porte
«La porta permette di aprire/chiudere, entrare/uscire, accogliere/escludere, svelare/nascondere, filtrare o eliminare la luce: è quindi carica di emozioni legate alla nostra vita», continuano gli architetti di Bartoli Design. «È il primo elemento che si incontra approcciando uno spazio chiuso, la presentazione di un’abitazione; accoglie anche psicologicamente chi entra e protegge chi abita. Le porte interne hanno un impatto significativo sugli ambienti, per le loro dimensioni, numero e l’aspetto, spesso uguale. Pensiamo sia uno degli elementi architettonici di maggiore valore, è giusto quindi investire tempo nel progetto dei serramenti, visto che rimangono solitamente per decenni – o per sempre – nelle abitazioni».

Giada Schneck spiega che «Le porte iniziano a entrare nell’immaginario emozionale delle persone. Un’ambiente con belle porte parte già con una marcia in più; arredarlo e renderlo speciale sarà più semplice, un po’ come mettere una bella cornice a un quadro d’autore. La casa è specchio del nostro essere. Modellata in relazione al nostro stile e alle emozioni che vogliamo vivere diventa un rifugio, fonte inesauribile di bellezza, piacere ed energia».

Analizzando il legame tra serramenti e architettura, Giuseppe Bavuso ritiene che «Le porte e le finestre erano considerate elementi architettonici neutri, imentre adesso sono importanti e hanno un ruolo da protagonisti, anche dal punto di vista decorativo. Devono avere un proprio carattere: neutro oppure molto caratterizzato, da scegliere in base al tipo di architettura. Anche nel caso del serramento è importante che possa essere personalizzato per gli interni, con finiture e colori da scegliere in base agli ambienti e allo stile».

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“La porta è carica di emozioni legate alla nostra vita” Bartoli Design

Scorrevoli lineari oppure di impatto
Quali porte preferiscono o amano suggerire i designer nei loro progetti? «Ci piace usare ante scorrevoli senza stipiti per la loro pulizia e perché possono essere rese protagoniste con un effetto scenografico», rispondono gli architetti di Bartoli Design. «A differenza di quello che spesso immaginano i clienti, preferiamo proporre le scorrevoli da esterno parete a quelle a scomparsa nella parete, perché sono una soluzione più decisa».

Anche Giuseppe Bavuso apprezza le porte scorrevoli: «Le porte più belle sono quelle che non chiudono: semitrasparenti e di design che fanno filtrare la luce, ma anche le soluzioni scorrevoli che possono sparire».

Giada Schneck cerca anche soluzioni di impatto: «Preferisco orientare il cliente partendo dalle dimensioni: generalmente amo inserire porte più alte del normale o addirittura a tutt’altezza, le trovo più fascinose. Tagli verticali che possono scomparire nella parete, magari rivestita con carta da parati o evidenziarle grazie al colore o alla rifinitura con maniglie pulite ma con stile».

Materiali: tattili e vintage
«Preferisco usare i materiali nella loro veste originale, non snaturarli», afferma Giuseppe Bavuso. «Al momento sono di tendenza le finiture metalliche, calde e vintage, i metalli ossidati». Gli architetti di Bartoli Design spiegano che «I materiali dipendono dallo spirito dell’appartamento, che è chiaramente un riflesso della personalità dei clienti. Se si tratta di un progetto in cui si vogliono mimetizzare le porte, lavoriamo sulle loro finiture in modo che abbiano un carattere specifico, anche con la laccatura (per esempio, usando delle laccature spazzolate a mano, che riflettono la luce in sottili filamenti). I clienti apprezzano soluzioni tattili, poiché si ha un’interazione ravvicinata con la porta, quindi studiamo texture tridimensionali e materiali vibranti, come il legno scolpito o il metallo brunito spazzolato, emozionanti da toccare e guardare da vicino».

giuseppe-bavuso“La casa bisogna sentirsela addosso come un abito”

Giuseppe Bavuso

Il ruolo della maniglia
«La maniglia è fondamentale, come i bottoni per una giacca», afferma Giuseppe Bavuso. «Per ogni progetto voglio dare uno stile preciso, quindi tutto va studiato e ogni parte deve essere coerente. Per questo, per le porte e finestre che ho disegnato, ho lavorato su ogni aspetto, anche la maniglia, come ho studiato profili e cerniere. Nelle mie porte e finestre, quindi, la maniglia è un accessorio del progetto. Mentre se la maniglia è fine a se stessa e non è legata a un serramento specifico, ha un orizzonte più largo».

Giada Schneck ritiene che «La maniglia assume una doppia identità: può esser molto emozionale o, al contrario, completamente neutra. Per le porte più classiche, in genere, opto per una maniglia più decorativa, nelle porte dalle linee pulite la preferisco minimal e poco appariscente».

Gli architetti di Bartoli Design sostengono che «Dando per scontati gli aspetti ergonomici, di sicurezza e funzionalità, il rapporto con la porta è basato sulla proporzione, su linee coordinate o volutamente contrastanti. Su una porta lineare, una maniglia molto particolare può avere il peso di una scultura. Un’alternativa alla maniglia è una fascia ribassata per la presa. Oggi, a nostro parere, il design delle porte di serie si concentra ugualmente sul pannello e sulla maniglia, valorizzando entrambi gli elementi».

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