Nuove suggestioni e personalizzazioni in architettura

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Casa progettata dall’architetto Aires Mateus, in Protogallo. Foto FG+SG – Fernando Guerra

In che direzione va l’architettura degli interni, intesa come luogo privilegiato di indagine del quotidiano? Beppe Finessi, nella sua attività di architetto e ricercatore al Politecnico di Milano, pone l’accento sull’innovazione tecnologica degli ultimi anni, derivata da reali necessità legate alla vita del nostro tempo. «Pensiamo alle tante necessità di architetture legate alle emergenze, flussi migratori, guerre, calamità naturali, piuttosto che al rinnovato interesse per l’housing sociale, o per altri versi – argomento ben diverso ma attualissimo – al costante interesse per il progetto dei nuovi musei o dei nuovi alberghi».

La seconda chiave di volta sta nella ricerca creativa, nel lavoro di affinamento delle filosofie compositive che animano le azioni degli autori più brillanti. «Basti pensare –spiega Finessi – ai sempre più geniali e funamboloci autori giapponesi della nuova generazione, come Sou Fujimoto o Junya Ishigami, oppure i sofisticati nuovi maestri portoghesi Aires Mateus, oppure lo spiazzante e ibrido linguaggio di Smiljan Radic, o il neo Pritzker Price Alejandro Aravena e il suo studio Elemental. È sempre più evidente come il lavoro sui materiali, sulle superfici e sulle finiture stesse dell’architettura sia arrivato «a un livello di ricerca impensabile fino a qualche anno fa. Gli stessi architetti hanno imparato, realmente, ad “inventarsi” i propri materiali e le proprie finiture, riscrivendo nel corso degli anni l’essenza stessa del mattone, della piastrella, del pannello di rivestimento, dell’elemento di copertura».

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Beppe Finessi

Innovare è possibile e sperimentare è necessario. «Ogni autore dovrebbe porsi il problema di trovare il proprio linguaggio attraverso una ricerca paziente, e dovrebbe arrivare a definire il proprio “abaco di possibilità” per un’architettura completamente personalizzata, unica. Anche gli artisti che hanno riflettuto sugli spazi e sugli ambienti, producendo sculture e installazioni che per le loro dimensioni possono essere confrontate con il mondo dell’architettura, hanno regalato suggestioni che certamente hanno in fluenzato il mondo delle costruzioni e dell’edilizia: gli “ambienti” di Richard Serra, Michael Asher, Robert Irwin, Vito Acconci, Pedro Cabita Reis, Massimo Bartolini ed altri ancora hanno certamente offerto spunti di grande innovazione agli architetti, che li hanno fatti propri, trasformandoli in possibilità concrete».

Beppe Finessi continua spiegando che «I fratelli Bourollec, Paola Navone, Piero Lissoni, Diego Grandi, Hella Jongerius, Yoshioka Tokujin, Nendo e altri ancora, stanno regalando una teoria di nuove suggestioni per le finiture in architettura che non avevamo mai visto. Basta prendere in mano e accarezzare i campionari delle aziende più significative per rendersi conto del grande livello a cui è arrivata la ricerca e la sperimentazione oggi. Primati che solo un paio di lustri fa sembravano irraggiungibili». Questo risveglio è anche dovuto alla crescente consapevolezza estetica del cliente. Le aziende non disegnano più solo per il gusto di fare un bel design, ma anche per soddisfare una funzione. Spesso e volentieri cucita “su misura”, individuata all’interno della produzione.

«Stiamo assistendo a una nuova ondata» conferma Massimo Buccilli, presidente di EdilegnoArredo, Associazione nazionale fabbricanti prodotti per l’edilizia e l’arredo urbano che fa capo a FederlegnoArredo. «Il design si fa sempre più popolare, vicino al cliente». E le aziende italiane di finiture, che tradizionalmente evitano la standardizzazione del prodotto, vivono di nuova gloria. «Nel nostro settore la personalizzazione del prodotto è sempre stata presente. Per quanto riguarda il design puro, il processo industriale, il servizio, l’eco-sostenibilità, il risparmio energetico, sono stati fatti passi molto importanti». Non è facile innovare su campi tanto importanti e in modo uniforme.

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