Francesco Ruffini: Stile & carattere

Forte identità per riflettere stili di vita diversi. È l’approccio della nuova collezione di porte disegnata da Francesco Ruffini

Ruffini

La forza del legno a poro aperto si intreccia con la leggerezza del pizzo stampato in digitale, creando una sensazione tattile di contrasto. È Appeal della collezione Levita, rovere fumè cera con telaio e mostre rovere moro cera

«Il compito del designer è osservare la quotidianità e trovare nuovi modi per migliorarla. Il design è rappresentativo dell’oggetto con il quale l’utilizzatore si identifica, suo compito è la ricerca stilistica ad alto contenuto di innovazione, in questo senso espressione visiva della ricerca». È questo il punto di vista di Francesco Ruffini, architetto e designer, che abbiamo incontrato per parlare di Prima, Incanto e Levita, tre linee di porte del catalogo Dolcevita di Pail Serramenti, di cui ha curato anche l’immagine. «Il restyling del catalogo nasce dall’esigenza di internazionalizzazione dell’azienda», spiega Ruffini. «Partendo da qui, mi sono ispirato a un’icona del buon gusto italiano e dei suoi valori, saper vivere, saper fare, saper godere la bellezza dei nostri paesi e città, con un riferimento preciso al cinema. Sto parlando dell’evocazione del celebre film “La Dolcevita” di Federico Fellini, di cui il catalogo riporta molte citazioni».

Perché queste linee di porte hanno stili e caratteristiche molto diversi tra loro?
Sono porte di forte identità. Dovendo rivolgermi a un pubblico internazionale di fascia medio-alta, ho proposto una varietà di modelli per stili di vita diversi, dal classico al contemporaneo, al decorativo, passando per qualche citazione vintage. Ho pensato porte architetturali che possano instaurare un dialogo proficuo con l’architettura degli interni e interagire con essa in modo naturale.

“La mia porta ideale è quella che non ho ancora disegnato” Francesco Ruffini

Quale linea esprime la maggior trasversalità per stili e gusti?
Levita è la famiglia di porte più esaustiva, declinata in sei aree di gusto, tutte molto particolari e iconiche. In un certo senso richiama un approccio sartoriale, perché ogni porta si riferisce a un suo pubblico certo, pur essendo potenzialmente affascinante anche per altri. La porta Levita Appeal, che imita il pizzo, ha proprio questo intento: strizzare l’occhio alle tendenze un po’ vintage ed essere considerata elemento d’arredo e di decorazione molto più trasversale. La sensazione tattile del pizzo vuole rimandare a un concetto di morbidezza e, quindi, a un design non ingombrante.

Ritiene che l’aspetto tattile sia importante per una porta?
Sono molto affascinato dalla tattilità, anche visiva. Con il suo rivestimento in stile animalier, a imitazione della pelle di pitone, la porta Chic della famiglia Prima ne è un esempio. In questo modello ho puntato sulla caratterizzazione.

Qual è invece il suo rapporto con il colore?
La mia preferenza va verso le tinte neutre e naturali che ben si sposano con pavimenti e pareti, anche se, a volte, un tocco di colore, come un guizzo creativo che ravviva gli ambienti, non mi dispiace affatto. Ne è un esempio la porta Prima One.

E con i materiali?
Amo i materiali, tutti indistintamente, perché tutti nella loro particolarità sono belli e utili. Hanno un’anima che bisogna saper ascoltare per trarne il meglio per la nostra vita, ma rispettando la peculiarità di ognuno.

Durante la progettazione ha pensato solo all’estetica o anche ai dettagli tecnici?
Ho disegnato personalmente tutte le cerniere della collezione Levita, che sono parte integrante della porta. L’elemento aggiunto implica precisione e regolazione per il buon funzionamento della porta, perciò era necessario un elemento studiato ad hoc.

Tra queste, quale collezione le ha dato maggiore soddisfazione?
Amo in modo particolare la collezione Levita. Inoltre, vista la sua particolarità, si può ben comprendere lo sforzo di ricerca stilistica e progettuale che ha richiesto. Uno sforzo di cui sono fiero, perché mi ha costretto a rimettere in discussione alcuni presupposti progettuali. Inoltre, queste porte riescono a insonorizzare gli ambienti grazie a un accorgimento strutturale. Per questo, ma non solo, Levita soddisfa uno spettro ampio di gusti e necessità mediando anche i costi.

Ritiene che il comparto delle porte sia innovativo?
Mi sembra un settore, per alcuni aspetti, ancora molto tradizionale, dove solo alcuni guardano al futuro e all’innovazione in modo propositivo. C’è ancora poca ricerca, ed è un peccato, perché significa grandi possibilità di lavoro.

Quali caratteristiche ha la sua porta ideale?
La mia porta ideale è quella che non ho ancora disegnato… È una porta senza peso né ingombri! Una specie di porta futuribile, che sfrutti l’immaterialità della tecnologia.

È al lavoro su nuovi modelli?
Sì, cercando soluzioni digitali e intervenendo sulla maniglia. Ma non dirò di più, almeno per ora.

Come interpreta il legame tra porta e maniglia?
È una domanda complessa e la risposta implica considerazioni molto ampie. Quello che posso dire è che, ancora una volta, la tecnologia fornirà la chiave, come di fatto sta già avvenendo. Penso alla serratura magnetica. Ma posso immaginare una maniglia che riduca l’azione meccanica dell’aprire e che richieda solo un gesto impalpabile…

Porta e arredo: chi domina l’ambiente?
Le porte sono importanti in ogni ambiente, hanno un loro ingombro anche visivo, perciò è bene che si armonizzino con l’ambiente. Ma potrebbe anche essere che loro stesse creino l’ambiente a cui abbinare il resto. Un’ipotesi assurda? Forse, ma in questo momento che l’elemento decorativo è di nuovo importante, mi domando “perché no?”.

 

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