Maurizio Giordano: Narrazione contemporanea

La linea, spesso curva, è la protagonista delle maniglie di Maurizio Giordano, designer alla ricerca dell’eleganza infinita

La metà di un cerchio, in rovere o wengè, decora il pavimento in resina Klimt della collezione Mood di Venerom. La resina è in versione con legante lapideo oppure cementizia per risultati estetici molto diversi

«Nell’epoca dell’aggiornamento continuo, anche il design, inteso come una parola che dà sicurezze, è ormai una disciplina camaleontica». Così l’architetto Maurizio Giordano racconta a Porte & finestre la sua idea di design. «Mi interessa sempre più il design dei processi rispetto a quello dei prodotti», continua. «Il processo comprende anche il prodotto, ma insieme ad esso c’è il concetto di collezione, marchio, stile aziendale, concetti purtroppo ancora estranei a molti editori del design». Ma non è tutto, perché per Giordano dentro il processo c’è anche il concetto di progettazione 4D, che significa «Pensare attraverso il tempo in un modo che faccia tesoro della parola moda, ma che la sappia superare inserendo in essa anche questioni legate alle tecnologie di produzione, all’eco-compatibilità, alle fasi biologiche dell’homo consumatori».

È importante anche che un oggetto di design attragga chi acquista…
Oltre a quanto dicevo, quando progetto cerco di pensare anche al concetto di piacere. Il consumatore deve provare un qualche tipo di piacere se sta agendo il design. Un piacere intimo che si evita di mostrare, che ti permette di vivere meglio, non in senso prettamente funzionale ma semmai antropologico. Questi aspetti emergono, come ovvio e spesso frustrante, in maniera e misura differente in ogni opportunità di lavoro, ma restano tra le mie priorità.

Giordano Maurizio

“Un buon progetto è una miscela attenta e magica di ergonomia, eleganza, carattere, producibilità e simpatia” Maurizio Giordano

Quali ritiene siano gli elementi più importanti da valutare nella progettazione di una maniglia? Quale il ruolo dell’ergonomia?
Difficile discriminare cosa sia più importante quando si progetta una maniglia. Uno dei maestri ai quali sono rimasto più legato è Achille Castiglioni, che sull’ergonomia ha detto una delle cose più sagge tra quelle che ho sentito: «La maniglia viene presa in mano non più di 6-8 secondi al giorno, figuratevi quanto pesa l’ergonomia rispetto alla simpatia che può veicolare il design». Un buon progetto, secondo me, è una miscela attenta, magica e per molti versi imperscrutabile, di ergonomia, eleganza, carattere, producibilità, simpatia.

Come vede il settore attuale delle maniglie?
Stile è, oggi, la parola magica. Terrore di ogni progettista che voglia sublimare nel prodotto la mole di valori e contenuti che, invece, può veicolare solo il marchio. Impossibile, in altre parole, che una maniglia rappresenti il carattere di un’azienda, più semplice che ne rappresenti una parte. Trovo deprecabile l’appiattimento su prodotti, che molti progettisti chiamano “cassette di frutta”, che sono fotocopia di alcuni fortunati capostipiti, ma che mostrano di aver abdicato a qualsiasi idea di originalità. In tal senso ritengo che sia terminata l’epoca del minimalismo. Basta! Non se ne può più di vedere spacciare per maniglie d’autore le solite barre quadre che si trovano in negozi tipo Bricoman a qualche euro sopra la decina. Ogni azienda che avvalli tali scelte del progettista rinuncia al suo carattere e, nel lungo periodo, anche a una parte del suo fatturato.

A quale tipo di porta vorrebbe che venissero abbinate le sue maniglie?
Ogni progettista, dentro di sé, vorrebbe che la porta si spegnesse, diventasse lo sfondo muto per la sua opera… Comprensibile se non si pensa il binomio sin dall’inizio, come strategia di progetto, cosa che raramente accade. Ritengo molto interessante invece pensare alle due cose abbinate e penso che nel futuro tale trend si manifesterà con una certa potenza. Stiamo approcciando un primo progetto in tale direzione e i feed back sembrano molto positivi.

Qual è il suo rapporto con i materiali?
Il materiale, ancora prima del colore, è la matrice della gran parte dei miei progetti di design industriale. Non ritengo di dover scegliere un materiale piuttosto che un altro. La funzione, lo scopo per il quale nasce un prodotto, spesso si porta dietro un datasheet di performance, criticità, obiettivi di ciclo-vita, e il materiale è una conseguenza. Questa va poi gestita nel senso dei linguaggi, delle sensazioni e delle forme che vuoi raggiungere, ma l’atto creativo è un servizio
che si dà a tutta la sequenza di vincoli che detta il programma di progetto.

Quali tendenze si stanno delineando nel settore delle porte?
L’era digitale sta entrando anche attraverso la porta negli ambienti che vivremo. Quindi mi aspetto grandi novità e spero che non sia retaggio esclusivo dei grandi “Moloc” che governano il settore della ferramenta da porta, ma anche degli editori di forme, stili, sensazioni. La tendenza che dominerà il prossimo futuro, a mio parere, passerà attraverso la sintesi, l’affidabilità e la sicurezza. “Porta” dovrà poter significare sicurezza rispetto all’intruso, personalizzazione dell’uso, identità e caratterizzazione del design.

Qual è il ruolo del ricordo nella progettazione?
Ricordare per un creativo ha diversi significati: non dimenticare per non ripetersi, non dimenticare per continuare un racconto, ricordare per articolare quel racconto e per dire qualcosa anche di sé. Ricordo quando, nel secolo scorso, una maniglia emergeva da un blocco di polistirene. Sulla punta delle dita mettevamo dei tondi di carta vetrata adesiva per finire la forma sgrossata. L’atto creativo mirava a togliere per far venire fuori il concetto da una massa muta.

Cosa significa oggi progettare?
Rispetto all’esempio precedente, ora progettare vuol dire cose diverse. Confrontare il linguaggio, il dettaglio, il raggio con le tolleranze delle macchine che produrranno il concetto che hai in mente. Un processo che ha una direzione opposta e arriva a togliere precisione per fare in modo che un prodotto sia realizzabile da macchine imperfette se confrontate con i vettori di forma digitale.

Ci può parlare della sua filosofia progettuale?
Creare un disegno, un prodotto, un’architettura significa comporre una narrazione. Di volta in volta i protagonisti cambiano, così pure si alternano le maestranze e le competenze. La sensibilità del creativo risiede nel comporre al meglio protagonisti, maestranze e competenze per ottenere un cantiere, sia esso di mattoni o di idee, profilato sul più alto livello qualitativo. Le sorti dell’opera dipendono in parti eguali dall’idea che l’ha generata e dalle qualità del cantiere che la costruisce. Qualità dell’idea e del cantiere, infatti, sono i motori di uguale potenza che producono la differenza tra forma e sostanza.

Doppio impegno
L’architetto Maurizio Giordano è, attualmente, titolare di due studi: «Due progetti diversi che riassumono, forse, la mia personalità e in certa misura mi rappresentano», spiega. Il primo è Architettura Laboratorio, aperto dal 1991 con l’architetto Roberto Grossi, che si occupa di progettazione di spazi, disegno industriale e comunicazione. Tra i clienti Manital, produttore bresciano di maniglie, con cui la collaborazione continua da 25 anni. Il secondo, è la piattaforma d’innovazione integrata Design Your Business in collaborazione con l’ing. Alessandro Ostuni, che ospita progetti di diversi designer. «Cerchiamo assieme di dimenticare di avere uno stile», spiega Giordano. «Crediamo che facendo ciò si possa arrivare a dar forma a oggetti che non svaniscono dopo una stagione. Il sogno di ogni designer, cui si arriva negando il proprio ego».
Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Porte & Finestre © 2020 Tutti i diritti riservati

© 2013 Tecniche Nuove Spa • Tutti i diritti riservati. Sede legale: Via Eritrea 21 - 20157 Milano.
Capitale sociale: 5.000.000 euro interamente versati. Codice fiscale, Partita Iva e Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano: 00753480151