PVC: manutenzione senza segreti

Per mantenere sempre bella ed efficiente una finestra in PVC basta solo qualche piccolo accorgimento. Ecco i più importanti

L’operatività manutentiva e di ripristino della serramentistica con intelaiature in PVC, in generale, richiede interventi e azioni di carattere contenuto, a causa della solidità e della resistenza meccanica, fisica e prestazionale degli apparati composti sia dalle sezioni profilari, sia dalle integrazioni dovute agli inserti metallici (nelle cavità tubolari) e agli innesti per saldatura tra i montanti e i traversi. I serramenti in PVC comportano essenzialmente le opere di pulizia e di consolidamento, soprattutto superficiale, di interfaccia e di connessione rispetto agli inserti e ai fissaggi nei confronti degli elementi di chiusura in vetro, della ferramenta e delle guarnizioni.

Nel riferimento ai contenuti espressi da Marco Piana nel documento “Progettare il serramento, criteri di scelta” (SI PVC, PVC Forum Italia), la tipologia dei serramenti in PVC si posiziona in modo molto differente e rispetto ai materiali di uso tradizionale, secondo la messa in rilievo di alcune differenze sostanziali quali:

• la lunga durata prestazionale, con la quasi assenza di manutenzione;

• il recupero e il riciclo totale del manufatto a fine vita;

• gli elevati livelli prestazionali rapportati ai costi economicamente sostenibili (ivi, p. 9).

Poi, come rilevabile all’interno del “Manuale di bon usage. Uso e manutenzione dei serramenti in PVC”, redatto ancora da Marco Piana (SI PVC, PVC Forum Italia), l’operatività tesa a mantenere la funzionalità dei serramenti in PVC assume una serie di procedure concentrate specialmente sulla pulizia e sul ripristino delle prestazioni, questo esplicitando l’elevata capacità ed efficienza nel mantenere i requisiti meccanici, di tenuta all’aria e all’acqua, estetici e d’uso.

Le procedure di pulizia
Le procedure di pulizia dei telai in PVC si rilevano a partire dalla conclusione delle fasi di posa in opera, al fine di rimuovere la presenza delle impurità composte da calce e da pittura (tramite l’utilizzo di spatola semirigida e l’applicazione di un panno umido), da colla da tappezzeria (tramite l’utilizzo di una lametta applicata in modo inclinato) e da sigillanti. La prassi quotidiana, invece, osserva l’impiego di pezze di cotone (anche da recupero da eventuali indumenti dismessi) da utilizzare quali elementi da spolvero per eliminare l’eccesso di polvere: successivamente, si indica di procedere con la detersione.

Le procedure di pulizia dei telai in PVC comportano l’impiego di un semplice detergente liquido (reperibile in commercio) sulla superficie liscia e non porosa del telaio, provvedendo a eliminare rapidamente le macchie generate dalle polveri e dalle acque meteoriche. Inoltre, si fa riferimento all’impiego di una “miscela” pulente: per esempio, composta da una parte di aceto e da quattro parti di acqua tiepida, oppure composta da acqua tiepida e da una parte ridotta di detergente domestico (per il lavaggio delle stoviglie). Anche l’impiego di uno sgrassatore leggero favorisce la corretta prassi di detersione, per esempio versando il liquido all’interno di uno spruzzino per poi nebulizzarlo sugli elementi di telaio in PVC, lasciando agire per qualche istante e pulendo con una pezza di cotone pulita e leggermente inumidita.

Le procedure di pulizia non contemplano l’utilizzo di sostanze abrasive o di agenti chimici (come, per esempio, i diluenti nitro, benzina o similari) poiché possono incidere sulla composizione fisica degli strati superficiali. Allo stesso tempo si precisano le necessità relative a evitare l’utilizzo di aggressivi o contenenti solventi e detergenti corrosivi (come, per esempio, i diluenti a base di resina sintetica, acetone o similari), e l’utilizzo di detergenti abrasivi o di prodotti rigidi come spatole, spazzole metalliche o spugne ruvide.

Salubrità prima di tutto
Il mantenimento funzionale dei serramenti in PVC nel tempo si delinea a partire dalle condizioni di “salubrità” dovute alle modalità d’uso: questa tipologia di infissi, altamente performanti dal punto di vista dell’isolamento termico, dei requisiti di tenuta all’aria e all’acqua anche rispetto alle interfacce connettive nei confronti del vano-finestra, richiede la cura conseguente all’esercizio dei ricambi d’aria (per un tempo sufficiente pari a circa dieci minuti per tre aerazioni al giorno, con maggiore intensità per gli ambienti di particolare produzione del vapore acqueo, come nel caso di cucine e bagni). In questo modo, si evita la formazione di condensa interstiziale tra le giunzioni, gli inserti e le battute sia di telaio sia di combinazione con le chiusure in vetro, la ferramenta o le guarnizioni.

Detersivi e kit di ripristino
Per la pulizia corrente si indica l’utilizzo di acqua addizionata di un detergente dolce e il risciacquo con acqua pulita, provvedendo ad asciugare con un panno morbido assorbente e non lanuginoso. Nel caso di sporco persistente e di opacizzazione del PVC si può ricorrere ai comuni sgrassatori (che agiscono per almeno dieci minuti e, poi, sono lavati con acqua tiepida) oppure all’acqua ragia (utile per rimuovere le macchie o i residui di colla e di vernice). Per lo sporco più ostico, quando non si riesce a sgrassare la superficie, si può ricorrere agli strumenti per la pulizia a vapore (che devono essere tenuti alla distanza pari ad almeno 40 cm dalla finestra).

Nel caso di perdita di lucentezza o di graffi sugli elementi di telaio in PVC, durante il periodo di esercizio, si evidenzia la presenza (in commercio) dei kit preposti sia a mascherare le abrasioni superficiali leggere, sia a rinvigorire l’aspetto estetico dei serramenti: questo evitando gli interventi di pitturazione, anche parziale. Nonostante le pitture aderiscano sul PVC già essente, non si devono mai utilizzare per rivestire le porte e le finestre. La realizzazione della pitturazione non solo può incidere sulla perdita del beneficio della garanzia, ma può generare alcune situazioni di criticità quali la resa fragile del profilo o una dilatazione eccessiva. Al fine di recuperare la classica lucentezza originale si procede mediante diverse applicazioni, come l’utilizzo di un panno umido da passare sulla superficie dell’infisso subito dopo avere spruzzato una soluzione di acqua e aceto.

Manutenzione della ferramenta
Per quanto riguarda la ferramenta è necessario intervenire con pratiche (periodiche) di ingrassaggio (mediante grassi non acidi o vaselina applicata a spray, che lubrifica e protegge dall’ossidazione, oppure con acqua e sapone neutro) e l’inserimento, sulle parti meccaniche in movimento, di olio in situazione di chiusura.

La pulizia delle parti metalliche visibili, quali le soglie in alluminio o le parti metalliche laccate, prevede interventi e materiali specifici, come:

• per l’alluminio anodizzato, l’assenza di prodotti acidi o basici, come anche l’utilizzo di abrasivi troppo ruvidi (quali, per esempio, la carta vetrata o la lana d’acciaio);

• per le superfici laccate, l’assenza di utilizzo di benzina, acetone, alcol o prodotti acidi o alcalini che rendono fragile il rivestimento o alterano il colore.

Le procedure di pulizia delle prese d’aria (con cadenza annuale) richiamano l’esecuzione dello spolvero e l’osservazione che non ci siano materiali o elementi ostruttivi, mentre il calafataggio volontario delle griglie di ventilazione è da evitare poiché impedisce il ricambio dell’aria che garantisce la salubrità degli spazi interni (per l’insorgere dei fenomeni di condensa e per la presenza di odori).

Le procedure di pulizia del sistema di drenaggio dell’acqua, all’interno delle sezioni di telaio in PVC, considerano l’obiettivo di mantenere funzionante il dispositivo principale di evacuazione dell’acqua dal serramento, impedendo l’insorgere delle eventuali tracimazioni del gocciolatoio dovute all’occlusione dei fori o delle asole di scarico delle acque meteoriche. L’operatività rileva la necessità del controllo periodico dei gocciolatoi, preposti al compito di eseguire il funzionamento di drenaggio delle acque meteoriche (in relazione al sistema di fuoriuscita), osservando gli interventi manutentivi (con cadenza annuale o, in modo straordinario, nel caso in cui compaiano infiltrazioni verso gli spazi interni) definiti da:

• le operazioni di pulizia complessiva delle interfacce di battuta e di chiusura del telaio;

• l’opera di esame visivo, atto a verificare lo stato del gocciolatoio, dei fori e delle asole di scarico;

• le operazioni di pulizia interna dei fori o delle asole di scarico dell’acqua, che occorre provvedere a sgombrare da sporcizia, da sedimenti o da insetti.

Manutenzione delle guarnizioni
Le procedure di ripristino delle guarnizioni, costituite da materiali resistenti all’azione degli agenti atmosferici, prevedono la rimozione delle polveri e dell’accumulo di sporcizia: durante queste applicazioni si indica, al fine di mantenerne l’elasticità e la funzionalità, l’ausilio di olio di silicone. L’attività diretta alla verifica delle guarnizioni di tenuta (consigliata con cadenza semestrale) consiste nel garantire i requisiti di permeabilità all’aria, impedendo le infiltrazioni che possono incidere sia verso il contenimento dei consumi energetici, sia verso le condizioni di benessere termico e acustico degli spazi interni. Le guarnizioni di tenuta realizzate all’interno della carpenteria e la carpenteria con materiali estrudibili (quali il mastice di silicone o acrilico), non necessitano di manutenzione particolare. In generale, le guarnizioni di tenuta in caucciù o termoplastiche non sono alterate dai prodotti detergenti correntemente utilizzati per pulire le finestre. A tale proposito, si precisa la necessità di evitare: • l’utilizzo dei solventi organici (come, per esempio, l’etere di petrolio, la trielina, il tetracloruro di carbonio o i prodotti abrasivi); • l’utilizzo degli utensili da taglio o affilati; • la pitturazione, in quanto il materiale perde la propria efficienza.

Ripristino dei meccanismi di movimentazione
L’operatività riferita alla manutenzione dei meccanismi assume l’obiettivo di verificare lo stato di usura dei dispositivi di apertura e di chiusura al fine di garantire la sicurezza all’uso e di provvedere alla lubrificazione di tutte le parti mobili. A tale proposito, si indica di effettuare l’esame visivo completo dei meccanismi (con cadenza semestrale) e dei dispositivi di sospensione, quali le cerniere. Il riscontro delle condizioni di usura, invece, richiede l’intervento specializzato al fine di provvedere alla sostituzione delle parti o dell’intero sistema. Le procedure di regolazione della ferramenta (con cadenza annuale) sono rivolte a preservare la semplicità di utilizzo del serramento in modo da evitare le eventuali difficoltà di manovra e da mantenere gli sforzi di apertura e di chiusura sia degli organi meccanici sia di messa in movimento delle ante in forma contenuta, favorendo l’azione elastica delle guarnizioni di tenuta in modo uniforme. Secondo le specifiche dei fornitori, si richiama l’operatività (con cadenza annuale) condotta attraverso la lubrificazione dei pezzi in attrito, con olio o grasso, e dei cardini, con grasso o olio privo di acido o di resina (per esempio, nel riferimento alla tipologia di olio “grado ISO 46” o equivalente).

I meccanismi di sospensione e gli organi di manovra (presenti sul mercato) sono dotati dei dispositivi che permettono regolazioni accurate, con lo scopo di favorire il corretto e agevole utilizzo del serramento. Pertanto, la regolazione della ferramenta (con cadenza annuale) consente di ovviare ai movimenti e alle deformazioni ridotte, rilevando le necessità di esecuzione nei casi caratterizzati dalle ante che urtano il telaio fisso, dalle ante che si urtano tra loro in corrispondenza del montante centrale, dagli accostamenti tra le ante e il telaio fisso di tipo assente o impreciso, dalle ante non allineate con il telaio fisso e dagli sforzi di chiusura superiori alla norma. Inoltre, le opere di regolazione delle cerniere e dei punti di chiusura permettono di esercitare la funzionalità delle guarnizioni di tenuta e, quindi, mantenendo le prestazioni di permeabilità all’acqua e all’aria. La regolazione della ferramenta considera, rispetto al sistema di cerniere che consente tre applicazioni (laterale, in altezza e in profondità):

• la regolazione laterale, definita attraverso le sequenze costituite dall’allentamento della vite nel foro per eseguire una limitata regolazione della pressione della guarnizione nel lato superiore della finestra; dall’operatività sulla vite (mediante chiave a brugola), eseguendo la regolazione girando la chiave in entrambi i sensi; dall’operatività sulla cerniera inferiore, agendo sulla vite e spostando l’anta verso destra o sinistra (per la quota pari a 2 mm);

• la regolazione in altezza, agendo sulla vite in modo da alzare l’anta, in senso antiorario, e la regolazione in profondità.

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