Consumatori sperimentatori e visionari

Crescono i consumi, ma cambiano gli atteggiamenti di acquisto degli italiani, che cercano nuove esperienze e premiano l’innovazione

consumatori

Seppure con difficoltà, l’Italia alza la testa dopo la crisi. È il quadro che emerge dall’edizione 2017 del Rapporto Coop, un documento che analizza la vita degli italiani in base al carrello della spesa. Nonostante le criticità ereditate dagli anni della recessione, l’economia nazionale migliora grazie alla spinta dell’export: il Pil segna +1,5% nel 2017 e, secondo le previsioni, nel 2018 toccherà +1,2%. Ma, anche se gli italiani consumano di più, non sono certo tornati a essere spendaccioni.

«Pur in una fase di ripresa moderata, sul corpo sociale del paese sono rimaste le cicatrici prodotte da quasi un decennio di crisi», precisa Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop. «I divari sociali che dieci anni di grande crisi ci lasciano sono tanti. Crisi economica ed esclusione sociale alimentano la paura degli italiani, che sono cambiati e guardano di più a valori come lavoro, casa e cibo». Così, sono alla ricerca di una spiritualità nuova, forse più soft e più intimistica: i buddisti oggi sono 200.000, crescono le discipline di meditazione orientale, due milioni di italiani praticano yoga e il 10% è vegano. Continuano a comprare automobili (+8% nel 2017), che però usano meno (-8,5%), perché si spostano di più in bicicletta, a piedi e con i mezzi pubblici. Il carrello della spesa è composto in ottica di qualità e salute: crescono ancora i prodotti “bio” (+16%), integrali e quelli ad alto contenuto di servizio e di lusso.

Ma c’è un tema su cui il rapporto insiste: la sperimentazione, che per gli italiani ha una grande importanza. «Un tema che diventa quindi molto significativo per produttori e distributori», sottolinea Albino Russo. «Secondo gli italiani, il negozio ideale deve essere facile da trovare e non deve contenere tutto, ma solo quello di cui hanno bisogno. Il dilemma è quindi la scelta tra consumi di massa o servizio specialistico, perché il consumatore sembra prediligere un’offerta che risponde alle sue aspettative: non assortimenti ridondanti, piuttosto proposte targettizzate e facilmente fruibili».

“Il negozio ideale deve essere facile da trovare e deve contenere solo quello di cui gli italiano hanno bisogno” Albino Russo

Casa e tecnologia nel cuore degli italiani
Anche grazie a Internet e ai social, che la maggior parte di noi oggi padroneggia tranquillamente, è migliorato il rapporto degli italiani con la tecnologia, che si confermano un “popolo di sperimentatori e visionari” che guarda alle tecnologie senza timori, con curiosità ed entusiasmo. Intendono provare intelligenza artificiale, robot, droni e auto a guida autonoma, che secondo il Rapporto Coop considerano la possibile soluzione ai disagi quotidiani in casa e in città. Se sono aperti alle nuove tecnologie (il 61% è favorevole), la famiglia resta la parola più importante del presente degli italiani e, mentre si afferma il tema dell’ambiente e della compatibilità ambientale nelle scelte energetiche, la casa è un loro valore di riferimento su cui hanno ricominciato a investire: nei primi mesi del 2017, incentivate dai tassi di interesse più bassi, sono tornate a crescere le compravendite + 8,6% (fonte Agenzia delle Entrate), con tassi di incremento anche superiori al 10% nelle regioni del Nord Italia e nelle isole.

Ma anche sulla casa, «Non mancano i motivi di malcontento», si legge nel Rapporto Coop. «Tra le maggiori preoccupazioni, la salubrità dell’ambiente domestico in termini di inquinamento dell’aria interna (69%) e di inquinamento acustico (80%), cui si aggiunge il tema molto sentito del sovraffollamento degli spazi». Nella scelta dell’abitazione sono prioritari anche fattori come le caratteristiche e la vivibilità del quartiere, la disponibilità, la vicinanza ai mezzi pubblici e ai negozi e la flessibilità degli spazi, cioè la possibilità nel tempo di adattare gli ambienti alle nuove esigenze di chi deve usufruirne: per esempio, aumento del numero degli occupanti e quindi necessità di ricavare nuovi spazi.

Una nuova percezione
Secondo la Banca d’Italia, la casa rappresenta oltre la metà della ricchezza totale delle famiglie, che nella maggior parte dei casi (80%) vivono in un’abitazione di proprietà. Nella concezione dei millennials, però, la casa si spoglia del suo contenuto di bene e cassaforte dei risparmi per diventare servizio, così alla proprietà preferiscono la centralità, l’accessibilità e la vivacità del quartiere di residenza. Questo, secondo il Rapporto Coop 2017, potrebbe determinare effetti importanti nel medio e nel lungo termine, configurando una possibile rivoluzione del mercato immobiliare. Alcune proiezioni indicano infatti che, entro i prossimi dieci anni, un terzo degli acquirenti si riverserà sulla locazione.

Oggi, però, gli italiani non rinunciano ai beni per la casa. Nel 2016, infatti, il giro d’affari dei grandi elettrodomestici è rimasto invariato; sono aumentate le vendite di alcuni elettrodomestici da cucina, in particolare forni (+7%) e piani cottura (+4%), e diminuiti gli acquisti di cucinotti (-5%), frigoriferi e freezer (-4%). Relativamente alle previsioni sui consumi, secondo il Rapporto Coop ci sarà un rallentamento del potere d’acquisto delle famiglie che, dopo un biennio a ritmi superiori all’1%, si attesteranno su un 0,7%. Continueranno a crescere telefonia (+8%), acquisti tecnologici di computer e altri accessori (+ 7,3%), servizi ricreativi (+ 2,8%) e piccoli elettrodomestici (+2,4%), ma diminuiranno ancora le spese per la manutenzione della casa, per l’acquisto di giornali e libri.

“I consumatori cambiano gusti e orientamenti più rapidamente delle imprese della distribuzione” Marco Pedroni

Innovazione come senso obbligato
La distribuzione in Italia, secondo il Rapporto Coop, non mostra cambiamenti significativi se non nel numero dei punti vendita al dettaglio, che si riduce ancora: il saldo tra aperture e chiusure nell’ultimo anno conta, infatti, 4.500 punti vendita in meno. La diminuzione riguarda soprattutto i settori alimentare, tessile-abbigliamento, arredamento, editoria, fai-da-te e negozi de-specializzati più piccoli. È invece in crescita, anche se lieve, l’area di vendita complessiva, grazie al contributo della grande distribuzione non alimentare.

Mentre si afferma la tendenza alla specializzazione, continuano a crescere bene i punti di vendita legati alla tecnologia e al digitale, ai farmaci e ai carburanti, e le forme di commercio più flessibili: per esempio, l’ambulantato registra +0,4 e l’e-commerce si avvia a chiudere il 2017 con 27,7 miliardi di euro (+23% rispetto al 2016 e tre volte superiore a quanto registrato cinque anni fa). Per desiderio, ma soprattutto per necessità, la distribuzione sta cambiando, ma secondo il presidente di Coop Italia Marco Pedroni «Abbiamo parlato e parliamo sempre di innovazione riferendola ai cambiamenti nella veste del negozio, ma innovazione è soprattutto modificare ciò che c’è all’interno dei negozi», afferma. «Le famiglie, i consumatori cambiano gusti e orientamenti più rapidamente delle imprese della distribuzione che però negli ultimi dodici mesi hanno iniziato a rincorrere con più velocità i cambiamenti, però c’è ancora un gap del sistema industriale e distributivo rispetto alle trasformazioni in atto», conclude.

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