La metamorfosi della sharing economy

Da un concetto collaborativo anti-consumistico a motivazioni più razionali ed economiche

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Il contesto in cui viviamo cambia e la connettività offre nuove opportunità per innovativi modelli di business apprezzati da un consumatore sempre più aperto all’innovazione, pronto a coglierne i benefici soprattutto in termini di servizio e miglior efficienza di prezzo. Ma come evolve la sharing economy? Partita sulla scia di trend sociali e anti-consumistici, sembra virare oggi più verso un nuovo modello di servizio con caratteristiche prettamente economiche. Sembra infatti di essere in una fase di metamorfosi, dove le spinte collaborative e anti-consumistiche hanno lasciato il passo a motivazioni più razionali, economiche. È quello che emerge dallo studio Sharing Economy 2016 effettuato da Kantar Tns nei cinque principali Paesi europei, insieme ad alcuni dati di Eurobarometro, lo studio, sempre di Kantar Tns, per la Commissione Europea.

L’Europa che condivide
Un italiano (connesso) su due conosce la sharing economy e più di uno su quattro la utilizza (penetrazione più che raddoppiata rispetto al 2013). Risultati rilevanti per un settore “appena nato”, come l’economia della condivisione, che ha un giro d’affari stimato intorno all’1,3% del Pil (fonte: stima Università di Pavia, febbraio 2017). A livello internazionale, la nostra situazione è simile a quella spagnola (rispettivamente il 55% la conosce e il 25% ne utilizza i servizi), mentre in Paesi come Regno Unito e Germania sembra essere meno diffusa. È interessante osservare che per ogni utente che offre beni/servizi in condivisione, tre la utilizzano, in Italia, mentre in Francia gli offerenti sono proporzionalmente di più, sottolineando un approccio di condivisione decisamente più diffuso.

Fonte: Kantar Tns, Sharing Economy 2016

Chi sono gli utenti?
A livello europeo vediamo che i Millennials sono i più vicini a questo tipo di servizi. Il 27% dei cittadini europei fra i 25 e i 39 anni hanno usato servizi collaborativi, mentre solo un 10% di coloro che hanno più di 55 anni lo ha fatto (fonte: Eurobarometro). Come sta cambiando, dunque, l’economia della collaborazione? Da un lato sembra non crescere rispetto al passato (i cittadini che hanno provato servizi collaborativi, descritti come servizi di condivisione tra individui, sono passati dal 25% dell’anno scorso al 27% di quest’anno, in crescita lenta ma inesorabile, dopo la crescita iniziale dal 13% del 2013 al 22% del 2014), dall’altro registriamo che un cittadino su due (53%) dichiara di aver utilizzato servizi in sharing come Uber, Blabla Car, AirBnB, eccetera (non solo quelli definibili in modo ristretto “sharing economy”).

Stanno crescendo i servizi basati sulla condivisione di una proprietà fra più utenti, mentre non sembra crescere l’economia della condivisione vera e propria, quella che prevede scambi fra pari di un bene originariamente acquistato per uso proprio. Sembra che l’effetto dell’entrata in questo settore di player rilevanti (a livello sia nazionale sia internazionale) da Uber a Airbnb a Eni, abbia reso disponibili competenze di marketing e risorse di investimento che hanno avuto come effetto una diffusione massiccia di questo tipo di servizi, particolarmente apprezzati dal consumatore. Risorse importanti, che hanno in qualche modo annacquato il concetto originario dell’economia della condivisione, tradizionalmente basato su tre motivazioni di base: la voglia di condividere un’esperienza, un certo senso etico e di anti-consumismo, l’imprenditorialità. Oggi infatti, la principale motivazione riportata dagli utenti dei servizi di sharing risiede nella comodità, nel servizio e nel risparmio economico, mentre gli aspetti più squisitamente sociali assumono rilevanza secondaria e relativa, presenti solo in limitate situazioni di scambio.

Motivo di partecipazione (%). Fonte: Kantar Tns, Sharing Economy 2016

Europei ancora titubanti
In tutti i Paesi analizzati (Italia, Francia, Spagna, UK, Germania) le risposte raccolte indicano che il cittadino non percepisce le proposte di sharing come “nuovi servizi”, ma ne apprezza la miglior proposizione commerciale: la Germania dà valore al fatto che questi servizi sono maggiormente customer-centrici, meglio organizzati per la fruizione (57%, vs 40% in UK, 38% in Italia), la Francia sottolinea la convenienza (40% in Francia, 29% in Italia). E quali sono per il cittadino, i limiti all’utilizzo di questi servizi? A livello europeo i cittadini esprimono ancora titubanza a causa della difficoltà di attribuire responsabilità e obblighi in caso di problemi. C’è poi, di fondo, un limite allo sviluppo legato alla mancanza di fiducia nelle transazioni on-line. Tedeschi e francesi evidenziano anche il rischio di essere delusi: uno su tre teme che i prodotti/servizi acquistati non siano all’altezza delle aspettative.

(fonte Mark Up)

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