Giulio Iacchetti: Idee in forma di oggetti

Qualcosa di inaspettato, dal design forte ma non urlato. È questa la maniglia ideale per il designer Giulio Iacchetti

 

La geometria a ventaglio della foglia di Ginkgo impressa sulla maniglia genera una scolpitura sul gambo che rende la maniglia Ginkgo Biloba di Dnd molto materica e scultorea

«Il designer non è un demiurgo che risolve tutti i problemi in modo filosofico, ma è un tecnico che si occupa di ideare oggetti che si possano produrre». È un approccio molto pratico quello di Giulio Iacchetti, che ritiene che il designer debba «Disegnare oggetti che risolvano i bisogni dei consumatori, ma anche con attenzione alle richieste dell’azienda e con un approccio funzionale». E l’ispirazione da dove arriva? «Dalla vita di tutti i giorni: tutto può essere fonte di uno stimolo creativo». Iacchetti ha disegnato di tutto nei suoi oltre 25 anni di attività, anche maniglie.

Quali sono gli elementi più importanti da valutare nella progettazione di una maniglia?
La maniglia deve essere un oggetto inaspettato, di carattere ma non troppo predominante, perché in casa ci sono diversi stimoli e tanti elementi definiscono un ambiente. Quindi deve avere un design forte, ma non urlato. Deve esserci almeno un elemento di sorpresa, come una superficie affilata, un dettaglio sottile, un volume inatteso, un decoro. L’aspetto scultoreo è molto importante, ma anche le finiture. In particolare, le nuove finiture elettrochimiche ne esaltano gli aspetti materici e possono rendere le superfici molto interessanti e variegate, come le satinature e i materiali bruniti.

Iacchetti

“Quello tra porta e maniglia è un rapporto di dialogo ed equilibrio. Se le personalità sono troppo forti il rapporto si rompe” Giulio Iacchetti

Qual è il ruolo dell’aspetto decorativo?
È anch’esso importante, per superare la maniglia minimalista dove il design è quasi azzerato. Il decoro porta invece un elemento interessante, come in Ginkgo e Ginkgo Biloba, i due modelli disegnati per Dnd, la cui forma è di ispirazione organica e richiamano la foglia dell’omonima pianta secolare orientale. In particolare, in Ginkgo Biloba un segno inciso molto raffinato evoca la foglia. Il decoro è quindi parte integrante della maniglia.

Dal punto di vista tecnico ha studiato qualche soluzione particolare per Ginkgo?
Nessuna soluzione specifica, perché è stato ripreso il know how dell’azienda; la rosetta, per esempio, è frutto di una ricerca Dnd. Oggi, però, stiamo studiando delle nuove soluzioni, che ovviamente non posso anticipare. Questo perché è sempre molto importante fare ricerca per proporre qualcosa di nuovo e innovativo.

L’aspetto ergonomico quanto è importante?
Lo ritengo un aspetto inutile, perché ogni mano è diversa. Un bambino ha una mano piccola e un uomo grande, e non è possibile conciliare i due aspetti. La maniglia, però, è un oggetto che deve essere ispirato da buonsenso: per esempio, non deve essere tagliente.

Come vede il rapporto tra maniglia e porta?
È un rapporto di dialogo ed equilibrio. Se le personalità sono troppo forti il rapporto si rompe. Quindi la maniglia deve essere un punto focale, ma va dosata nel progetto complessivo della parete e dell’ambiente in sui si colloca.

Come interpreta l’incarico di art director per Dnd?
Il mio ruolo è quello di un direttore d’orchestra, alla ricerca di nuovi designer per aiutare Dnd a muovere passi importanti verso l’affermazione in una sorta di empireo delle aziende che propongono prodotti di design. Non voglio occupare tutti i ruoli creativi, disegnando da solo nuovi modelli, ma coordinare le attività per portare innovazione, realizzare un percorso di eccellenza e creare maniglie che siano in grado di anticipare il futuro.

Il progetto “L’architettura per le mani” è un ottimo esempio di questo ruolo…
Abbiamo chiesto a cinque studi di architettura – Stefano Boeri Architetti, Alfonso Femia, Maurizio Varratta, Cino Zucchi e 967 Arch – che non si erano mai, o quasi mai, occupati di design di realizzare una maniglia. Oltre a rivelarsi un’efficace operazione di comunicazione, il progetto ha creato ottimi prodotti, quasi pronti per entrare in catalogo. Le maniglie sono state presentate in occasione del Fuorisalone milanese, sulle porte esposte nello showroom Lualdi.

Quali caratteristiche ha la sua maniglia ideale?
È la maniglia INfinito disegnata da Alfonso Femia per il progetto “L’architettura per le mani”: è la maniglia perfetta che avrei voluto disegnare. La sua bocchetta molto lunga restituisce un segno forte e deciso alla porta.

Qual è il suo rapporto con i materiali e quali preferisce utilizzare?
Non ho un materiale preferito, perché ritengo sia interessante utilizzare il materiale corretto in base all’oggetto da progettare. Una saggezza di base frutto di insegnamenti precedenti è sempre importante. Nel design ci sono, a volte, variazioni coraggiose e ben riuscite, come la poltrona in vetro curvato Ghost disegnata da Cini Boeri per Fiam, dal forte contrasto tra il materiale e la funzione svolta. Tornando alle maniglie, l’ottone e l’acciaio sono i più adatti.

Come vede il settore delle maniglie?
Positivo, anche se soffre del fatto che il prodotto è unico. Per questo motivo stiamo studiando nuovi prodotti da affiancare alle maniglie.

Internoitaliano è un suo progetto che si fonda sull’artigianalità. Ritiene che si possa applicare anche alla produzione di maniglie?
Internoitaliano è una “fabbrica diffusa” che concilia il lavoro artigiano con quello dei designer, con laboratori artigiani che realizzano prodotti di qualità, valorizzando l’italianità e con materiali rapportati agli oggetti. Nelle maniglie l’artigianalità è difficile, perché si tratta di oggetti di fusione in cui la standardizzazione è fondamentale. Quindi, va mantenuto il valore intrinseco nella maniglia. Un lavoro che, in un certo senso, richiama quello artigiano che consiste nella definizione dei dettagli e di eventuali decori, anche se vengono ottenuti in modo industriale.

Who’s who
Pochi designer hanno ricevuto due volte il Compasso d’Oro ADI e Giulio Iacchetti è tra questi: nel 2001 l’ha conquistato con la posata multiuso biodegradabile Moscardino per Pandora design e nel 2014 con la serie di tombini Sfera per Montini, entrambi disegnati con Matteo Ragni. Nel 2009, il designer è stato insignito del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per il progetto Eureka Coop, con cui ha portato il design nella grande distribuzione organizzata. Giulio Iacchetti è industrial designer dal 1992. Ha collaborato e collabora con diversi marchi italiani, come Alessi, Artemide, Ceramiche Refin, Danese, Fontana Arte, Foscarini, Magis e Moleskine, spaziando in molto settori, anche insoliti come quello della raccolta differenziata, con le coperture per cassonetti City Bin per Mantova. Nel maggio 2009 la Triennale di Milano ha ospitato una sua personale intitolata “Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti”, mentre nel 2011 la mostra “Cruciale – 20 croci di Giulio Iacchetti” viene ospitata dal Museo Diocesano di Milano, dalla Basilica di Santo Stefano Rotondo a Roma e dal Castello di Lombardia a Enna.
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