Le soluzioni proposte da Assites per migliorare il sistema delle detrazioni fiscali

Anche per il 2019 la Legge di Bilancio ha mantenuto al 50% la detrazione per le schermature solari. In un recente incontro con il Sottosegretario MISE Davide Crippa, Assites ha evidenziato un saldo positivo per il Paese di 23,5 miliardi di euro nel decennio.

In particolare, per quanto riguarda gli interventi sulle schermature solari, in soli quattro anni dall’introduzione, sono diventati la seconda voce in ordine di tipologia di interventi, generando mediamente 150 milioni di investimenti annui con circa 80.000 piccoli cantieri interessati, dove  la spesa media è di 2.000 euro ad intervento.

I dati emergono del Dossier recentemente elaborato dal Servizio Studi dei Dipartimenti Ambiente e Finanze della Camera dei Deputati in collaborazione con il Cresme.

Assites evidenzia che la questione attiene ad una ben precisa scelta politica e non può essere “derubricata” come mera conseguenza di calcoli tecnici. Con l’abbattimento al 50% di sole due tipologie di intervento di riqualificazione energetica (infissi e schermature solari), ponendole alla stregua di quelle per le ristrutturazioni edilizie, si confondono le idee circa una misura il cui successo è attribuibile, nel tempo, anche alla chiarezza del dispositivo e si ingenera confusione anche nella valutazione della convenienza dell’intervento da parte del consumatore stante il diverso grado di complessità insito nelle due differenti procedure di richiesta della detrazione.

Anche il Governo, dopo una quinquennale e continua opera informativa da parte di Assites, aveva condiviso questa valutazione ed aveva inserito le schermature solari tra gli interventi ammessi alla detrazione fiscale del 65%“, afferma Fabio Gasparini, Presidente Assites.

Assites chiede la riammissione alla detrazione del 65% per le schermature solari, utilizzando magari il veicolo del Decreto crescita.

Inoltre, viene evidenziata un’altra grave area di criticità, costituita dalla possibilità di sconto immediato al posto della detrazione che, pur partendo dal condivisibile principio di facilitare l’attivazione degli interventi, è suscettibile di sortire un risultato negativo. Al momento, l’articolo 9 del Decreto cosiddetto “Crescita” prevede la possibilità, per il soggetto che ha diritto alle detrazioni, di poter optare, al posto del loro utilizzo diretto, per un contributo anticipato di pari importo come sconto su quanto dovuto all’impresa che effettua l’intervento di riqualificazione energetica o di adozione di misure antisismiche, che viene rimborsato a quest’ultima come credito di imposta da usare in compensazione in cinque quote annuali.

Nella sostanza si scarica sull’impresa gran parte dell’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento. Quale sarà il risultato sul mercato? E’ difficile immaginare che siano le piccole imprese del settore a vantare crediti d’imposta nei confronti del fisco. Imprese, che se non si prevede almeno la possibilità di ulteriore cessione del credito, si troveranno soffocate da questo meccanismo.

Assites evidenzia che chi ha rilevanti crediti di imposta da compensare sono con ogni probabilità le multiutilities e gli ex monopolisti dell’energia che negli ultimi anni, approfittando della condizione di trovarsi di fatto in una posizione dominante, sono entrate nel mercato della riqualificazione energetica esercitando nella pratica, anche grazie all’utilizzo dei dati informativi già in loro possesso per l’attività da loro svolta pressoché in regime di monopolio, una concorrenza sleale nei confronti delle piccole imprese.

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