Tra percezione e realtà

Luca Berardo, presidente di Sercomated

Nelle analisi che si fanno oggi per comprendere certi comportamenti della società italiana, a essere centrale, prima di ogni altro aspetto, è sicuramente la valutazione di quello che è l’umore generale di tutti noi, che da qualche tempo ci riporta una situazione di forte e contrastata ambivalenza tra una parte del nostro Paese, che sembra essere entrato in una sorta di ripresa, e un’altra parte che invece permane ancora in uno stato di forte rancore e contrasto.

L’Italia è oggi paurosamente in procinto di trasformarsi in un Paese incancrenito sulle proprie arrabbiature, bloccato da un sentimento di rancore diffuso a livello sociale e paurosamente presente, anche e soprattutto nelle scelte elettorali e politiche in genere. Questo rischia quindi di determinare un pesante arretramento culturale e umano della nostra società e un inesorabile freno alla nostra crescita.

Volendo fare un paragone ardito con l’America di fine mandato del precedente Presidente americano, vediamo come anche in quel Paese prevalesse la frustrazione inflitta dalla crisi e dalla congiuntura su quella che era, comunque, una solida ripresa in atto e questo ci fa comprendere come, se torniamo agli affari di casa nostra dove la ripresa non fu mai e non è neppure ora lontanamente comparabile alla loro, sia giustificata o meglio comprensibile questa situazione di arrabbiatura sociale negli individui.

Nelle nostre analisi dobbiamo infatti arrivare a tenere presente che la percezione dei fenomeni che hanno colpito oggi le nazioni e le loro popolazioni sono spesso più importanti e grandi rispetto alla reale portata degli eventi stessi. Mi riferisco ad esempio alla percezione di ricchezza e benessere, così come alla presenza di migranti o all’accadere di fatti di violenza. Per tutti questi temi, la percezione è sempre nettamente più alta e grande di quella che non sia poi la realtà stessa, ed è quindi la stessa percezione che va a determinare le nostre scelte in ambito politico ed elettorale.

Cosa vada a creare questa differenza tra la realtà dei fatti e la percezione degli stessi non è davvero facile da individuare e non esistono oggi delle teorie davvero convincenti e complete. Quello che penso è che non vi sia un solo elemento ma, sicuramente, un sistema di cause e aspetti da tenere presente, come ad esempio l’abbassamento degli stili di consumo e di vita, o ancora la caduta del prestigio avvenuta nella nostra società di certe figure o classi professionali e che tutto questo sommato abbia avuto maggior peso delle mere cause economiche.

Il sentimento di incertezza, di inadeguatezza e anche di solitudine che si rileva nella nostra società ha contribuito poi in modo determinante allo scarto tra percezione e realtà, e tutto questo è stato completamente dimenticato da chi ha governato un Paese come il nostro. C’era quindi da aspettarsi che chi stava al potere sarebbe stato pesantemente colpito alla prima occasione possibile così come era avvenuto, ad esempio, in Gran Bretagna con il referendum sulla Brexit.

Nei Paesi si è infatti prodotta una frattura molto grande tra il periodo storico nel quale la crescita e l’entusiasmo che ne derivavano erano il sentimento dominante e questo periodo storico, nel quale sembra prevalere una sorta di oscurantismo e nel quale le persone sembrano destinate a ritagliarsi un ruolo marginale condannandosi di fatto a un futuro sicuramente al di sotto delle aspettative.

La chiusura sociale che si rileva oggi in Occidente ha sicuramente alimentato un sentimento di individualismo che ha generato una società incattivita e questo è evidente in Italia prima che negli altri Paesi. L’Italia è diventata davvero irriconoscibile e la speranza – o meglio l’obiettivo di tutti noi – ritengo debba davvero essere quello di ricostruire uno spessore etico e politico che manca, uno spessore fondamentale se vogliamo pensare di giocare ancora un ruolo importante nell’economia e nella società di domani.

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